Ausiliari e Sostituti in Odontoiatria (la questione StP)

Nel tentativo disperato di accreditare la Stp Odontoiatrica come modello ideale per la gestione dello studio dentistico, qualcuno ha proposto di aggirare alcune norme che ne regolamentano l’esercizio. In particolare la norma più stringente (tra le tante altre) è relativa ad ausiliari e sostituti, nella parte in cui si fa espresso divieto per le Stp di avvalersi genericamente di collaboratori e consulenti esterni per l’esecuzione di prestazioni professionali. In questo articolo ripercorriamo il profilo normativo delle Stp partendo dal codice civile per finire con i decreti attuativi del 2013, con la speranza che non siano i colleghi a pagare il prezzo della speculazione politica e sindacale in atto nel nostro Paese per ostacolare la Srl Odontoiatrica.

La questione StP ha fatto emergere, nel nostro settore, la necessità di chiarire cosa si intenda per Ausiliari e Sostituti nello studio odontoiatrico, ancora più di quanto non sia utile fare nella sanità in genere o addirittura al di fuori dell’ambito sanitario.

In questo Blog abbiamo dedicato molta attenzione al tema del collaboratore e del consulente in odontoiatria e in ortodonzia. Essi infatti rappresentano una quota importante (forse la maggioranza) dei professionisti in circolazione nel nostro Paese.

Ci riferiamo, in generale, a tutti gli odontoiatri (ma anche altri professionisti, come l’Igienista Dentale) che, pur in possesso di abilitazione all’esercizio, non possiedono uno studio proprio all’interno del quale esercitare. Questi professionisti operano solitamente negli studi privati di altri colleghi o nel contesto di strutture sanitarie più o meno complesse.

Quali che siano le motivazioni (economiche, organizzative, personali) per cui si intraprende la strada del collaboratore o consulente, tutte queste posizioni hanno una base comune che le legittima sia sul piano giuridico che su quello contrattuale.

Il tema è diventato via via di maggiore interesse con il passare dei decenni e richiede oggi una trattazione esauriente che non si può più limitare agli aspetti puramente organizzativi o clinici, data l’estensione geografica del fenomeno ed il suo peso relativo sui volumi della produzione nazionale di prestazioni odontoiatriche.

Soprattutto non sarà più sufficiente parlare di collaboratori o consulenti, quanto piuttosto di ausiliari e sostituti, come apparirà chiaro nel corso dell’articolo.

Il contesto di riferimento

Alcuni eventi congiunturali e molte varabili di contesto condizionano il tema in modo significativo, proviamo a riassumerli sinteticamente in alcuni punti:

    1. Il numero di giovani dentisti che opta per la consulenza in vece di uno studio proprio è in continua crescita e questo favorisce fenomeni di concentrazione delle prestazioni e dei professionisti in un numero limitato di studi o ambulatori.
    2. In parallelo il contesto economico, finanziario e fiscale favorisce l’aggregazione di professionisti (non solo i giovani) attraverso i modelli societari della Srl Odontoiatrica e della Stp Odontoiatrica.
    3. Contemporaneamente il capitale finanziario di matrice laica investe nel settore odontoiatrico con la realizzazione di catene, franchising e Services, allestendo o integrando attività odontoiatriche che necessitano di professionisti esterni per poter operare.

Se il trend non subirà inversioni di tendenza è lecito pensare che in pochi decenni la figura del dentista titolare di studio monocratico sarà destinata a ricoprire un ruolo residuale in termini percentuali sul totale dei dentisti italiani e che quello che oggi chiamiamo consulente o collaboratore diventerà lo standard.

Non dobbiamo dimenticare che negli studi costituiti in società di capitale, lo stesso dentista che prima era titolare di studio muterà implicitamente il proprio ruolo, divenendo il consulente della società che egli stesso ha costituito.

Fatta questa lunga premessa è bene chiarire il profilo giuridico del consulente o collaboratore per poi esaminarne le conseguenze contrattuali ed organizzative, con particolare riguardo alla disciplina della Società tra Professionisti (Stp) che, sotto questo aspetto insieme a molti altri, si distingue nettamente dalla Srl Odontoiatrica pura (vd. anche La Società tra Professionisti: analisi tecnica e comparativa rispetto alla Srl Odontoiatrica)

Contratto d’opera generico

Nel Codice Civile, il rapporto che si instaura tra professionista in genere (quindi anche il dentista) ed il suo cliente (nel nostro caso il paziente) è indicato con l’espressione contratto d’opera. E’ interessante notare fin da subito come l’espressione contratto domini prepotentemente la scena all’interno della quale si gioca la partita tra medico e paziente.

Sarà bene ricordare questo particolare ogniqualvolta si tenti di negare che anche la relazione di fiducia o il rapporto di cura (ed altre nobili espressioni deontologicamente suggestive), in realtà, sotto il profilo giuridico procedono sempre da basi economiche, delle quali l’etica è una conseguenza e non la causa (Vd. anche Etica ed Economia nella Professione Odontoiatrica).

Il particolare il contratto d’opera è di due tipi:

    • uno generico
    • uno professionale vero e proprio.

Possiamo dire che il secondo è una evoluzione speciale del primo con previsioni più stringenti per un professionista rispetto ad un prestatore d’opera generico (come potrebbero essere un elettricista o un idraulico).

Il Contratto d’Opera generico viene descritto nell’art. 2222 del Codice Civile e nei successivi fino al 2229. Nel primo si legge quanto segue:

Con il contratto d’opera una persona si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

L’assenza del vincolo di subordinazione caratterizza la natura del lavoro autonomo rispetto a quello dipendente o assimilato. Questa caratteristica si mantiene, ovviamente, anche quando si parlerà del professionista.

E’ importante poi notare che il legislatore chiama committente colui che richiede la prestazione, perchè questa definizione ci tornerà molto utile parlando di quella strana geometria di relazioni che si instaura in uno studio dentistico nel momento in cui, accanto al titolare di studio compaiono anche quelle dei collaboratori o consulenti.

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Contratto d’opera intellettuale in odontoiatria

Dopo aver descritto il contratto d’opera generico, il codice civile, a partire dall’art. 2230, inizia a trattare il contratto d’opera professionale, ovvero quello che riguarda più propriamente i dentisti in quanto professionisti iscritti ad un albo professionale (come anche architetti, ingegneri, avvocati, ecc.).

L’art. 2230 c.c. si limita a dire che per le professioni valgono regole speciali, pur rimanendo valido l’impianto generale già delineato:

Il contratto che ha per oggetto una prestazione d’opera intellettuale è regolato dalle norme seguenti e, in quanto compatibili con queste e con la natura del rapporto, dalle disposizioni del capo precedente.

