

Il Concordato Preventivo Biennale 2026 cambia ancora e diventa sempre più collegato agli ISA, al controllo di gestione e alla lettura economica dello studio dentistico. Le nuove regole introducono limiti agli incrementi reddituali proposti dal Fisco, maggiore attenzione alla coerenza economica e una metodologia sempre più basata su indicatori, trend storici e analisi comparative. Per dentisti e studi odontoiatrici il tema non riguarda più soltanto la fiscalità, ma anche organizzazione, pianificazione economica e sostenibilità dei numeri dello studio. In questo approfondimento analizziamo cosa cambia davvero, quali sono i rischi e le opportunità del CPB 2026-2027 e quali strategie adottare prima di decidere se aderire.

Il nuovo decreto sulla metodologia del Concordato Preventivo Biennale 2026-2027 non introduce soltanto una regola tecnica per il calcolo della proposta fiscale. Segna piuttosto un ulteriore passaggio verso un modello in cui il Fisco non guarda più solo al reddito dichiarato, ma alla coerenza complessiva dello studio professionale.
Per i dentisti questo aspetto è particolarmente importante. Lo studio odontoiatrico, infatti, è spesso una struttura economicamente complessa: sostiene costi rilevanti per personale, materiali, tecnologie, consulenze, collaboratori e investimenti; può avere margini molto diversi da un anno all’altro; può crescere rapidamente oppure attraversare fasi di riduzione della redditività pur mantenendo elevati i volumi di attività.
Il Concordato Preventivo Biennale 2026 si inserisce esattamente in questo scenario. La proposta dell’Agenzia delle Entrate per il biennio 2026-2027 (vd: DM-11-maggio-2026) viene costruita partendo dai dati dichiarati per il 2025, dagli ISA 2026, dagli indicatori di affidabilità e anomalia, dai risultati economici degli ultimi anni e dal confronto con i valori di riferimento del settore.
La vera novità, quindi, non è solo la possibilità di aderire o meno al concordato. La novità è che il dato fiscale diventa sempre più il risultato di una lettura economica dello studio. E questa lettura può essere favorevole, se i numeri sono coerenti e ben governati, oppure problematica, se lo studio presenta dati disordinati, margini poco spiegabili o anomalie non presidiate.
Per questo il tema interessa direttamente i dentisti: non si tratta più soltanto di chiedere al commercialista “conviene aderire?”, ma di capire prima come il proprio studio viene letto dal sistema fiscale.
Uno degli aspetti più interessanti del nuovo decreto riguarda il metodo con cui l’Agenzia delle Entrate elabora la proposta di Concordato Preventivo Biennale. Il sistema, infatti, non applica una semplice percentuale al reddito dell’anno precedente, ma utilizza un modello molto più articolato, basato su dati storici, indicatori ISA 2026 e analisi comparative di settore.
In concreto, il software dell’Agenzia prende in considerazione diversi elementi contemporaneamente: gli indicatori di affidabilità fiscale, gli indicatori di anomalia, l’andamento economico dello studio negli ultimi tre anni, i valori medi del settore professionale di appartenenza e perfino le proiezioni macroeconomiche future.
Questo cambia profondamente il modo in cui uno studio dentistico dovrebbe leggere il rapporto con il Fisco.
Fino a pochi anni fa il focus era prevalentemente dichiarativo: il tema centrale era compilare correttamente la dichiarazione e valutare il carico fiscale finale. Oggi, invece, il sistema tende sempre di più a costruire una sorta di “profilo economico atteso” dello studio, cercando di capire se i numeri dichiarati appaiono coerenti con la struttura, con il settore e con la storia economica dell’attività.
È un passaggio culturale molto importante.
Uno studio odontoiatrico con fatturati elevati ma marginalità molto basse, oppure con oscillazioni improvvise dei risultati economici, potrebbe risultare statisticamente “anomalo” anche in presenza di comportamenti perfettamente leciti. Allo stesso modo, investimenti importanti, aumento del personale o fasi di riorganizzazione interna possono produrre effetti economici che gli algoritmi fiscali potrebbero interpretare come elementi di incoerenza rispetto ai benchmark di settore.
Per questo motivo il Concordato Preventivo Biennale 2026 non dovrebbe essere considerato soltanto una scelta fiscale, ma anche un indicatore della qualità organizzativa e gestionale dello studio.
