

Dal 10 ottobre 2025 gli odontoiatri che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale dovranno informare i pazienti in modo chiaro e trasparente, come previsto dalla legge 132/2025. L’AI potrà essere impiegata solo come supporto, senza mai sostituire il giudizio clinico del dentista, che rimane pienamente responsabile della prestazione. Gli studi odontoiatrici dovranno aggiornare i moduli di consenso, documentare l’uso dell’AI nelle cartelle cliniche, rivedere le procedure di privacy e rischio, formare il personale e verificare la copertura assicurativa. Non si tratta di un mero adempimento burocratico, ma di un passaggio strategico per rafforzare trasparenza, fiducia e tutela reciproca nel rapporto con i pazienti.

L’intelligenza artificiale sta entrando con sempre maggiore decisione anche nel mondo sanitario, e l’odontoiatria non fa eccezione. Dai software di diagnosi assistita alla gestione digitale degli studi, le applicazioni dell’AI promettono efficienza, precisione e supporto al professionista. Ma insieme alle opportunità arrivano anche nuove responsabilità.
Dal 10 ottobre 2025, con l’entrata in vigore della Legge n. 132/2025, gli odontoiatri – al pari di avvocati, notai, commercialisti e altre categorie – dovranno rispettare un obbligo preciso: informare i pazienti sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle proprie prestazioni professionali.
Questo significa che l’AI potrà essere impiegata solo come strumento di supporto, mentre il cuore del servizio resterà sempre il lavoro intellettuale e clinico del dentista. Non si tratta solo di un adempimento formale: la trasparenza diventa un elemento essenziale per mantenere la fiducia del paziente e per rafforzare il ruolo dell’odontoiatra come garante ultimo della qualità e dell’etica professionale.
Per comprendere appieno la portata dell’obbligo che scatterà dal 10 ottobre 2025, è utile collocare la novità all’interno del quadro normativo più ampio che regola oggi l’uso dell’intelligenza artificiale nelle professioni sanitarie e intellettuali.
Il riferimento immediato è la Legge 132/2025, che introduce regole comuni a tutti i professionisti sull’impiego dell’AI. Due sono i punti centrali:
Si tratta di principi che incidono direttamente sul rapporto fiduciario medico-paziente, introducendo la necessità di trasparenza anche nell’ambito delle tecnologie digitali.
Un altro riferimento importante è la Legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. Pur essendo gli odontoiatri regolati da un Ordine professionale, la legge 132 richiama questo precedente per estendere obblighi e tutele anche a categorie diverse. In questo senso, il legislatore mostra l’intenzione di uniformare il rapporto tra AI e professioni, indipendentemente dalla loro organizzazione ordinistica.
La nuova disciplina si innesta anche sui Codici deontologici di categoria.
Infine, sullo sfondo non si può trascurare il dibattito europeo sull’AI, con l’AI Act e le linee guida comunitarie volte a garantire sicurezza, trasparenza e controllo umano sui sistemi intelligenti. La legge italiana si muove nella stessa direzione, rafforzando l’idea che l’intelligenza artificiale debba essere al servizio del professionista e non viceversa.
Dal 10 ottobre 2025 ogni odontoiatra che utilizza strumenti di intelligenza artificiale nello svolgimento della propria attività professionale è tenuto a informare i pazienti in modo trasparente. La Legge 132/2025 stabilisce che la comunicazione debba avvenire con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, affinché il paziente comprenda quali sistemi vengono impiegati, con quali finalità e con quali limiti.
L’uso dell’AI, infatti, è consentito solo per attività strumentali e di supporto: il cuore della decisione clinica deve restare sempre in capo al dentista. Un software può quindi interpretare radiografie, suggerire un piano implantologico o organizzare i dati clinici, ma la responsabilità ultima della diagnosi e della terapia rimane al professionista.
Per rispettare l’obbligo normativo, lo studio odontoiatrico dovrebbe prevedere un’informativa scritta da allegare alle lettere di incarico o ai moduli di consenso. Tuttavia, la consegna del documento non basta: occorre accompagnarla con una spiegazione diretta, comprensibile e proporzionata al livello di conoscenza del paziente. Solo così si rafforza la fiducia e si riduce il rischio di contenziosi.
Gli esempi pratici sono numerosi. Se viene utilizzato un software di intelligenza artificiale per la lettura radiologica, il paziente deve sapere che il sistema evidenzia anomalie ma che la valutazione definitiva è del dentista. Se l’AI propone il posizionamento ideale di un impianto, va chiarito che si tratta di un supporto tecnico e non di una decisione automatica. Anche nella gestione dei dati clinici o amministrativi, lo studio deve spiegare che i processi restano sotto il controllo e la responsabilità del professionista.