Affinché si possa dire che tra due soggetti intercorre un rapporto d’opera professionale è necessario che tra loro intercorra la formalizzazione di un incarico vero e proprio, in forma scritta o anche semplicemente verbale. Questo concetto è espresso chiaramente dalla Suprema Corte (Vd. Cass. civ. n. 1792/2017):

Il rapporto di prestazione d’opera professionale postula il conferimento del relativo incarico in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti, sicché, quando sia contestata la instaurazione di un siffatto rapporto, grava sull’attore l’onere di dimostrarne l’avvenuto conferimento, anche ricorrendo alla prova per presunzioni, mentre compete al giudice del merito valutare se gli elementi offerti, complessivamente considerati, siano in grado di fornire una valida prova presuntiva.

All’interno di uno studio dentistico si danno molte situazioni di lavoro diverse tra loro a seconda che il titolare di studio (prestatore d’opera professionale) sia in grado o voglia eseguire le prestazioni per le quali è incaricato dal paziente da solo oppure avvalendosi di terzi. In questo senso andiamo dalla semplice otturazione eseguita personalmente e senza l’aiuto di nessuno, alla ablazione del tartaro che viene delegata all’igienista dentale, al trattamento endodontico che viene eseguito con l’ausilio di una Aso, all’intervento chirurgico che viene eseguito con l’ausilio di due ASO o di una Aso e un collega odontoiatra, al trattamento ortodontico che viene delegato per intero ad uno specialista in ortodonzia.

Gli esempi appena fatti non hanno nessuna pretesa di esaurire gli scenari possibili e neppure quella di indicare modelli di lavoro: servono solo a descrivere come la realtà di uno studio dentistico sia estremamente complessa e diversa da quella di altre professioni intellettuali dove le componenti materiali e manuali sono molto più ridotte.

Potremmo quasi dire che per uno studio dentistico (comunque costituito e di qualunque dimensione) la presenza di ausiliari (che aiutano il titolare del contratto d’opera ad eseguire le prestazioni) e di sostituti (che ne prendono il posto nella esecuzione materiale) è così frequente da essere quasi la norma. Infatti il legislatore se ne occupa nel successivo art. 2232.

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Esecuzione personale, ausiliari e sostituti

L’art. 2232 c.c. afferma che:

Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione

Sia la dottrina che la giurisprudenza sono poi concordi nel precisare che:

    • Il professionista incaricato può avvalersi della collaborazione di ausiliari e sostituti solo per l’esecuzione della prestazione affidatagli e rientrante nelle sue competenze.
    • L’impiego dei collaboratori ha valore interno: nei rapporti con i clienti rimane responsabile a tutti gli effetti solo il prestatore d’opera intellettuale.

In questo contesto così complesso possiamo distinguere due tipologie di contratti d’opera professionale:

    1. il primo è quello che si instaura tra titolare dello studio (o ambulatorio) e paziente. Questo è sempre presente perchè è il presupposto senza il quale nessuna prestazione può essere effettuata. In ambito odontoiatrico privato, solitamente questo contratto si perfeziona per fatti concludenti, per accordi verbali e, soprattutto, grazie alla sottoscrizione da parte del paziente di una serie di documenti, tra i quali: il consenso informato alla esecuzione delle prestazioni, il piano di trattamento ed il preventivo di spesa. Questi documenti, già obbligatori e opportuni per ragioni diverse, sono l’evidenza materiale della volontà reciproca di concludere un contratto d’opera professionale tra dentista e paziente.
    2. il secondo è quello che si instaura tra titolare dello studio (o ambulatorio) e coloro che lo aiutano (ausiliari) o coloro che eseguono le prestazioni al posto suo (sostituti). Con ausiliari e sostituti è molto più frequente (per motivi di opportunità e di obbligo) che il contratto d’opera sia invece formalizzato in modo esplicito attraverso un rapporto di dipendenza vero e proprio (quasi sempre con gli ausiliari) o con un contratto di consulenza o di collaborazione libero professionale (quasi sempre con i sostituti).

La titolarità del contratto d’opera con il paziente non riguarda ausiliari e sostituti

E’ bene far notare che non si instaura mai un contratto d’opera professionale tra ausiliari e sostituti da una parte e paziente dall’altra. Il concetto della titolarità del contratto è ben espresso dalla Suprema Corte in Cass. civ. n. 5248/1986:

In tema di prestazione d’opera intellettuale, la facoltà per il professionista di servirsi, ai sensi dell’art. 2232 c.c., della collaborazione di sostituti od ausiliari non comporta mai che costoro diventino parti del rapporto di clientela, restando invece la loro attività giuridicamente assorbita da quella del prestatore d’opera che ha concluso il contratto con il cliente.

Queste norma vanno dunque a regolamentare le relazioni tra vari professionisti che si riuniscono intorno al paziente. E’ frequente il coinvolgimento di figure anche molto diverse tra loro per formazione, tipologia di rapporto e categoria di appartenenza. Sempre a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo:

    • le ASO hanno una formazione tecnica, non sono iscritte ad un Albo ed operano esclusivamente in regime di dipendenza;
    • l’Igienista dentale ha una formazione universitaria breve, ha un proprio Albo professionale ed opera sia in regime libero professionale che come dipendente;
    • gli Odontoiatri e i Medici hanno una laurea specialistica e, in molti casi, anche un titolo di specializzazione post lauream, sono iscritti ad un Albo ed operano quasi sempre in regime di libera professione;
    • poi via via possono comparire Logopedisti, Infermieri, Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, ecc., a seconda della complessità della struttura sanitaria in questione.

Una rappresentazione grafica di queste relazioni può essere riassunta nelle geometrie seguenti, dove al titolare di studio viene assegnato il nome di Committente:

ausiliari e sostituti

 

La questione STP

(a cura di Pietro Paolo Mastinu)

Tutto quanto abbiamo appena visto vale per ogni tipo si studio dentistico comunque configurato: studio monocratico, studio associato, Srl Odontoiatrica, Società di persone, Impresa individuale, Cooperativa, ecc.

C’è una sola eccezione, per la quale il legislatore ha previsto un regime particolare di impiego di ausiliari e sostituti. Questa eccezione è rappresentata dalla Stp Odontoiatrica per le quali valgono le disposizioni contenute sia nella legge istitutiva delle Stp sia nei decreti attuativi.

Di questa particolare situazione daremo conto nella seconda parte dell’articolo, dal momento che le peculiarità della Stp rispetto a tutte le altre fattispecie vengono negate per interessi personali, politi e sindacali di molti esponenti della nostra comunità professionale. Nelle altre categorie di professionisti protetti non si fa mistero di queste criticità e le si dichiarano apertamente. Basta leggersi il copioso studio della Fondazione Nazionale dei Dottori commercialisti del settembre 2020 per averne piena conferma. Ma anche il Consiglio del Notariato si è espresso in termini non dissimili.