Il decreto conferma inoltre che l’obiettivo del sistema è accompagnare gradualmente il contribuente verso un livello di “piena affidabilità fiscale”.
Tradotto in termini pratici: il Fisco non si limita più a fotografare il presente, ma cerca di orientare progressivamente il comportamento economico del contribuente verso parametri considerati coerenti e affidabili.
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Tra le modifiche più importanti introdotte nelle ultime settimane ce n’è una che molti dentisti probabilmente sottovaluteranno, ma che in realtà cambia parecchio l’equilibrio del Concordato Preventivo Biennale 2026: l’introduzione di un limite massimo agli incrementi di reddito proposti dal Fisco.
Negli anni scorsi uno dei principali timori legati al concordato riguardava proprio la possibilità di ricevere proposte considerate troppo aggressive o poco sostenibili rispetto alla reale situazione economica dello studio. Questo aspetto aveva generato molta prudenza, soprattutto tra professionisti e società odontoiatriche caratterizzate da redditività variabili o da forti investimenti.
Con il nuovo intervento normativo, invece, il legislatore introduce un “tetto” alla crescita del reddito concordato.
In particolare:
Può sembrare una modifica tecnica, ma in realtà ha un impatto molto concreto.
Per molti studi dentistici questo significa avere finalmente una maggiore prevedibilità fiscale. Il concordato diventa infatti più leggibile e più “misurabile” prima dell’adesione. Non elimina il problema della valutazione di convenienza, ma riduce almeno il rischio di trovarsi davanti a proposte completamente scollegate dalla capacità economica dello studio.
Questo tema è particolarmente rilevante in odontoiatria perché molti studi, pur generando fatturati importanti, operano oggi con strutture di costo molto più pesanti rispetto al passato. L’aumento del personale, il peso delle tecnologie, i costi energetici, il marketing, i finanziamenti e la crescita organizzativa hanno compresso la marginalità di numerose realtà.
Di conseguenza, esistono studi che appaiono “ricchi” in termini di volumi ma che producono utili molto più contenuti rispetto alle aspettative statistiche del sistema fiscale.Il nuovo limite agli incrementi sembra quindi rappresentare anche un tentativo di rendere il concordato più aderente alla realtà economica delle imprese e degli studi professionali.
Naturalmente questo non significa che il concordato diventi automaticamente conveniente. La vera questione, per i dentisti, resta capire se il reddito proposto:
Ed è proprio qui che emerge un altro cambiamento importante: il Concordato Preventivo Biennale 2026 richiede sempre meno una semplice valutazione fiscale e sempre più una vera analisi manageriale dello studio.
Le novità sul Concordato Preventivo Biennale 2026 confermano una tendenza che molti studi odontoiatrici stanno iniziando a percepire chiaramente: oggi la fiscalità non può più essere separata dalla gestione economica dello studio.
Per anni il rapporto con il commercialista si è concentrato soprattutto sugli adempimenti, sulle dichiarazioni e sul calcolo delle imposte. Il nuovo sistema ISA-CPB, invece, sposta progressivamente l’attenzione sulla capacità dello studio di produrre numeri coerenti, leggibili e sostenibili nel tempo.
È qui che entra in gioco il controllo di gestione.
Quando il Fisco analizza gli indicatori economici dello studio, non osserva soltanto il reddito finale. Guarda anche:
Questo significa che uno studio disorganizzato dal punto di vista gestionale rischia di non comprendere nemmeno come viene “interpretato” dagli algoritmi fiscali. Molti dentisti, ad esempio, conoscono il fatturato dello studio ma non hanno una visione realmente chiara di:
Finché il sistema fiscale era prevalentemente dichiarativo, queste informazioni potevano essere considerate “manageriali” ma non indispensabili. Oggi stanno diventando anche strumenti di protezione fiscale.
Uno studio che monitora costantemente i propri numeri riesce infatti a:
Al contrario, studi con dati poco ordinati o con contabilità esclusivamente fiscale rischiano di subire il sistema senza comprenderne davvero le logiche.
Questo è probabilmente uno degli aspetti più importanti dell’evoluzione in corso: il Concordato Preventivo Biennale sta trasformando il dato gestionale in un elemento sempre più strategico anche dal punto di vista tributario. E non è un caso che oggi assumano sempre più valore:
Perché il tema non è soltanto “pagare meno tasse”, ma soprattutto evitare che lo studio venga letto dal sistema fiscale come economicamente incoerente o statisticamente anomalo.
