Brand e Branding in Odontoiatria: Guida definitiva (+case history)

Con obiettivi pratici e con lo stile diretto che gli appartiene, Corrado Lagona tratta qui un punto fondamentale del Marketing di cui molti odontoiatri ignorano addirittura l’esistenza: il Brand dello studio dentistico. Perchè mai i pazienti dovrebbero proprio rivolgersi a noi in un mondo pieno di dentisti di tutti i tipi? E perchè non lo stanno facendo? Contano qualcosa le mie qualità professionali nelle loro scelte? Per rispondere a queste domande è necessario rifarsi ai due grandi maestri del cosiddetto “positioning” Al Ries e Jack Trout, i cui concetti base vengono qui opportunamente declinati in ambito odontoiatrico.

brand odontoiatrico lagona

Branding in Odontoiatria

Quando parliamo di marketing per lo studio dentistico, specialmente di Brand o di Branding in Odontoiatria, risulta sempre difficile far passare il concetto che bisogna prima partire da una strategia apposita e poi capire quali sono le tattiche (o strumenti) più utili  per raggiungere il risultato che vogliamo raggiungere. 

Afferrare questo passaggio risulta davvero un’impresa titanica. 

In un linguaggio semplice significa che prima di fare pubblicità su Facebook (visto che è di moda) per acquisire nuovi pazienti, dobbiamo partire da un’auto analisi.

Potremmo, per esempio,  redigere un breve questionario di questo tipo:

  1. Quanti pazienti registrati ho nel mio database?
  2. Quanti sono i pazienti che non varcano la mia soglia da più di diciotto mesi?
  3. Ho bisogno di riattivare i pazienti vecchi?  si/no
  4. Ho davvero bisogno di nuovi pazienti?  si/no
  5. Quante sedute di igiene svolgo mensilmente?
  6. Condurre un sondaggio con l’intento di capire come il mio studio viene percepito dai miei pazienti in cura? 

Svolti tutti questi compiti, elaboreremo i dati e in base alla condizione trarremo delle conclusioni.

Le possibilità possono essere tantissime, ma le realtà più comuni sono costituite da

  • Studi organizzati e ben percepiti dai pazienti per un motivo specifico, che lavorano bene ma con un gran numero di pazienti che non tornano da più di 18 mesi
  • Studi non organizzati, percepiti in maniera neutra dai pazienti che non controllano affatto i pazienti che non tornano da anni.

Per entrambe le realtà la soluzione sarà dare un motivo ai pazienti per tornare o per venire per la prima volta a trovarci.

Per il primo caso bisognerà analizzare bene il database dei pazienti e capire quale sia il target che si sta servendo, verificando età, sesso, abitudini, caratteristiche sociali e lavorative dei pazienti.

Fatto questo bisognerà creare una cosiddetta OTO (One Time Offer), ovvero un motivo estremamente invitante per far tornare quella gente presso il nostro studio. Da quel momento in poi questo sarà il nostro protocollo semestrale per permettere ai pazienti di tornare.

Non mi dilungherò su come si crea una proposta irresistibile perché non è argomento di questo post, ma ne riparleremo magari in un altro articolo. A te basta sapere che non si tratta di un’offerta stile supermercato, ma una condizione speciale a scadenza, applicabile solo su un numero limitato di pazienti presenti nel tuo database per raggiungere un obiettivo predeterminato.

ACQUISIZIONE DI NUOVI PAZIENTI GRAZIE ALL’ARMA SEGRETA DEL BRANDING IN ODONTOIATRIA

La seconda, la parte relativa all’acquisizione nuovi pazienti, risulta più articolata perché rappresenta la vera sfida per il futuro dello studio. Per questa ragione sarà fondamentale:

  1. studiare il mercato di cui si fa parte
  2. studiare la concorrenza
  3. capire chi sono i nostri concorrenti diretti
  4. trovare un angolo d’attacco tra le maglie della concorrenza e creare un’idea differenziante inedita attraverso cui improntare TUTTA la comunicazione successiva

Avendo effettuato quest’analisi e ottenuta l’idea differenziante, abbiamo tutti gli elementi fondamentali per la creazione di un potenziale brand da proporre al mercato.

COME SI CREA UN BRAND ODONTOIATRICO?

Cos’è un brand?

Prima di capire come si crea un brand odontoiatrico, è opportuno precisare cosa s’intende con il termine brand.