L’informativa sull’uso dell’AI non è quindi un mero adempimento burocratico. È uno strumento strategico che consente di rafforzare la trasparenza, valorizzare la centralità del ruolo professionale e prevenire contestazioni, riaffermando che la tecnologia è un collaboratore digitale, ma la cura del paziente resta saldamente nelle mani dell’odontoiatra.
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La Legge 132/2025 ribadisce un principio fondamentale: l’intelligenza artificiale deve avere un ruolo di supporto, non di sostituzione, nell’attività del professionista. Per gli odontoiatri questo significa che l’AI può diventare un alleato prezioso nello studio, ma non potrà mai prendere decisioni cliniche autonome né sostituire il giudizio professionale.
In odontoiatria le applicazioni concrete sono già numerose. I software di analisi radiologica basati su algoritmi di intelligenza artificiale possono, ad esempio, evidenziare lesioni cariose o anomalie ossee non immediatamente visibili, offrendo al dentista un aiuto nella fase diagnostica. Analogamente, i programmi di pianificazione implantologica possono simulare il posizionamento ottimale di un impianto, migliorando la precisione e la predicibilità del trattamento. Anche la gestione amministrativa dello studio beneficia dell’AI, che può velocizzare l’elaborazione dei dati clinici, ottimizzare gli appuntamenti e migliorare la comunicazione con i pazienti.
Tuttavia, in tutti questi casi la responsabilità resta interamente dell’odontoiatra. È il professionista a dover validare i risultati, interpretarli alla luce dell’anamnesi e delle condizioni cliniche del paziente e, soprattutto, a prendere le decisioni terapeutiche. L’AI non ha la capacità di sostituire il ragionamento clinico né l’esperienza, elementi che costituiscono la vera essenza della professione odontoiatrica.
Non mancano, del resto, esempi concreti che dimostrano i rischi di un uso superficiale della tecnologia. Recenti casi giudiziari hanno evidenziato come il ricorso a sistemi automatizzati senza un controllo adeguato possa condurre a documenti imprecisi o a indicazioni inconferenti, con conseguente danno per il cliente o il paziente. Questo conferma che l’AI deve essere trattata come un “collaboratore digitale”: utile, affidabile in molti compiti ripetitivi, ma sempre subordinato al controllo umano.
Per gli studi odontoiatrici, quindi, la vera sfida non è se adottare l’intelligenza artificiale, ma come integrarla responsabilmente nella pratica quotidiana. La tecnologia può migliorare la qualità del servizio e liberare tempo prezioso per il rapporto umano con il paziente, ma mai sostituire la centralità dell’odontoiatra come garante della salute orale e della fiducia del paziente.
L’introduzione dell’obbligo di informare i pazienti sull’uso dell’intelligenza artificiale è la naturale evoluzione dei principi deontologici che regolano la professione odontoiatrica. La trasparenza, la tutela della fiducia e la responsabilità personale del professionista sono valori già consolidati, che ora trovano una nuova applicazione in relazione alle tecnologie digitali.
Il Codice di deontologia odontoiatrica prevede da tempo il dovere di fornire al paziente informazioni chiare, complete e comprensibili, non solo sui trattamenti proposti ma anche sugli strumenti e le metodologie utilizzate. L’intelligenza artificiale, in questo contesto, si colloca come un mezzo aggiuntivo che deve essere reso esplicito. Non informare un paziente sull’uso di un sistema AI significherebbe infatti tradire il principio di lealtà e trasparenza, compromettendo il rapporto fiduciario.
L’art. 7 comma 3 della Legge, in questo senso è chiaro e sintetico:
L’interessato ha diritto di essere informato sull’impiego di tecnologie di intelligenza artificiale.
Anche dal punto di vista della responsabilità professionale, la legge è chiara: la prestazione è sempre imputabile all’odontoiatra, indipendentemente dal grado di sofisticazione dello strumento impiegato. Se un software AI commette un errore diagnostico o propone un piano terapeutico inadeguato, sarà comunque il professionista a rispondere di fronte al paziente e, nei casi più gravi, anche davanti al giudice o all’Ordine professionale.
Il questo senso , all’art. 7, comma 5, la legge prevede letteralmente:
I sistemi di intelligenza artificiale in ambito sanitario costituiscono un supporto nei processi di prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica, lasciando impregiudicata la decisione, che è sempre rimessa agli esercenti la professione medica.
Ancora più mirato è l’art. 13, comma 1:
L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera.
La responsabilità non è solo civile, ma anche disciplinare. Un uso scorretto o non dichiarato dell’AI potrebbe configurare violazioni deontologiche, con conseguenti procedimenti a carico del professionista. È quindi fondamentale adottare un approccio prudente, documentare le fasi in cui si è fatto ricorso all’intelligenza artificiale e dimostrare di aver mantenuto sempre il controllo clinico e decisionale.
Al comma 2, dello stesso art. 13, si dice:
Per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.