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Un altro elemento interessante del nuovo decreto riguarda il riconoscimento degli eventi straordinari che possono incidere sulla capacità economica dello studio.
Il legislatore prende atto del fatto che l’attività professionale non segue sempre andamenti lineari e che possono verificarsi situazioni in grado di alterare significativamente risultati economici, produttività e continuità operativa.
Per questo motivo vengono previste specifiche circostanze che possono determinare la cessazione degli effetti del concordato oppure una riduzione della proposta fiscale.
Tra queste rientrano:
Per gli studi odontoiatrici il tema è meno teorico di quanto possa sembrare.
Negli ultimi anni molte strutture hanno dovuto affrontare:
Il decreto introduce quindi un principio importante: il concordato non è completamente rigido, ma può adattarsi in presenza di eventi eccezionali documentabili.
Sono previste infatti riduzioni automatiche della proposta nei casi in cui gli eventi straordinari abbiano comportato sospensioni dell’attività per periodi prolungati. La riduzione può arrivare fino al 30% nei casi più gravi.
Questo aspetto merita attenzione soprattutto per gli studi più strutturati, dove anche brevi interruzioni operative possono avere impatti economici molto significativi.
Ma il punto forse più interessante è un altro.
Il Fisco sta progressivamente introducendo una logica sempre più “economica” nella lettura del contribuente. Non si limita a verificare il dato dichiarato, ma inizia a considerare anche il contesto in cui quel dato si forma.
Per i dentisti questo significa che diventa fondamentale:
In un sistema sempre più guidato da algoritmi e indicatori, la capacità di contestualizzare i propri dati economici potrebbe diventare tanto importante quanto il dato fiscale stesso.
C’è poi un effetto meno evidente, ma probabilmente destinato ad avere un impatto molto concreto nella quotidianità degli studi odontoiatrici: il Concordato Preventivo Biennale 2026 rende sempre più insufficiente un approccio puramente “contabile” alla fiscalità dello studio.
Fino a oggi molti dentisti hanno vissuto il rapporto con il commercialista in modo relativamente semplice. Lo studio produceva i numeri, il consulente li elaborava fiscalmente e, alla fine dell’anno, si valutava il risultato economico e tributario.
Il nuovo impianto ISA-CPB cambia però profondamente questa dinamica. Per valutare correttamente la convenienza del concordato non basta più conoscere il reddito dell’anno precedente. Diventa necessario comprendere:
In altre parole, il concordato obbliga indirettamente lo studio a ragionare in ottica prospettica.
Questo aspetto è particolarmente delicato in odontoiatria, dove molti progetti imprenditoriali si sviluppano su orizzonti pluriennali: apertura di nuove sedi, inserimento di specialisti, acquisto di tecnologie, ampliamento del team, revisione organizzativa o crescita del marketing possono modificare profondamente l’equilibrio economico dello studio nel giro di pochi mesi.
Accettare un reddito concordato senza avere una visione sufficientemente chiara dell’evoluzione futura della struttura rischia quindi di trasformare uno strumento nato per offrire stabilità fiscale in un vincolo potenzialmente difficile da gestire.
Per questo motivo il Concordato Preventivo Biennale 2026 sembra destinato a favorire soprattutto gli studi che hanno già sviluppato una cultura manageriale più evoluta, capace di integrare:
Non si tratta necessariamente di grandi strutture. Anche studi di dimensioni contenute possono affrontare correttamente questo scenario, purché inizino a leggere i dati economici non soltanto come un obbligo fiscale, ma come uno strumento di governo dello studio.
Ed è probabilmente questa la trasformazione più significativa introdotta indirettamente dal nuovo sistema: il dato fiscale smette progressivamente di essere un semplice “consuntivo” e diventa sempre più una rappresentazione della qualità organizzativa ed economica dello studio dentistico.
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Osservando nel loro insieme ISA, Concordato Preventivo Biennale 2026 e nuove metodologie di calcolo, emerge una direzione piuttosto chiara: il sistema fiscale si sta progressivamente spostando da una logica di controllo “a posteriori” a una logica di valutazione preventiva del contribuente.