Mentre quindi altre categorie protette e le loro rappresentanze non nascondono ma anzi enfatizzano queste criticità nei loro approfondimenti dedicati alla Stp e si danno da fare per convincere il legislatore a porvi riparo con ulteriori pronunciamenti normativi, le rappresentanze odontoiatriche si sforzano in ogni modo non solo di nascondere queste criticità ma addirittura di negarle, ricorrendo ad interpretazioni affidate a consulenti esterni che fanno salti mortali per negare l’evidenza ed evitando in ogni modo qualsiasi azione lobbistica che vada ad affiancarsi a quelle di altre categorie protette.

Cosa resti sullo sfondo lo sanno benissimo tutti: Andi e gli Ordini (che spesso sono la stessa cosa, almeno di fatto) stanno producendo ogni sforzo per togliere ai dentisti la possibilità di esercitare attraverso la Srl Odontoiatrica ordinaria di gestione dell’ambulatorio con la scusa di toglierla alle catene o al grande capitale e per convincere i dentisti stessi che la migliore forma di esercizio societaria sia la Stp.

Una narrazione al contrario che nega platealmente l’evidenza.
Quali sono le argomentazioni che vengono utilizzate per negare tale evidenza ?

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Ausiliari e sostituti: il significato delle parole

La prima è quella che ha a che fare con ausiliari e sostituti.

Come abbiamo visto, la possibilità di avvalersi di ausiliari e sostituti è ammessa dal Codice Civile. In particolare, l’art. 2232 detta una norma cardine, statuendo che il prestatore d’opera intellettuale – e cioè nel nostro caso il titolare dello studio – deve eseguire personalmente l’incarico assunto ma può tuttavia avvalersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari (ove la collaborazione di altri soggetti sia consentita dal contratto o dagli usi).

Tale ultima disposizione va letta in combinato disposto con l’art. 1228 c.c. che, come a tutti noto, postula che il debitore, avvalendosi dell’opera di terzi per l’adempimento della propria prestazione, risponda dei fatti dolosi e colposi compiuti da questi ultimi. Quella appena delineata è la regola generale.

Ora si tratta di stabilire chi siano questi ausiliari e sostituti.
Una corrente interpretativa interna al settore – che nulla ha a che vedere con quella dei giuristi, sia ben chiaro – pretende di considerare questi termini come se fossero dei sinonimi.

Una interpretazione puramente semantica ed etimologia già suggerisce che questa pretesa è alquanto suggestiva: appare evidente, anche solo conoscendo il senso dei termini nella lingua italiana, che:

    • l’ausiliario è colui che aiuta, mentre
    • il sostituto è colui che si sostituisce all’operato del prestatore d’opera e che quindi ne possiede pienamente la stessa abilitazione, trattandosi di categorie protette.

E’ la stessa Dottrina giuridica a interpretare in questo senso: cito testualmente il testo di Manuela Rinaldi dedicato al lavoro autonomo, una giurista che è anche Avvocato Cassazionista nonché docente di Diritto in diverse università statali (Manuela Rinaldi, Il lavoro autonomo, Milano, Ed. Key, 2019).

Citiamo questo testo ma potremmo citarne molti altri autori della Dottrina Giuridica che interpretano tutti nello stesso senso i due termini:

Con il termine ausiliari si fa riferimento a persone che aiutano il professionista cooperando allo svolgimento della sua attività e lavorando insieme a lui, generalmente legati al professionista da un contratto di lavoro subordinato.
I sostituti invece sono, in genere, colleghi del professionista che compiono una attività in sue vece e lo sostituiscono.

L’utilizzo di sostituti ed ausiliari da parte del professionista è subordinato alla direzione e responsabilità del professionista medesimo. L’espressione “sotto la direzione” di cui all’art. 2232 c.c. non fa riferimento ad una particolare forma di vincolo intercorrente tra il professionista ed ausiliari e/o sostituti ma ad un obbligo in capo al professionista, il quale è tenuto verso il cliente a dirigere egli stesso l’esecuzione della prestazione. (…)

In tema di prestazione d’opera intellettuale la facoltà per il professionista di servirsi, ai sensi dell’art. 2232 c.c., della collaborazione di sostituti ed ausiliari non comporta mai che costoro diventino parti del rapporto con la clientela, restando invece la loro attività giuridicamente assorbita da quella del prestatore d’opera che ha concluso il contratto con il cliente.

Attenzione alle sfumature, perché sono importanti e lo capiremo più avanti quando andremo ad esaminare un’altra cattiva interpretazione delle norme. Ancor prima della Legge Gelli-Bianco, la Cassazione ha statuito che il prestatore d’opera intellettuale risponde personalmente non solo per le conseguenze del suo operato, bensì anche degli errori professionali che derivano da quello dei collaboratori (siano essi sostituti come ausiliari), sia interni allo studio professionale sia domiciliatari (il caso era evidentemente quello di un avvocato).

Tutto ciò comporta che il sostituto non è tenuto ad eseguire l’incarico quasi fosse un mero esecutore senza possibilità alcuna di deviare dalla strada indicata dal titolare ma può e anzi deve discostarsene ogniqualvolta lo ritenga opportuno e funzionale all’espletamento dell’incarico nell’interesse del cliente. Questo è talmente vero che persino quando il sostituto sbaglia, ciò non impatta minimamente sui profili della responsabilità, che resta in capo al titolare e non al sostituto (perlomeno in via contrattuale e cioè nei confronti del cliente).

Tale regola di buon diritto è stata confermata in ambito sanitario dalla riforma della Legge Gelli e non è il caso di tornarci sopra. Il punto essenziale che qui ci preme sottolineare è che l’assorbimento dell’attività del sostituto verso quella del titolare opera su un piano squisitamente giuridico e quindi sotto il profilo del rapporto contrattuale e della responsabilità; non ha e nemmeno può avere alcuna attinenza con le modalità dell’esecuzione dell’incarico e con un preteso rapporto gerarchico tra il titolare e sostituto che appare semplicemente inammissibile nell’ambito che stiamo prendendo in considerazione, che è appunto quello del lavoro autonomo, una tipologia contrattuale che per definizione è priva di qualunque vincolo di subordinazione (giuridica e tecnica).

Se questa è la regola generale, possiamo dire che la stessa regola può essere fatta valere nell’ambito della stp ?