Il significato della parola brand è abbastanza lontano dall’italiano “marchio”, perché il suo senso racchiude in sé tutta una serie di sensazioni e percezioni impossibili da esprimere in lingua italiana, almeno con un solo termine.

Odio gli inglesismi se usati per confondere i lettori e per nascondere la propria inadeguatezza nello spiegare il significato di un concetto. Per cui non farò riferimento a brand awareness, brand loialty, brand reputation, brand equity e tutta la sfilza di inglesismi tutti uguali.

Cercherò di darti una definizione di brand quanto più comprensibile possibile e non mi affiderò di certo a concetti accademici o per super manager aziendali, ma mi orienterò verso concetti non edulcorati, ma chiari e comprensibili, partoriti da coloro i quali hanno letteralmente inventato il posizionamento di marca, ovvero il brand positioning: Mr Al Ries e Mr Jack Trout.

“Il Brand rappresenta di fatto l’insieme di percezioni che il tuo paziente “tipo” richiama a sé quando pensa al tuo studio dentistico”.


Mentre “l’attività di marketing che colloca il tuo studio in un posto ben definito nella mente del tuo paziente “tipo”, prende il nome di brand positioning”.


Infine, “possiedi un brand quando il tuo studio rappresenta qualcosa di specifico nella mente dei tuoi pazienti”.

Corrado Lagona

Dopo una definizione di questo tipo, non occorre andare avanti subito con la lettura. Fermati un attimo, rileggi e rifletti su quanto hai letto.

Il tuo studio cosa richiama alla mente dei pazienti?

Sei sicuro di possedere una posizione nella loro mente?

Si tratta di domande doverose, perché  prima di mettere su carta una strategia di marketing è indispensabile fermarsi un momento e capire qual è la tua posizione nel mercato e quale posto occupi nella mente dei pazienti rispetto alla concorrenza.

Questo puoi farlo soltanto grazie ad un’attenta analisi come quella descritta in precedenza.

Al Ries dice una cosa molto importante per l’epoca in cui viviamo e il periodo storico che soprattutto l’odontoiatra sta attraversando:

“E’ finita l’era dei manager, è iniziata quella degli imprenditori”.

Questa frase la sento particolarmente perché vale per me, per te e per tutti coloro che fanno impresa in Italia. Non è più possibile affidarsi a terzi per capire dove portare la nostra attività. I capitani coraggiosi dobbiamo essere noi e per farlo dobbiamo conoscere la via. La posizione. La direzione.

Per questo prima di mettere sù uno studio da zero, rifondarlo o passare il testimone ai figli, è necessario capire dove ci troviamo e verso dove dobbiamo navigare.

_Branding in Odontoiatria

LE CATEGORIE

Per utilizzare un linguaggio informatico, il cervello, per ottimizzare la memoria, riesce ad immagazzinare soltanto 2, 3 nominativi per ogni categoria che ha creato.

Questo riguarda attività commerciali, brand internazionali, giocatori di calcio, personaggi illustri, ma anche professionisti, dentisti, fabbri, ginecologi, ospedali, colorifici e qualunque altra categoria di cose e persone che ti possa venire in mente.

Non si tratta di una teoria astratta, è una verità rilevata.

Un’altra verità è quella che in mercati che esistono da molto tempo, i nominativi all’interno di una categoria non arrivano mai a tre.

Significa che nella maggior parte dei casi i player che il cervello ricorda richiamando alla mente una determinata categoria, sono al massimo due: IL LEADER E IL FOLLOWER (O ANTI-LEADER).

Dal punto di vista “commerciale” se si vuol fare davvero la differenza all’interno del nostro mercato dovremo diventare il primo studio nella mente dei potenziali pazienti per un motivo specifico in una categoria ben chiara.

Questo lo si riesce a fare ricreando una categoria a sé, o una sottocategoria iper specializzata nell’ambito in cui vogliamo primeggiare. Ovviamente lo spazio non dev’essere già occupato da qualcuno che comunica la medesima cosa, altrimenti faremo un buco nell’acqua.

Il posizionamento è il primo passo di una strategia di marketing che funzionerà.

Perché ne sono così sicuro e quali sono i vantaggi di un posizionamento efficace?

Avere un posizionamento rilevante ti permetterà di fare la differenza nel medio e nel lungo termine: è plausibile sbagliare una, due, dieci campagne ma se il posizionamento è corretto basterà soltanto aggiustare il tiro della comunicazione e la nave arriverà a destinazione con un carico strabordante di pazienti che non vedranno l’ora di essere curati dalla tua struttura e disposti a pagare di più per ottenere il risultato che tu gli avrai promesso.