In questo quadro, l’odontoiatra deve percepire l’obbligo di informativa come una tutela reciproca: per il paziente, che acquisisce consapevolezza e fiducia; e per il professionista, che rafforza la propria posizione etica e giuridica dimostrando di aver agito con diligenza e trasparenza.
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La Legge 132/2025 guarda anche al futuro, prevedendo percorsi di alfabetizzazione e formazione sull’intelligenza artificiale per i professionisti. Per gli odontoiatri questo significa che l’uso dell’AI non potrà essere improvvisato: serviranno competenze specifiche per comprenderne i limiti, interpretarne i risultati e integrarla in modo corretto nella pratica clinica.
All’art. 7, comma 8, la legge prescrive:
I sistemi di intelligenza artificiale utilizzati in ambito sanitario e i relativi dati impiegati devono essere affidabili, periodicamente verificati e aggiornati al fine di minimizzare il rischio di errori e migliorare la sicurezza dei pazienti.
Gli Ordini professionali avranno il compito di organizzare programmi formativi mirati, ma anche le associazioni delle professioni sanitarie non ordinistiche potranno contribuire a diffondere una cultura consapevole sull’intelligenza artificiale. Si tratta di un impegno che si affianca all’obbligo già esistente di aggiornamento ECM, rendendo l’AI una nuova area di interesse per la formazione continua degli odontoiatri.
La sfida non riguarda solo il singolo professionista, ma l’intero studio odontoiatrico. Anche il personale di supporto – dagli ASO al personale amministrativo – dovrà acquisire nozioni di base per gestire strumenti che sempre più spesso integrano componenti di intelligenza artificiale. Un esempio concreto è la gestione digitale delle agende o delle cartelle cliniche: conoscere come l’AI tratta i dati e come garantire la loro sicurezza diventerà parte della routine quotidiana.
La formazione ha inoltre una valenza etica: un odontoiatra che sa spiegare con competenza al paziente come funziona l’AI, quali vantaggi porta e quali limiti ha, rafforza la propria autorevolezza e consolida la fiducia. Non è un caso che la stessa legge richiami l’importanza di un “approccio competente e consapevole” all’uso delle tecnologie digitali.
In prospettiva, quindi, la formazione sull’AI diventerà un elemento distintivo della professionalità odontoiatrica: un investimento strategico che permetterà agli studi di integrare in modo sicuro e responsabile le innovazioni, rimanendo al passo con i tempi senza rinunciare alla centralità del rapporto umano con il paziente.
1. Aggiornare l’informativa per i pazienti (una tantum, con revisioni periodiche)
Integrare nei modelli di consenso e nelle lettere di incarico un paragrafo dedicato all’uso di strumenti di intelligenza artificiale, con linguaggio chiaro e comprensibile.
2. Elaborare un piano interno di gestione dell’AI (una tantum, da aggiornare in base all’evoluzione)
Definire quali strumenti AI vengono utilizzati nello studio (diagnostica, pianificazione, gestione dati) e in quali fasi. Questo documento serve sia per uso interno sia in caso di verifiche.
3. Coinvolgere il DPO o il consulente privacy (una tantum + verifiche periodiche)
Se lo studio ha un Data Protection Officer (DPO) e/o un consulente privacy, è fondamentale aggiornare il registro dei trattamenti e verificare che l’uso dell’AI sia conforme al GDPR, soprattutto per i dati sanitari.
4. Adeguare le procedure di gestione del rischio (una tantum con monitoraggi annuali)
Introdurre una valutazione dei rischi specifici legati all’AI (errori diagnostici, bias algoritmici, vulnerabilità informatiche) e predisporre misure di mitigazione.
5. Documentare l’uso dell’AI nelle cartelle cliniche (ricorrente)
Ogni volta che un software di AI viene impiegato in una diagnosi o in una pianificazione, annotarlo nella documentazione clinica, specificando che la decisione finale resta al professionista.
6. Informare e formare il personale di studio (una tantum + aggiornamenti periodici)
Organizzare una sessione di formazione interna sull’uso corretto e sicuro degli strumenti AI, estesa sia al personale sanitario sia a quello amministrativo.
7. Definire procedure di comunicazione ai pazienti (ricorrente)
Stabilire una modalità standard per spiegare in modo semplice, durante la visita, quali strumenti AI sono stati usati e a cosa servono. L’obiettivo è creare coerenza e trasparenza nella comunicazione.
8. Mantenere la copertura assicurativa aggiornata (una tantum + controlli annuali)
Verificare con la compagnia assicurativa che la polizza di responsabilità civile copra eventuali rischi legati all’uso dell’AI.