Ausiliari e sostituti nella stp

La risposta non può che essere negativa e per capirlo basta tornare alla Legge istitutiva della Stp (n. 183/2011) e al Decreto attuativo (D.M. n. 34/2013). Questi, se letti e interpretati in misura coordinata, dettano regole assai chiare e precise che riassumiamo per punti:

    1. L’atto costitutivo deve prevedere che l’incarico conferito alla STP venga materialmente eseguito dal socio professionista, secondo criteri e modalità stabiliti nel D.M. n. 34/2013 (art. 10, comma 4, lett. c, legge n. 183/2011).
    2. L’atto costitutivo deve altresì prevedere che la società abbia stipulato una polizza assicurativa per la copertura dei rischi derivanti da responsabilità civile per i danni eventualmente provocati alla clientela dai soci professionisti (art. 10, comma 4, lett. c-bis, legge n. 183/2011).
    3. L’ambito di intervento del D.M. n. 34/2013 è stato circoscritto dalla Legge n. 183/2011 a fornire indicazioni circa “criteri e modalità affinché l’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia compiuta dall’utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all’utente”.
    4. Al capo II del D.M. n. 34/2013 occorre far riferimento per quanto attiene alle modalità di conferimento e all’esecuzione dell’incarico professionale. Nell’art.3 viene esplicitato che tutte le prestazioni richieste dalla clientela siano eseguite dai soci in possesso dei requisiti necessari per l’esercizio della professione, ribadendo in tal modo il principio della personalità dell’esecuzione dell’incarico affidato dal cliente e declinato nella legge n. 183/2011 (art. 10, comma 4, lett. c). Per consentire una scelta informata da parte del cliente, la STP è tenuta a fornirgli, sin dal momento del primo contatto, anche tramite il socio professionista, informazioni relative:
      – al diritto del cliente di chiedere che l’esecuzione dell’incarico conferito alla società sia affidato a professionisti della società dallo stesso individuati. A tal fine il regolamento impone la consegna al cliente di un elenco scritto dei singoli professionisti con l’indicazione dei titoli o delle qualifiche professionali possedute nonché l’elenco dei soci con finalità di investimento;
      – alla possibilità che l’incarico sia eseguito da ciascun socio in possesso dei requisiti necessari per l’esercizio dell’attività professionale;
      – all’esistenza di situazioni di conflitto di interesse tra cliente e società, che siano anche determinate dalla presenza di soci con finalità di investimento. A tal fine, viene consegnato al cliente un elenco dei soci investitori.
    5. Il D.M. n. 34/2013 precisa, infine, che la prova degli adempimenti sopra descritti, a carico della STP, e il nominativo del professionista o dei professionisti eventualmente scelti dal cliente devono risultare da atto scritto.

Rispetto ai criteri indicati, emerge con chiarezza la volontà di rimarcare la netta distinzione tra conferimento dell’incarico ed esecuzione dell’incarico, l’uno diretto alla società, l’altra lasciata alla determinazione del singolo professionista, in ossequio al generale principio di cui all’art. 2232 c.c., nonché di indicare chiare modalità affinché il cliente sia messo in condizione di effettuare consapevolmente la scelta delle professionalità maggiormente idonee per espletare l’attività professionale richiesta. Ne deriva, pertanto, un sistema in cui il cliente vanta nei confronti della STP sia un diritto di informazione, sia un diritto di scelta, assunte le necessarie informazioni.

A conferma di ciò, depone la previsione che, in mancanza di scelta da parte del cliente, la STP può procedere direttamente a designare il professionista – o i professionisti – purché si tratti sempre di soggetti in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione richiesta in considerazione delle competenze tecniche contemplate negli ordinamenti professionali. Al ricorrere di questa ipotesi, come impone la legge n. 183/2011, il nominativo del socio scelto dalla STP deve essere comunicato per iscritto al cliente previamente, vale a dire prima che sia data esecuzione all’incarico.

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Esecuzione dell’incarico nella STP: ausiliari e sostituti

La tutela della clientela trova ulteriore supporto nell’art. 5 del D.M. n. 34/2013, rubricato “Esecuzione dell’incarico”, che recita come segue:

Nell’esecuzione dell’incarico ricevuto, il socio professionista può avvalersi, sotto la propria direzione e responsabilità, della collaborazione di ausiliari e, solo in relazione a particolari attività, caratterizzate da sopravvenute esigenze non prevedibili, può avvalersi di sostituti. In ogni caso i nominativi dei sostituti e degli ausiliari sono comunicati al cliente ai sensi dell’articolo
4, commi 2 e 3.

Al verificarsi di simili ipotesi, la STP è tenuta a comunicare al cliente i nominativi degli ausiliari e dei sostituti con le stesse modalità impiegate per la comunicazione dei nominativi dei soci professionisti al momento del primo contatto: la STP, allora, deve consegnare al cliente un elenco scritto con puntuale indicazione di titoli e qualifiche professionali dei collaboratori.

Entro tre giorni dalla comunicazione, il cliente può comunicare il proprio dissenso in presenza del quale, pur nel silenzio del D.M. n. 34/2013, dovrebbe essere riconosciuta al cliente la facoltà di scelta del sostituto, con le modalità sopra indicate.

Le differenze evidenti tra la regola generale del codice civile sopra indicata e quella speciale dedicata alla STP ora appare evidente icto oculi: la disciplina prevista per la Stp in merito ai sostituti NON E’ la stessa prevista per la prestazione d’opera intellettuale in genere.

La norma è chiarissima: solo in relazione a particolari attività caratterizzate da sopravvenute esigenze non prevedibili si può demandare la prestazione professionale o parte di essa a sostituti.
Attenzione perché la norma detta un regime speciale solo per i sostituti e non per gli ausiliari, con buona pace di tutti coloro che dicono che siano la stessa cosa. Infatti dopo averli citati entrambi fino a quel punto, il prosieguo della norma si riferisce solo ai sostituti. E’ del tutto evidente che se il legislatore avesse considerato ausiliari e sostituti come equivalenti né li avrebbe citati entrambi né avrebbe previsto condizioni particolari solo per i sostituti.

Abbiamo già visto che i sostituti sono i professionisti che il titolare chiama per adempiere in tutto o in parte all’obbligazione nei confronti del paziente e cioè nel nostro caso l’endodontista, l’ortodontista, il chirurgo, il pedodontista, etc.

Le attività caratterizzate da sopravvenute esigenze non prevedibili

Per aggirare l’ostacolo posto dal legislatore su ausiliari e sostituti nella Stp, qualcuno si è spinto verso una interpretazione ermeneutica della norma alquanto fantasiosa quanto imprudente per la sua reputazione, riconducendo tali attività non prevedibili alle attività ordinarie di uno studio dentistico.

La ricostruzione delle dinamiche sarebbe grosso modo la seguente. Arriva un paziente, il titolare si accorge che ha bisogno della speciale cura dello specialista suo collega e lo demanda a quest’ultimo: è questa la particolare situazione per sopravvenute esigenze non prevedibili che giustifica la chiamata in causa del sostituto. Peccato che questa appena descritta costituisca la normalità delle situazioni che ogni giorno si producano in uno studio dentistico e quindi la regola.

Il tentativo è quello di flettere una particolare disposizione che viene dettata dalla legge come una eccezione alla regola generale e farla diventare la regola generale a proprio indebito vantaggio.
Non occorre essere un giurista per affermare senza mezzi termini che questa è una goffa forzatura che un Giudice smonterebbe in pochi secondi con l’aggravante della mala fede (o della conclamata mancanza di buona fede, il che è lo stesso all’atto pratico). Ovviamente l’aggravante non riguarderebbe certo l’opinionista di turno, ma solo quei dentisti che incautamente fossero portati a seguire tale linea.