Non conta più soltanto ciò che viene dichiarato. Conta sempre di più anche quanto quel dato appare coerente rispetto alla storia economica dello studio, al settore professionale di appartenenza e alle aspettative statistiche elaborate dall’Amministrazione finanziaria.
Il Concordato Preventivo Biennale 2026 rappresenta probabilmente il punto più avanzato di questa evoluzione.
Attraverso ISA, algoritmi, indicatori di anomalia e analisi comparative, il Fisco costruisce progressivamente una sorta di “profilo economico atteso” del contribuente. E sulla base di questo profilo formula proposte, valuta livelli di affidabilità e orienta le strategie di controllo.
Per gli studi odontoiatrici questo scenario apre inevitabilmente una riflessione più ampia.
Negli ultimi anni il settore ha vissuto una trasformazione profonda:
Tutti elementi che rendono gli studi molto più simili a vere imprese organizzate rispetto al passato.
È quindi naturale che anche il sistema fiscale inizi a leggere queste realtà con strumenti sempre più sofisticati e orientati all’analisi economica.
In questo contesto, limitarsi a “chiudere la contabilità” non basta più. Diventa sempre più importante che lo studio sappia:
Il tema centrale, quindi, non è stabilire se il Concordato Preventivo Biennale 2026 sia “giusto” o “sbagliato”.
La vera questione è capire che il rapporto tra studio dentistico e Fisco sta cambiando rapidamente. E che, in questo nuovo scenario, qualità organizzativa, controllo di gestione e affidabilità dei dati economici diventano sempre più parte integrante della strategia fiscale dello studio.
È probabilmente la domanda che molti dentisti si stanno ponendo in queste settimane. Ma il punto è che, oggi più che mai, non esiste una risposta valida per tutti.
Il Concordato Preventivo Biennale 2026 nasce con un obiettivo chiaro: offrire maggiore stabilità fiscale al contribuente e, allo stesso tempo, aumentare la prevedibilità del gettito per l’Amministrazione finanziaria. In teoria, quindi, dovrebbe rappresentare uno strumento utile soprattutto per chi desidera ridurre l’incertezza legata ai futuri controlli e avere una maggiore visibilità sul carico fiscale del biennio.
Nella pratica, però, la convenienza dipende molto dalle caratteristiche specifiche dello studio.
Uno studio odontoiatrico con andamento stabile, marginalità prevedibili e crescita già consolidata potrebbe trovare nel concordato uno strumento relativamente semplice da gestire. Diverso è il caso di strutture che stanno attraversando fasi di cambiamento importante: inserimento di nuovi soci o collaboratori, espansione degli spazi, investimenti tecnologici, incremento del personale o modifiche organizzative possono alterare sensibilmente gli equilibri economici dei prossimi anni.
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più delicati del CPB.
Accettare una proposta fiscale biennale significa, di fatto, assumersi una previsione implicita sulla futura capacità reddituale dello studio. Se quella previsione si rivela coerente con l’evoluzione reale dell’attività, il concordato può offrire vantaggi in termini di stabilità e gestione del rischio fiscale. Se invece lo scenario cambia in modo significativo, il reddito concordato potrebbe diventare più oneroso da sostenere.
Per questo motivo il concordato non dovrebbe essere affrontato come una decisione “automatica” o guidata esclusivamente dalla leva fiscale immediata.
Prima di aderire diventa fondamentale ragionare su alcuni aspetti:
Sono valutazioni che richiedono una lettura integrata tra fiscalità, organizzazione e pianificazione economica.
Ed è probabilmente questa la vera differenza rispetto al passato: il Concordato Preventivo Biennale 2026 non è più soltanto un tema da “chiusura fiscale”, ma una decisione che coinvolge direttamente la strategia economica dello studio dentistico nei prossimi anni.
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Al di là della convenienza immediata, il Concordato Preventivo Biennale 2026 sembra rappresentare soprattutto un’anticipazione della direzione verso cui si sta muovendo il sistema tributario italiano.
L’impressione è che il legislatore stia progressivamente costruendo un modello basato su tre elementi centrali:
Gli ISA prima e il CPB oggi vanno letti proprio in questa prospettiva.
Per gli studi odontoiatrici questo scenario potrebbe produrre conseguenze molto concrete nel medio periodo. Strutture con numeri ordinati, dati coerenti e capacità di pianificazione probabilmente riusciranno a gestire il rapporto con il Fisco in modo più stabile e prevedibile. Al contrario, realtà caratterizzate da forte discontinuità economica, gestione poco strutturata o dati amministrativi frammentati potrebbero trovarsi sempre più esposte a criticità interpretative e anomalie statistiche.