Sbagliare il posizionamento, invece, ti condannerà a un continuo esborso di quattrini per il marketing fino a farti scoraggiare.

Anche se affiderai le tue campagne ai migliori professionisti in circolazione, il non avere una posizione distinta nel mercato, ti porterà in casa comunque un numero inferiore di pazienti rispetto al potenziale e ogni contatto conquistato, ti costerà di più.

Serve anche a questo un posizionamento rilevante, a pagare meno per l’acquisizione di nuovi pazienti.

Ma veniamo a noi, come si effettua nel dettaglio un’analisi:

  1. ANALISI DI MERCATO

Fai una lista di tuti tuoi competitor, attribuisci ad ognuno una caratteristica peculiare e mettili in ordine di importanza. Crea una scala a gradoni dove inserire i nomi dei maggiori competitor diretti (che svolgono le tue stesse attività; es. gli implantologi, ortodontisti ecc ecc), e inserisci accanto ai loro nomi un aggettivo distintivo.

Fai la stessa cosa usando il web e comparando i tuoi dati, con quelli del web.

A questo punto definisci il tuo studio e collocalo all’interno della scala, facendo in modo che occupi la posizione che credi abbia nella realtà.

2) CREA UN QUESTIONARIO PER I PAZIENTI

Crea “il questionario di branding travestito da questionario di gradimento anonimo”.

Alterna domande classiche sulla cordialità del personale, attesa media, pulizia a domande contenenti delle valutazioni quantitative e qualitative sullo studio.

Le domande principali dovranno suonare in questo modo:

  • Come definiresti il nostro studio? Scegli tre aggettivi tra questi 20.
  • Metti in ordine di rilevanza i 3 aggettivi che hai scelto
  • Ritieni il nostro studio sia meglio o peggio rispetto a quelli da te frequentati?
  • In che posizione collocheresti questo studio tra quelli da te frequentati (1, 2, 3?)
  • Ritieni che in questo studio si spenda  – poco   – tanto  – non troppo
  • Ti rechi in questo studio per la sua qualità nelle prestazioni di implantologia, protesi, orto ecc ecc

In merito agli aggettivi evita qualifiche generiche come “professionale” e mira a termini specifici come “lussuoso, poca igiene, gradevole, tradizionale, innovativo, puntuale, il meglio, scarso, dentiera (sì lo so che non è un aggettivo, ma facciamo per capirci), devitalizzazione, impianti, estrazione, per bambini, così così, antipatico, accogliente ecc ecc”.

Dalle risposte al questionario generico otterrai delle informazioni utilissime sull’andamento del tuo studio e sui protocolli operativi rivolti ai pazienti, sull’operato del personale e sui punti da migliorare.

Dalle domande di branding otterrai una nuvola di punti da cui far partire un ragionamento utile a capire come il tuo studio viene percepito dal paziente medio, permettendoti di individuare meglio la posizione che occupi nella sua mente e il motivo specifico per cui ciò accade.

Tutti questi dati andranno incrociati con quelli precedenti per ottenere una visione d’insieme più vasta e più attinente.

Se proprio vuoi fare le cose per bene, conduci un sondaggio telefonico con 3 domande mirate da effettuare a una decina di numeri fissi della tua zona scelti a caso dall’elenco.

Munisciti di pelo sullo stomaco e fingiti un istituto di sondaggi o ricerche di mercato. Chiedi principalmente “chi le viene in mente se le chiedo di indicarmi il miglior dentista in zona o in città”?

“Perché è il migliore secondo lei”?

Da ciò capirai davvero il sentiment della zona o della città.

Ovviamente se hai già tutto chiaro non è fondamentale effettuare il sondaggio, ma si tratta comunque di uno strumento potente per scovare concorrenti inaspettati.

LA NASCITA DI UN BRAND ODONTOIATRICO

La mappa integrale per la creazione di un brand è costituita da ben 6 elementi.

_Posizionamento

_Focus

_ Nome

_Chiodo Verbale (verbal nail)

_Martello visivo (visual hammer)

_PR (Non campagne pubblicitarie, ma incessanti campagne di pubbliche relazioni)

Tralasciando l’ultima fase, più operativa oltre che strategica, ci concentreremo sulla creazione “a tavolino” di un brand potenziale dell’odontoiatria moderna.

FOCUS

L’altra faccia del posizionamento è costituita dal focus, ovvero trovare un’ambito di iper specializzazione attraverso il quale servire al massimo delle potenzialità e delle possibilità una nicchia di mercato ristretta.