La norma è chiarissima nell’indicare una preferenza verso l’apporto professionale dei soli soci professionisti e la irrobustisce con doveri di informazione nei confronti del paziente che nulla hanno a che vedere con le regole ordinarie del contratto d’opera professionale.

Non vi può essere alcun dubbio che l’apporto del sostituto sia confinato a casi eccezionali.

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Green Pass nello Studio Dentistico: chi, come, quando?

Un sintetico vademecum che consente al titolare di studio dentistico di comprendere gli obblighi legati al Green Pass ed individuare le principali azioni da intraprendere entro il 15 ottobre.

La questione del Green Pass è solo l’ultima delle novità che la vicenda Covid ha portato nei nostri Studi.

In questo articolo proviamo a stilare un breve vademecum che ci aiuti ad ottemperare anche a questo ennesimo adempimento da una parte rispettando i criteri fissati dal legislatore, dall’altra cercando di non appesantire ulteriormente il nostro assetto organizzativo già complesso.

Si troveranno avvantaggiati, in questo senso, gli studi che hanno fatto proprio il principio generale di organizzazione per processi che da tempo andiamo promuovendo su questo blog.

A titolo di premessa, ricordiamo che l’obbligo del Green Pass ha una propria collocazione giuridica ed operativa del tutto svincolata dagli altri obblighi che permangono in capo agli studi circa il contenimento del rischio biologico in generale e quello da Covid in particolare (biohazard).

Partiamo dunque con ordine e, prima di esaminare il contenuto della nuova Legge, vediamo insieme cosa è il Green Pass.

Cos’è il Green Pass?

Il Green Pass è una certificazione, in formato digitale e stampabile, emessa dalla piattaforma nazionale del Ministero della Salute.

Tale certificazione attesta una delle seguenti condizioni del soggetto che lo esibisce:

    • ha effettuato la vaccinazione contro il Covid-19;
    • ha eseguito un tampone antigenico effettuato nelle ultime 48 ore o molecolare effettuato nelle ultime 72 ore, il cui esito è negativo;
    • è guarito dall’infezione.

Dunque il Green Pass si manifesta materialmente sempre nello stesso modo (tipicamente attraverso un QR code stampato o visualizzato su supporto digitale), ma sottintende condizioni anche molto diverse tra di loro che hanno in comune solo una precisa indicazione di ordine epidemiologico.

Dal momento che il Green Pass non fornisce esplicitamente indicazioni di appartenenza del soggetto ad una delle tre categorie precedenti, secondo il Garante non è lesivo del diritto alla privacy, ma assolve alla funzione di ridurre il rischio biologico all’interno dei luoghi di lavoro.

Chi deve esibire il Green Pass nello studio dentistico

La norma di riferimento è quella pubblicata nel Decreto Legge del 21 settembre 2021, n. 127 . In particolare all’art. 3, comma 1, si legge quanto segue:

Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, a chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato è fatto obbligo, ai fini dell’accesso ai luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2.

E’ dunque chiaro che l’obbligo riguarda gli studi dentistici in generale ed i lavoratori, indipendente dal loro ruolo o funzione: titolari, dipendenti, collaboratori, consulenti, igienisti, Aso, infermieri, ecc. Non sembrano possibili esclusioni di sorta.

E’ importante notare come l’obbligo limiti l’accesso al luogo di lavoro e non la natura del rapporto lavorativo in se stessa. Pertanto è ragionevole sostenere che il lavoratore che operi a distanza o in remoto (dunque non abbia accesso al luogo di lavoro) possa ritenersi esentato dall’obbligo di esibire il Green Pass (la certificazione verde Covid di cui parla il legislatore).

Non è da escludere che in uno Studio dentistico possano trovare collocazione lavoratori a distanza, se pensiamo per esempio a chi opera nell’ambito contabile e amministrativo (come per esempio il dental office manager) oppure in quello del marketing (marketing manager, video maker o social media manager).

Tuttavia l’obbligo del Green Pass viene esteso, per effetto, del comma 2 dello stesso articolo, ad una platea più estesa di lavoratori rispetto a quelli tipici dello studio dentistico. Infatti la norma precisa che:

La disposizione si applica altresì a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di cui al comma 1, anche sulla base di contratti esterni.

Per questo motivo dovranno esibire il Green Pass anche eventuali frequentatori dello studio a vario titolo, tirocinanti (odontoiatri o Aso), lavoratori dipendenti di altre aziende, per esempio: imprese di pulizia, manutentori, consulenti, fornitori, rappresentanti.

Ragionando per esclusione diventa più facile dire che: tutti quelli che entrano all’interno dello studio devono esibire il green pass ad eccezione dei pazienti.

Su questo punto i media ed i social network hanno alimentato parecchia confusione, ma è bene precisare che i pazienti sono esclusi dall’obbligo. Del resto non si vede come il legislatore potesse pretendere che un paziente debba esibire un certificato nel quale si attesti che è sano prima di poter accedere alle cure di cui ha bisogno. Nè si sarebbe potuto ipotizzare l’obbligo per un medico (o dentista) di discriminare il paziente in ragione del suo stato di salute o della sua capacità di dimostrarlo.

Ad ogni buon conto, sul punto si è espressa tempestivamente e molto chiaramente anche la FNOMCeO con la Comunicazione n.199 del 8/10/2021  della quale riportiamo il passaggio conclusivo:

può pacificamente affermarsi che le strutture sanitarie non potranno richiedere l’esibizione del green pass in fase di accettazione del paziente, a meno che non vi sia una specifica previsione normativa che le autorizzi a farlo. Stesso discorso vale per gli studi professionali medici e odontoiatrici. L’esibizione di certificazioni vaccinali o di esiti di tamponi da parte dei pazienti non rientra fra le misure obbligatoriamente previste dalla legge statale. Attualmente, infatti, nel Decreto Riaperture (d.l. n. 52/2021), si fa esplicito riferimento solo alle RSA, che quindi sono le uniche strutture sanitarie legittimate, fin dal primo giorno di applicazione della certificazione, a subordinare l’ingresso in struttura all’esibizione dello stesso.

Il comma 3, precisa che sono esclusi dall’obbligo di esibire il green pass anche

i soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute.

Questo significa che all’interno dello studio dentistico potranno essere presenti alcuni  lavoratori in possesso di Green Pass valido e altri che non ne sono in possesso perchè esclusi dalla campagna vaccinale. Pensiamo, per esempio, ai soggetti che hanno controindicazioni alla somministrazione del vaccino.

Chi deve richiedere l’esibizione del Green Pass e verificarne la validità?

Il compito di richiedere l’esibizione del Green Pass ai soggetti sopra indicati spetta al datore di lavoro , come specificato dal comma 4:

I datori di lavoro di cui al comma 1 sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni di cui ai commi 1 e 2. Per i lavoratori di cui al comma 2 la verifica sul rispetto delle prescrizioni di cui al comma 1, oltre che dai soggetti di cui al primo periodo, è effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

Nel caso di studi tradizionali il datore di lavoro si identifica banalmente con il dentista titolare di studio cui è stata rilasciata l’autorizzazione all’esercizio. Nel caso di Srl Odontoiatrica o comunque società odontoiatriche, il datore di lavoro si incarna nel suo legale rappresentante.