9. Interfacciarsi con Ordine ed enti esterni (una tantum, salvo nuove disposizioni)
Al momento non è prevista una comunicazione obbligatoria agli Ordini o alle ASL sull’uso di AI. Tuttavia, è opportuno monitorare le circolari degli Ordini provinciali degli odontoiatri, che potrebbero fornire linee guida o richiedere aggiornamenti.
10. Monitorare aggiornamenti normativi e tecnologici (ricorrente)
Designare un referente interno che tenga traccia delle novità legislative e degli aggiornamenti software, così da adeguare tempestivamente prassi e documentazione.
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La legge 132/2025 non esaurisce i suoi effetti nel solo rapporto tra professionista e paziente. Se da un lato impone agli odontoiatri di essere trasparenti nell’uso dell’intelligenza artificiale in ambito clinico, dall’altro amplia i propri riflessi anche nella sfera del lavoro. Lo studio odontoiatrico, infatti, non è soltanto un luogo di cura, ma anche un contesto organizzativo con dipendenti e collaboratori: assistenti alla poltrona, segretarie, igienisti dentali. In questo senso, l’odontoiatra titolare di studio è chiamato ad adempiere anche ai nuovi obblighi previsti per i datori di lavoro che adottano strumenti basati su AI.
Il legislatore ha voluto evitare che l’intelligenza artificiale diventi uno strumento di controllo occulto o invasivo nei confronti dei lavoratori. Per questo motivo, la legge stabilisce che il datore di lavoro debba informare i propri collaboratori ogni volta che vengano utilizzati sistemi di AI nei processi lavorativi. È un’estensione logica del principio di trasparenza: se il paziente ha diritto a sapere quando l’AI viene utilizzata nella prestazione professionale, allo stesso modo il lavoratore deve essere reso consapevole di come le tecnologie incidono sulla sua attività quotidiana.
Per un odontoiatra titolare di studio, questi nuovi obblighi si traducono in azioni molto concrete. Prima di tutto, occorre chiarire quali strumenti AI vengono utilizzati nello studio e in quali fasi incidono sull’attività del personale. Si pensi, ad esempio, ai software che ottimizzano le agende degli appuntamenti, ai sistemi di riconoscimento vocale per la dettatura delle cartelle cliniche, o ai programmi di gestione automatica dei dati dei pazienti. Tutti questi strumenti possono avere un impatto sul lavoro degli assistenti o degli addetti all’amministrazione.
Il datore di lavoro ha quindi il compito di:
L’obiettivo è duplice: da una parte evitare che l’AI diventi un fattore di squilibrio nei rapporti di lavoro; dall’altra garantire un clima organizzativo trasparente e sereno, nel quale anche i collaboratori si sentano parte attiva del percorso di innovazione.
Un elemento che emerge con chiarezza dalla legge 132/2025 è che non sempre alle nuove prescrizioni è associata una sanzione diretta e immediata. Ad esempio, l’obbligo di informare i pazienti sull’uso dell’AI non è accompagnato da una multa specifica per chi omette di farlo. Questo, però, non significa che la violazione resti priva di conseguenze.
Il primo livello di rischio è quello disciplinare. I codici deontologici delle professioni sanitarie già prevedono doveri di informazione, correttezza e trasparenza verso il paziente. Non rispettare l’obbligo di comunicare l’uso dell’AI può quindi comportare sanzioni da parte dell’Ordine (richiami, sospensioni, fino alla radiazione nei casi più gravi), in quanto si configurerebbe una violazione dei doveri professionali.
Il secondo livello è quello civilistico. Se un paziente ritiene di aver subito un danno perché non è stato informato dell’impiego dell’AI, potrebbe agire per ottenere un risarcimento. In tal caso, la mancanza di informativa potrebbe essere interpretata come violazione del consenso informato o come difetto di diligenza professionale.
In scenari estremi, qualora l’omissione di trasparenza o l’uso improprio dell’AI contribuiscano a causare un danno alla salute del paziente, non si può escludere un profilo di responsabilità penale per colpa professionale. L’AI non è una “scusante”: resta fermo il principio che la responsabilità ultima è sempre del dentista.
Sul fronte dei rapporti con i collaboratori, la legge stabilisce l’obbligo di informare i lavoratori sull’uso di AI nei processi lavorativi. Anche qui non sono previste sanzioni pecuniarie dirette, ma il mancato rispetto potrebbe tradursi in contestazioni per condotta antisindacale, violazione delle norme sulla sicurezza o lesione della dignità del lavoratore, con conseguenti azioni legali o interventi dell’Ispettorato del Lavoro.
In sostanza, il legislatore non ha introdotto un apparato sanzionatorio rigido e immediato, preferendo affidarsi al sistema già esistente di responsabilità civile, penale e deontologica. Questo significa che, più che temere una multa, gli odontoiatri devono considerare l’impatto che un’omissione potrebbe avere sulla loro posizione professionale, sulla reputazione e sulla fiducia del paziente o dei collaboratori.
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