Si tratta di un concetto anti intuitivo, ma che ha stravolto completamente le regole del marketing, velocizzando in maniera vertiginosa i processi di crescita e lavorando di fino sulla mente delle persone. Il libro perfetto per capire le regole della focalizzazione è Focus, diAl Ries.

E’inutile lavorare sul generico, lavoriamo sullo specifico in modo da comprendere con precisione questo concetto.

Case history

Si tratta di uno studio che lavorava già sull’implantologia ma ambiva ad ampliare la fetta di fatturato di questa specialità.

Dopo aver condotto un’attenta analisi sul mercato di riferimento, insieme all’odontoiatra titolare abbiamo deciso di focalizzare la comunicazione su una tecnica specifica dell’implantologia: la tecnica senza lembo (o flapless).

Da qui abbiamo creato il brand Wingadent e abbiamo lavorato su un visual a forte impatto e un battlecry (slogan) estremamente chiaro e orientato a due benefici sorti sull’analisi dei bisogni dei pazienti implantotogici: “dimentica il dolore e risparmia tempo con la tecnica flapless”.

Poiché il marketing è verità detta bene, noi all’interno della nostra comunicazione, come nota di esclusività, spieghiamo che questa tecnica non può essere per tutti e che per verificare la fattibilità si dovrà eseguire un’attenta visita a valore.

“Ma con la focalizzazione rischio di privarmi di una grossa fetta di prestazioni NON flapless”!

Spazio ai fatti.

Risultato ultimo semestre:

AUMENTATE DEL 330% LE PRIME VISITE IMPLANTOLOGICHE, AUMENTATE DEL 325% GLI INTERVENTI FLAPLESS E MOLTIPLICATE DEL 290% LE RIABILITAZIONI COMPLESSE NON FLAPLESS.

Può bastare?? 🙂

[PS: se non ci credi puoi sempre contattare il Dr Marco Catanzano e chiedere a lui ;)]

NAMING: DARE UN NOME AL PROPRIO STUDIO DENTISTICO

Il nome è il ponte che collega il prodotto al cervello del potenziale paziente, per questa ragione il nostro nuovo nome non dovrà essere creativo, ma descrittivo e non generico.

Ciò permetterà al nostro potenziale cliente di collocarci sin da subito in una casellina nuova e ben definita nel suo hard disk cerebrale. Per permettere che questa magia accada, posizionamento, focalizzazione e nome dovranno viaggiare verso un’unica direzione.

Ma tutti gli studi hanno bisogno di rinominarsi?

Ovviamente no.

Se attraverso l’analisi esposta in precedenza hai scoperto che il tuo nome significa già qualcosa per i tuoi pazienti e possiedi già una categoria tua, non è saggio cambiare nome, perché demoliresti il ponte che ti lega alla mente dei tuoi pazienti.

Ciò che si consiglia in questa situazione è l’operazione che io chiamo “esplicitare il posizionamento”.

Capita a volte che uno studio ben strutturato abbia già un suo posizionamento intrinseco, ma quest’ultimo non venga comunicato chiaramente o venga “inquinato” da mille messaggi di marketing che lo rendano poco chiaro e poco distinguibile.

Quello che faccio in queste situazioni è chiarificare il posizionamento, esplicitarlo attraverso uno slogan e un visual adeguati, arrestando tutta la comunicazione che non si riflette con il posizionamento selezionato.

NB: NON SI TRATTA DI RE-BRANDING

Il re-branding è una tecnica di marketing che tenta di cambiare il posizionamento delle aziende, mutando di fatto la loro idea differenziante nell’immaginario dei propri clienti.

Una cosa che però viene tralasciata dal marketing “moderno”, è che l’opinione nella mente delle persone non si riesce a cambiare, per cui sarebbe un grosso errore credere di far mutare il parere di un paziente nei nostri confronti.

Questa cosa non funziona.

BREVE INCISO:

esistono decine di esempi di re-branding di successo, ma fanno capo a multinazionali per le quali avere per 15 anni i bilanci in perdita non è un problema.

Cambiano il loro messaggio, il loro logo e la loro comunicazione, unitamente alla linea dei prodotti. La clientela digerisce questo cambiamento nell’arco di una generazione, quindi, sia dal punto di vista strategico, che dal punto di vista economico, si tratta di un’operazione in perdita per cui invece converrebbe creare un nuovo brand.