In buona sostanza possiamo ricavare le seguenti indicazioni operative per quanto riguarda gli studi dentistici:

    1. se si tratta di lavoratori dipendenti dello studio o di lavoratori indipendenti (liberi professionisti, consulenti, collaboratori a partita iva, ecc.) sarà compito solo nostro richiedere e verificare il Green Pass;
    2. se si tratta di lavoratori dipendenti di terzi che operano presso di noi, ovvero di dipendenti nostri che operano presso la sede di terzi l’obbligo incombe sia su un datore di lavoro che sull’altro nella stessa misura.

In questo secondo caso ricordiamo che sarà opportuno e necessario provvedere alla integrazione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti DUVRI, entro il 15 ottobre, con un addendum specifico che descriva questo tipo di rischio.

Quando si tratta di fornitori o lavoratori esterni, poichè il dentista non può conoscere tutti personalmente, è consentito di richiedere, oltre alla esibizione del Green Pass, anche quella di un documento di identità.

Nello studio dentistico, quasi sempre, lo stesso datore di lavoro è anch’egli lavoratore (ancorché libero professionista). In questo caso, non potendo essere controllore di se stesso, è ragionevole pensare che debba ricorrere a incaricato diverso da se stesso, come specificato dalla norma stessa (vd oltre).

Quando bisogna esibire il Green Pass?

L’obbligo di esibire il Green Pass ha due indicazioni temporali importanti.

La prima fa riferimento al periodo di validità dell’obbligo che è chiaramente compreso tra il 15 ottobre 2021 ed il 31 dicembre 2021. Non si può escludere, ovviamente, che tale termine non sarà prolungato dal momento che è agganciato al termine del periodo di emergenza stabilito dal governo nei decreti precedenti. E’ abbastanza probabile, al contrario, che il termine possa essere anticipato.

La seconda si riferisce al momento della giornata in cui l’esibizione deve essere fatta. Già nel primo comma si menziona l’accesso al luogo di lavoro, ma il riferimento si fa più esplicito nel comma 5 che citiamo di seguito.

Come si controllano i Green Pass nello studio dentistico?

A questo punto il legislatore dedica il comma 5, che recita:

I datori di lavoro di cui al comma 1, definiscono, entro il 15 ottobre 2021, le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche di cui al comma 4, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro, e individuano con atto formale i soggetti incaricati dell’accertamento delle violazioni degli obblighi di cui ai commi 1 e 2.

In sostanza è lo stesso datore di lavoro che descrive le modalità con cui effettuare i controlli. Entro il 15 ottobre deve dunque aver formalizzato processi e/o protocolli idonei alla verifica dei Green Pass, identificando eventuali strumenti. In questo senso la norma lascia un grado di libertà di azione abbastanza ridotto, sia quando dice che il controllo avvenga al momento dell’accesso, sia quando richiama il DL 22 aprile 2021, n. 52 e, implicitamente, il successivo DPCM 10 settembre 2021.

Quest’ultimo infatti introduce una sere di limitazioni alla verifica del Green Pass affinché la stessa avvenga nei limiti previsti dalla Legge in tema di data protection (GDPR).

Per quanto riguarda gli strumenti e le applicazioni informatiche utili ad effettuare i controlli è arrivato un chiarimento dal DPCM del 12 ottobre che riguarda esplicitamente la pubblica amministrazione ma che per analogia può essere adottato anche dagli studi privati. Il testo dice:

Il controllo potrà avvenire all’accesso, evitando ritardi e code durante le procedure di ingresso, o successivamente, a tappeto o su un campione quotidianamente non inferiore al 20% del personale in servizio, assicurando la rotazione e quindi il controllo di tutto il personale.
Per le verifiche, sarà possibile usare l’applicazione gratuita Verifica C-19. Inoltre, saranno fornite alle amministrazioni applicazioni e piattaforme volte a facilitare il controllo automatizzato, sul modello di quanto avvenuto per scuole e università.

Pare poi che, oltre all’app VerificaC19, saranno rese disponibili per i datori di lavoro anche privati specifiche funzionalità che consentono una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni.

L’opzione del campione significativo risolve il problema degli ingressi differenziati del personale dipendente, degli accompagnatori, dei fornitori e dei collaboratori nello studio dentistico, che non è una fabbrica con turni di lavoro cristallizzati. In assenza di campionatura, in molti studi, una risorsa dovrebbe essere destinata costantemente al controllo delle entrate in funzione dei Green Pass.

Per quanto riguarda le informazione di nostro interesse, il DPCM in questione chiarisce anche che:

Tali verifiche potranno avvenire attraverso l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze.

Questo significa che chi di noi gestisce gli accessi del personale mediante badge elettronico potrebbe integrare le apparecchiature con sistemi di rilevazione del green pass.

Green Pass, Privacy e GDPR

Il tema della privacy e quello del Green Pass si intrecciano in modo complicato per effetto di diverse normative che si sovrappongono e, soprattutto, per i diversi diritti che tutelano (tutti di importanza fondamentale). Semplificando al massimo è necessario che il controllo del Green Pass da parte del datore di lavoro sul proprio dipendente non leda il suo diritto alla riservatezza dei dati personali e sensibili.

Per questo motivo abbiamo affidato il commento di questo delicato passaggio ad un esperto legale, il dott. Francesco Curtarelli che, in esclusiva per Dentista Manager, ha realizzato la lezione nel video seguente.

All’interno del video viene anche trattata la questione degli accompagnatori dei pazienti per i quali il legislatore non ha previsto nessuna indicazione specifica. In questo senso pertanto pare opportuno rifarsi a fonti normative precedenti in ambito Covid oppure a quelle generiche.

In particolare, poichè la semplice esibizione del green pass non è lesiva del diritto alla riservatezza dei dati, pare opportuno e logico (per quelli che sono gli intenti della legge stessa) richiedere l’esibizione del Green Pass anche agli accompagnatori dei pazienti, posto che un rifiuto in questo seno (o l’esibizione di un documento non valido) ci consentirebbe di non ammettere l’eventuale accompagnatore fornendo comunque l’assistenza necessaria al paziente che richiede le cure.

Un caso particolare è quello del paziente minore o disabile, per il quale la presenza dell’accompagnatore all’interno dello studio potrebbe essere utile o necessaria o obbligatoria. In questi casi, nel silenzio della norma in esame, sembra ragionevole far prevalere l’interesse delle cure del paziente rispetto a quello della sicurezza sui luoghi di lavoro (e conseguentemente ammettere l’accompagnatore in deroga alla procedura precedente).

Chi segnala le irregolarità del Green Pass?