È un cambiamento che va oltre il semplice adempimento fiscale.
Negli ultimi anni il settore odontoiatrico ha assunto caratteristiche sempre più imprenditoriali: aumento delle dimensioni medie degli studi, crescita delle società, sviluppo di organizzazioni multi-sede, maggiore peso del personale e degli investimenti tecnologici. In questo contesto, anche gli strumenti di analisi fiscale diventano inevitabilmente più sofisticati.
Per questo motivo molti studi stanno iniziando a comprendere che:
Il Concordato Preventivo Biennale, quindi, non dovrebbe essere letto soltanto come una misura temporanea o come un semplice strumento di definizione del reddito.
Più probabilmente rappresenta uno dei primi tasselli di un sistema fiscale sempre più orientato a valutare il contribuente nella sua continuità economica, nella sua affidabilità organizzativa e nella coerenza complessiva della sua attività professionale.
La scelta sul Concordato Preventivo Biennale non dovrebbe essere rinviata all’ultimo momento, né delegata interamente alla fase dichiarativa. Per uno studio dentistico il primo passaggio è chiedere al commercialista una simulazione della proposta CPB 2026-2027, affiancandola però a una lettura gestionale dei numeri dello studio.
Il punto non è soltanto verificare se la proposta sia fiscalmente conveniente, ma capire se sia sostenibile rispetto ai prossimi due anni. Prima di aderire occorre valutare margini, investimenti programmati, costo del personale, andamento dei ricavi, eventuali riorganizzazioni e possibili eventi straordinari già prevedibili.
La strategia più prudente è quindi arrivare alla decisione con tre informazioni chiare: quanto propone il Fisco, quanto lo studio prevede realisticamente di produrre e quale margine di sicurezza resta se lo scenario economico dovesse cambiare.
Solo a quel punto il concordato può essere valutato per quello che realmente è: non un semplice adempimento, ma una scelta fiscale e gestionale che impegna lo studio per un biennio.
No. L’adesione è completamente volontaria. Il contribuente può valutare la proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate e decidere liberamente se accettarla oppure no.
Possono aderire i soggetti che applicano gli ISA e che non presentano cause di esclusione. Questo include gran parte degli studi dentistici organizzati come attività professionali o società soggette agli ISA.
La proposta viene elaborata considerando diversi elementi: dati dichiarativi, punteggio ISA, indicatori di anomalia, andamento economico degli ultimi anni, valori medi del settore e proiezioni macroeconomiche.
No. Anche i contribuenti con ISA inferiori a 6 possono ricevere una proposta. La novità del 2026 è che sono stati introdotti limiti massimi agli incrementi reddituali proposti anche per questi soggetti.
Non elimina i controlli, ma può ridurre il livello di esposizione fiscale e aumentare la stabilità del rapporto con l’Amministrazione finanziaria. Rimangono comunque possibili verifiche su aspetti diversi da quelli concordati.
Dipende dalla situazione concreta. Se il reddito reale supera quello concordato, il contribuente mantiene il vantaggio del concordato. Il problema può nascere soprattutto nel caso opposto, cioè se il reddito effettivo scende significativamente rispetto a quanto concordato.
Il decreto prevede specifiche tutele in presenza di eventi eccezionali, come sospensione dell’attività, danni ai locali, eventi calamitosi o altre situazioni straordinarie documentabili che incidano pesantemente sull’attività.
Perché oggi il Fisco valuta sempre di più la coerenza economica dello studio. Conoscere marginalità, costi, andamento economico e sostenibilità finanziaria aiuta a comprendere se una proposta di concordato sia realmente gestibile.
Non esiste una risposta valida per tutti. La convenienza dipende da stabilità economica, investimenti previsti, crescita dello studio, marginalità e sostenibilità del reddito concordato nel biennio.
Il vero cambiamento è culturale prima ancora che fiscale. Il sistema tributario si sta orientando sempre più verso modelli basati su affidabilità, analisi economica e pianificazione preventiva. Per gli studi odontoiatrici questo significa che organizzazione amministrativa e qualità dei dati diventano sempre più strategiche anche dal punto di vista fiscale.
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