Ciò non avviene per errori grosolani di manager “troppo affezionati al marchio” o soltanto per questioni relative alla finanza.

Parliamo infatti di multinazionali quotate in borsa da decenni e la loro posizione dominante nel mercato non gli consente cambiamenti riguardo al naming.

Ma i casi di successo sono effettivamente eccezioni. Capita più spesso che si fallisca.

Guarda la Kodak per esempio.

Nella mente delle persone Kodak significa ancora “pellicola”. Una volta divenuta obsoleta la pellicola alla volta del digitale, in Kodak hanno velocemente perso tutto, nonostante avessero inventato la fotocamera digitale!

L’unico semplice ma inesorabile errore di Kodak è stato marchiare la macchina digitale con il proprio nome e per giunta in netto ritardo rispetto alla concorrenza.

Se avessero creato un brand ad hoc per il digitale, probabilmente il gruppo Kodak sarebbe ancora vivo e vegeto, se non addirittura leader di mercato.

Canon, Nikon e Minolta sono sinonimo di macchina fotografica (ognuno con attributi specifici), ma Kodak, no.

Ciribiribì Kodak significa pellicola. La parola pellicola è il cosiddetto “verbal nail”, ovvero il termine che ogni azienda dovrebbe possedere nella mente di clienti (o lavorare in quella direzione, per i brand in costruzione).

La Kodak è morta con il suo prodotto perchè è morta la categoria che esso rappresentava nella mente delle persone…

Ma che fare per non incorrere in questo fatale errore nello studio dentistico?

BRANDIZZARE UN SERVIZIO

In quel caso, anziché re-brandindizzare uno studio che significa già qualcosa nella mente dei pazienti, si puo’ optare per brandizzare un servizio e orientare tutto il marketing verso questo nuovo focus.

Mi riferisco alla possibilità di impacchettare una prestazione (o un insieme di prestazioni) a marchio proprio, dotandola di caratteristiche, peculiarità e attributi estremamente riconoscibili e unici.

Questo conferirà al tuo servizio un aspetto unico e risulterà  più appetibile per il target che stai servendo. Mi sembra ovvio che il tipo di servizio o prestazione dovrà colmare un bisogno esistente del consumatore e dovrà essere estremamente utile.

RICORDA CHE I BISOGNI NON SI CREANO MA SI INTERCETTANO.

Ma torniamo al nome.

Per creare il nome perfetto per il tuo studio non devi affidarti alla fantasia, ma alle regole descritte all’interno del libro Markedonzia Vol.2 “da studio dentistico a brand odontoiatrico”.

I principi su cui si basa la costruzione di un naming corretto sono 7:

  1. Parola breve
  2. Una, massimo due parole
  3. Se sono due, le  parole dovranno iniziare con la stessa lettera
  4. Devranno essere assonanti o contenenti allitterazioni
  5. Devrà essere strettamente legata al posizionamento
  6. Termini preferibilmente italiani
  7. Parti di due parole possono essere congiunte attraverso una crasi

Creato un nome si passa all’ideazione di un

VISUAL HAMMER ODONTOIATRICO

_branding in odontoiatria

Banalmente chiamato logo, il martello visivo è uno strumento molto efficace per la comunicazione perché veicola attraverso il nostro senso principale, la vista, il significato e la forza del nostro posizionamento e della nostra categoria.

Sono stato il primo a parlarne nel mondo dentale e per questo ho attirato a me un pò di normali critiche, ma in un’ottica in cui siamo orientati a differenziarci dalla concorrenza, mi sembra lapalissiano asserire che non possiamo avere un logo identico al nostro concorrente!

Per questa ragione sconsiglio vivamente di utilizzare il logo con il dente stilizzato e approfondire come sfruttare l’efficacia del visual hammer odontoiatrico per la comunicazione grafica della propria attività.

La strategia di branding che di solito il grafico ti propone parte dalla grafica e lì si ferma.

La condizione adeguata per condurre una strategia che abbia un senso dovrebbe essere affidata a te – nel momento in cui apprendi le nozioni adeguate – o ad un esperto di branding e far partire tutto il processo direttamente dal posizionamento.

Da qui in poi sarà possibile imbastire l’idea di un nuovo logo e un nome attorno ad esso.

Sarà successivamente compito dello slogan (parola che in gaelico significa“urlo di guerra”, in inglese battlecry) spiegare nello specifico il problema che riusciamo a risolvere.

Ma come si costruisce un logo con questa filosofia?

Bene, stabilito il posizionamento lavoreremo su un’immagine grafica che permetterà di inquadrare nell’immediatezza le nostre peculiarità.