Il dovere di segnalare eventuali irregolarità del Green Pass incombe sempre sul datore di lavoro e/o sugli eventuali incaricati, secondo quanto descritto in precedenza.

In particolare nelle FAQ la Presidenza del Consiglio dei Ministri scrive:

Il lavoratore, pubblico o privato, è considerato assente ingiustificato, senza diritto allo stipendio, fino alla presentazione del green pass; nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta.
Il datore di lavoro deve poi effettuare una segnalazione alla Prefettura ai fini dell’applicazione della sanzione amministrativa.

Il controllo, tuttavia, può essere effettuato anche dagli enti esterni preposti: in particolare Asl e Ispettorato del Lavoro. Gli accertamenti possono essere condotti dal personale ispettivo dell’azienda sanitaria locale e – nella sfera di competenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – dell’Ispettorato nazionale del lavoro competente per territorio. Inoltre, possono verificare l’osservanza del 127/2021 le Forze di polizia, il personale di polizia municipale dotato della qualifica di agente di P.S. e, ove occorra, le Forze armate.

La segnalazione deve essere inviata al Prefetto e deve limitarsi ad una informativa su quanto è stato accertato.

Sanzioni per i lavoratori

Le sanzioni previste dal legislatore per i lavoratori sembrano avere un intento persuasivo piuttosto che punitivo.

I lavoratori di cui al comma 1, nel caso in cui comunichino di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o qualora risultino privi della predetta certificazione al momento dell’accesso
al luogo di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro, sono considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della predetta certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per i giorni di assenza ingiustificata non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato.

In altre parole: il datore di lavoro respinge dunque il lavoratore privo di Green Pass valido e ha facoltà (non obbligo) di non retribuirlo. Non è ammesso il licenziamento o l’interruzione, in generale, del rapporto di lavoro.

Per le realtà con meno di 15 dipendenti (condizione che riguarda la stragrande maggioranza degli studi dentistici) è prevista la sostituzione del lavoratore interdetto all’accesso nelle modalità di seguito descritte:

dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata di cui al comma 6, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 dicembre 2021.

Posto che contratti temporanei di lavoro sono leciti e disponibili in qualsiasi momento, questo specifico passaggio appare davvero poco chiaro e ragionevole in un provvedimento che, per il resto, è puntuale.

In ogni caso il lavoratore sprovvisto di Green Pass valido è da considerarsi assente ingiustificato. Questo comporta la perdita della retribuzione per tutte le giornate in cui il lavoratore non sia in grado di esibirlo: gli effetti impattano anche sulla retribuzione indiretta e differita, compresa la maturazione del Tfr. Ciò determina anche la mancata copertura ai fini pensionistici nonché una serie di altre conseguenze: si pensi all’esclusione dei giorni di assenza dal perimetro di quelli utili ai fini delle detrazioni fiscali o del trattamento integrativo oppure al riproporzionamento dell’eventuale spettanza di permessi ex legge 104/1992 così come dell’assegno nucleo familiare.

Sanzioni per il datore di lavoro

Il dentista che non ottemperi alle disposizioni sul Green Pass dei lavoratori, può incorrere in sanzioni diverse a seconda delle varie circostanze. Rifacendoci al testo del DECRETO-LEGGE 25 marzo 2020, n. 19 ricordiamo le seguenti ipotesi di ordine civilistico e penale:

    • pagamento di una somma da € 400 a € 3.000
    • sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’attività da 5 a 30 giorni
    • in caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima
    • arresto da 3 mesi a 18 mesi e ammenda da € 500 ad € 5.000.

Oltre a ciò è bene ricordare che in capo al datore di lavoro in quanto dentista ricado anche altri obblighi, tra i quali, per la gravità delle conseguenze che comporta, vale la pena ricordare anche l’obbligo vaccinale che costituisce requisito essenziale per lo svolgimento della professione.

Il quadro sembra invece molto più morbido dopo la pubblicazione delle FAQ sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri dove si afferma che:

Il datore di lavoro che non controlla il rispetto delle regole sul green pass rischia una sanzione amministrativa che va da 400 a 1.000 euro.

In conclusione

E’ del tutto evidente che ogni titolare di studio dentistico (se dentista, regolarmente vaccinato) dovrà provvedere entro il termine del 15 ottobre 2021 e almeno fino al 31 dicembre 2021 ai seguenti provvedimenti di natura organizzativa:

    1. Individuazione di nuovi protocolli per il controllo dei Green Pass e adozione degli strumenti di rilevazione necessari ed ammissibili per la tutela dei dati personali.
    2. Adeguamento del DUVRI mediante addendum in caso di ricorso a lavoratori dipendenti da aziende esterne. In questo caso sarà opportuno coinvolgere tutte le figure deputate alla sicurezza dello studio: medico competente, RLS, RSPP, DPO.
    3. Adeguamento dei protocolli interni in tema di GDPR e della relativa documentazione. In questo caso è opportuno, per chi ne è dotato, coinvolgere il DPO (Data Protection Officer)
    4. Formalizzare delega scritta ad eventuali soggetti terzi incaricati di effettuare i controlli.
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Etica ed Economia nella professione odontoiatrica

Proviamo a sostenere una tesi ardita: nella professione l’etica è subordinata alla microeconomia e non il contrario. Superata la paura iniziale ci rendiamo conto di come l’etica, sostenuta da basi laiche ed economiche, assuma maggiore autorevolezza e simpatia di quanto non accada normalmente. E’ più accettabile un principio astratto quando siamo consapevoli che ha una origine pratica e concreta e tutte le limitazioni che ci impone diventano uno stimolo per riflettere su ciò che ci conviene oppure no. E’ confortante sapere che ciò che consideriamo giusto, solitamente, rappresenta anche il nostro interesse economico.

In questo articolo indaghiamo i rapporti tra etica ed economia in odontoiatria. Cercheremo di spiegare perchè, nella professione, la microeconomia ha un ruolo dominante sull’etica e non il contrario. Spiegheremo perchè è naturale che questo accada e perchè questa propedeuticità venga mantenuta dai fatti nonostante lo strenuo tentativo di ribaltarne l’ordine.

Non si tratta di stabilire se i principi etici e deontologici che governano la professione siano giusti o necessari. Questo non è in discussione, anzi gli argomenti esposti avranno il risultato di rafforzarne il valore. Si tratta piuttosto di capire, o cercare di capire, se siano questi principi a determinare le regole economiche oppure il contrario.

Noi tenteremo di sostenere questa seconda tesi, nel convincimento e con il conforto che l’etica sia più solida se non nasce da principi astratti e che sia più fisiologico sostenere il peso e le limitazioni che impone sapendo che tutto ciò è in linea con il nostro interesse economico generale.