Tra le regole che Laura Ries, l’ideatrice del concetto di visual hammer, ha esposto durante i seminari a cui ho partecipato, ci sono 4 concetti principali su cui il mercato odontoiatrico medio può contare:

  • Colore di sfondo
  • Figure di animali
  • Simboli
  • Immagini dinamiche (che simulano un azione)

Tralasciando alcune idee che sono senza dubbio prerogativa di budget pubblicitari più corposi (vedi l’utilizzo di testimonial come alcune catene dentali fanno da anni), mi sono soffermato su questi quattro punti perché ritengo siano quelli più concreti dal punto di vista esecutivo nell’ideazione e nella creazione di un concetto visuale che possa farsi ricordare.

Non è detto che il visual hammer sia sempre il logo dell’impresa, come negli esempi qui in basso, il visual hammer può anche essere costituito da un’immagine diversa rispetto al classico logo.

Prendi “Dove” per esempio, il logo è una colomba, ma il visual, quello che rimane come concetto differenziante è l’atto di versare la crema idratante (“con un quarto di crema idratante” recita il claim).

Stessa cosa per le compagnie telefoniche che hanno scelto di differenziarsi tramite un codice colore: Rosso per Vodafone, blu per Tim, arancione per Wind.Visual Hammer odontoiatrico di Corrado Lagona

Resta il fatto che il metodo che più mi piace per rappresentare un visual hammer è con l’ausilio degli animali.

I più bei loghi del mondo hanno un animale come protagonista e in alcuni casi l’eccellenza si è espressa al massimo combinando l’animale con la dinamicità dell’azione: Ferrari e Jaguar sono i miei preferiti.

Il focus per la costruzione di un logo in tempi di forte competitività è senza dubbio lavorare sull’idea differenziante.

IL PROBLEMA DEI “CUGGINI” NEL MARKETING E NEL BRANDING IN ODONTOIATRIA

Il vero problema è che su argomenti come la grafica e il marketing, tutti si sentono in autorizzati a dire la propria secondo un gusto personale totalmente soggettivo.

Mentre queste – almeno come le intendo io – sono discipline che hanno una propria coerenza e che non lasciano troppo spazio al parere o al gusto personale (nemmeno di chi le realizza) poiché si basano su tecniche ben precise utilizzate da un secolo o più.

Naturalmente chi non conosce questa realtà si basa sul gusto personale e su quello di conoscenti che a loro volta daranno il proprio parere, diverso da quello originale e anch’esso basato su nessuna metodologia o teoria studiata o testata sul campo da professionista.

Il consiglio spassionato è quello di evitate di affidare le campagne di marketing a CUGGINI, nipoti o amici senza referenze.

Affideresti la tua auto a tuo nipote solo perché con la Playstation ha vinto un sacco di gare con i suoi amici? Non credo.

Allora perché ti ostini ad affidare una cosa più importante, la tua impresa, a “cuggini” che sanno smanettare su Facebook?

Oppure a creativi che sono capaci esecutori grafici ma non possiedono cognizioni di marketing strategico?

Poi non lamentarti se ti fanno il logo uguale al tuo concorrente…

Fai in modo di leggere testimonianze, verificare la presenza di casi studio di successo nello stesso settore con dati alla mano kpi (indicatori di performance).

Se vuoi capire e fare tuoi i principi attraverso cui si creano nomi, slogan e loghi per uno studio dentistico inizia con il leggere Markedonzia Vol.2: “DA STUDIO DENTISTICO A BRAND ODONTOIATRICO” , disponibile in formato cartaceo su Amazon e sulle principali piattaforme online ——————>  www.markedonzia.com

Il tema del Brand e del Branding al prossimo Master Dentista Manager

Se vuoi approfondire il tema del Brand e del Branding dello studio dentistico, ti consiglio di partecipare al prossimo Master Dentista Manager che si terrà tra poco a Milano.

Puoi scaricare la brochure con il programma completo del corso oppure iscriverti on line.

Ti aspettiamo!

Autore: Corrado Lagona

Corrado Lagona è l’autore del libro Markedonzia e l’ideatore del Sistema omonimo, attraverso il quale aiuta i dentisti a formulare la propria idea differenziante. Ha introdotto nel mondo del dentale il concetto di Brand Odontoiatrico ed ha appena pubblicato anche il libro "Markedonzia Vol.2: da studio dentistico a brand odontoiatrico" edito da Leva Edizioni.