Tutto l’articolo si potrebbe ridurre ad un semplice adagio: “siamo buoni perchè ci conviene e non perchè ci viene chiesto”. Leggi tutto “Etica ed Economia nella professione odontoiatrica”

Analisi SWOT per battere i competitors in odontoiatria

Sono più di 50 anni che nel mondo si parla di SWOT Analysis e i dentisti ancora non sanno cosa sia. Il motivo è semplice: non ce n’è mai stato bisogno come ora. I mutamenti esterni ed interni del nostro ecosistema economico sono talmente repentini e rilevanti che la competizione è diventata una battaglia difficile. Non basta più la volontà di farcela, bisogna organizzarsi in funzione strategica. La SWOT Analysis rappresenta uno strumento semplice e versatile che qualsiasi dentista può applicare.

La SWOT analysis è un procedimento molto semplice, adottato nel marketing, per definire in modo corretto il proprio posizionamento nel mercato di riferimento e, successivamente, la migliore strategia di attacco ai competitors.

In ambito sanitario, dove i concetti di competizione, ricerca del profitto e strategia di marketing si muovono più lentamente, la SWOT analysis è comparsa solo di recente, pur essendo impiegata in tutti gli altri settori da oltre 50 anni.

In questo articolo analizzeremo questo semplice strumento perchè nella sua estrema semplicità viene incontro alle esigenze di ogni dentista titolare di attività professionale, indipendentemente dalla modalità con cui essa viene svolta: studio monocratico, studio associato o Srl Odontoiatrica.

Tutti siamo in competizione, nessuno escluso.

Leggi tutto “Analisi SWOT per battere i competitors in odontoiatria”

PRM: Patient Relationship Management in Odontoiatria

Un paziente ha bisogno di cure odontoiatriche ma non lo sa. Un altro, invece, lo sa ma si rivolge al dentista sbagliato. Un terzo si rivolge al dentista giusto ma poi non esegue le cure. Un quarto non ha bisogno di cure ma le esegue lo tesso. L’ultimo, il più fortunato, esegue le cure giuste ma poi non fa controlli. Tutti questi pazienti hanno una cosa in comune. Sono circondati da dentisti che non fanno il loro dovere: marketing, informazione, formazione, comunicazione. Non sempre è per mancanza di volontà, certe volte è per mancanza di strumenti adeguati. Il PRM può essere la soluzione del problema.

Pochi dentisti hanno familiarità con l’espressione Patient Relationship Management e, ancor meno, con il suo acronimo PRM.

Il PRM è la declinazione, in ambito sanitario, del ben più noto sistema CRM (Customer Relationship Management) impiegato universalmente in tutto il mondo, in tutte le aziende, di qualsiasi settore merceologico o dimensione.

PRM o Patient Relationship Management è la soluzione del marketing digitale ad un problema complesso di comunicazione e interazione tra medico e paziente dominate da asimmetria informativa e difficoltà tecniche di ogni genere.

Gli studi dentistici, come tutte le strutture sanitarie, hanno necessità di raggiungere i pazienti in cura e quelli potenziali su larga scala. Per fare questo impiegano una serie molto nutrita di strumenti digitali o analogici a seconda del loro grado di sviluppo organizzativo.

Nel PRM tutti i sistemi di comunicazione si interfacciano con una sola piattaforma, partecipando ad una strategia comune. I pazienti possono essere attivati o riattivati in modo specifico con attività di engagement mirato secondo le loro necessità.

Lo scopo del PRM in odontoiatria è di costruire un valore relazionale con il paziente, indirizzandolo verso comportamenti adeguati a promuovere le migliori condizioni di salute orale possibili.

Di seguito forniamo una trattazione più estesa del PRM e del potenziale di sviluppo che fornisce ad uno studio dentistico. Leggi tutto “PRM: Patient Relationship Management in Odontoiatria”

Marketing digitale in odontoiatria: efficace, etico, economico

Il Marketing Digitale in pochi anni ha sostituito gli strumenti analogici del marketing tradizionale. Oggi, non solo non è più possibile pensare una strategia di marketing senza il digitale, ma addirittura il digitale è la strategia di marketing per eccellenza. Il settore odontoiatrico ha vissuto questa trasformazione in modo tumultuoso: neppure il tempo di capire che il marketing era una attività etica e utile, che subito gli strumenti tradizionali sono diventati obsoleti. Il risultato è che oggi pochi dentisti sono in corsa per conquistarsi l’unica reputazione che conta: quella che indirizza la stima e l’apprezzamento dei propri pazienti.

Nel settore odontoiatrico la concorrenza è aumentata in misura esponenziale negli ultimi decenni. In parallelo il marketing digitale è diventata una risorsa essenziale per potersi differenziare dai competitors e sfruttare canali di comunicazione differenti dalla relazione clinica instaurata con il paziente.

In questo articolo analizzeremo, per prima cosa, le differenze fra quello che comunemente viene definito marketing tradizionale e la sua declinazione più moderna ed efficace: il marketing digitale.

Daremo poi una visione completa dell’offerta digitale valutandone dinamiche e vantaggi principali: abbiamo compilato una lista di 11 elementi che riteniamo essenziali per una strategia vincente. Leggi tutto “Marketing digitale in odontoiatria: efficace, etico, economico”

Aspiratori per odontoiatria: Iva Agevolata al 5%

Sono 48 anni che i dentisti pagano l’Iva ai propri fornitori senza poterla detrarre, dal momento che sono obbligati ad emettere fatture in esenzione. Ora che questo svantaggio può essere ridotto, almeno parzialmente, fatichiamo a farci riconoscere il beneficio. Era già capitato con la CBCT e ne siamo venuti fuori. Ora tocca litigare per gli aspiratori. Il DL Rilancio ha stabilito chiaramente che gli aspiratori godono di Iva ridotta al 5% dal 2021. Dopo quasi un anno dalla sua pubblicazione il regime di iva agevolata non viene ancora applicato dai fornitori.

Con il Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio), all’art. 124, comma 1, il legislatore ha stabilito che i sistemi di aspirazione e gli aspiratori elettrici godono di un regime Iva agevolato, in deroga a quanto previsto dalla tabella A, parte II-bis, allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.

La legge è chiara, come lo sono le leggi scritte bene, ma ha una caratteristica che la contraddistingue da molti altri provvedimenti normativi: mette d’accordo tutte le altre fonti giuridiche o interpretative, sia quelle precedenti che quelle successive.

In altre parole: nessuna posizione ufficiale mette in dubbio il portato della legge.

Potremmo definirla dunque una norma acquisita se non fosse che dopo circa un anno dalla sue pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, viene sistematicamente disattesa nei fatti, con gravi conseguenze economiche per un settore già fortemente provato dall’emergenza Covid come quello dell’odontoiatria privata.

Perchè questo accade? Di chi sono le responsabilità? Quali soluzioni possiamo adottare noi dentisti per non pagare indebitamente una imposta (Iva appunto) non dovuta?

Con questo articolo intendiamo affrontare il tema degli aspiratori, del tutto in analogia con quanto accaduto pochi mesi fa con la Cone Beam. Leggi tutto “Aspiratori per odontoiatria: Iva Agevolata al 5%”