Cooperative con stp o senza: limitazioni

Abbiamo avuto modo di visionare con estrema attenzione i video corsi dedicati alla stp gestita da cooperativa effettuate in ambito Andi da un commercialista e un avvocato tributarista e li abbiamo trovati interessanti.
Neanche a farlo apposta, tali video intervengono nel momento giusto, dato che noi già da tempo stavamo studiando il modello cooperativo come alternativo a quello della srl odontoiatrica (chi ci segue da tempo sa che lo avevamo anche annunciato nel Gruppo Facebook).
La circostanza si è rilevata fortunata, per la semplice ragione che abbiamo potuto analizzare il corso con un occhio già esperto e quindi vi abbiamo potuto ravvisare punti di forza e di debolezza.
Sorvolo sulle varie stupidaggini proferite in merito alla srl odontoiatrica. Non solo perché si tratta delle solite false informazioni che in quell’ambito vengono ripetute da anni, ma soprattutto perché se ne ricava la netta impressione che i commercialisti farebbero bene a studiare prima la normativa sanitaria e non solo quella fiscale invece che lanciarsi in affermazioni apodittiche e non corroborate da alcun testo normativo.
Prendendo alla lettera le scempiaggini proferite dal commercialista, se ne dovrebbe concludere che in Italia non solo esistono notai che approvano oggetti sociali non autentici, ma addirittura camere di commercio che iscrivono le relative società nel registro delle imprese, comuni e regioni che rilasciano autorizzazioni sanitarie, finanzieri che fanno finta di non vedere e tutto questo per circa 7500 società già costituite e operanti.
Come al solito viene citato a rinforzo di queste bislacche tesi la legge del ‘39 che vieta l’esercizio in forma societaria della professione e non il TU del ’34 che invece ammette per il medico la possibilità di esercitare l’attività in forma professionale o imprenditoriale, a sua scelta.
Passando a parlare di cose più serie, troviamo davvero singolare la scelta di mettere insieme stp e cooperativa e per un motivo molto semplice: perché si tratta dell’unione di due modelli fortemente limitanti.
Vero che con la stp cooperativa si può avere il forfettario per tutti i soci; vero che con i ristorni si può prelevare una gran parte dell’utile; vero che una parte del ristorno può essere capitalizzato ad aliquote agevolate ( 26% o 12,5%); vero che il trattamento fiscale della cooperativa è migliore di quello di una srl. Tutto vero.
Quello che però non viene detto è troppo importante.
  • Non viene detto che per fare una stp coop ci devono essere almeno tre soci  (io eviterei di sceglierli tra i familiari del dentista, visti i principi fondanti della cooperativa voto capitario, parità di trattamento tra i soci). Il che significa che una stp coop la puoi fare solo se esistono più dentisti che vogliono aggregarsi, il che esclude la gran parte dei titolari di studi professionali che cercano una soluzione utile a mitigare il carico fiscale e che la cercano in una srl e non certo in una cooperativa e fanno anche bene.
  • Non viene detto che il passaggio generazionale dello studio è certamente più facile attraverso questa forma, ma solo se chi subentra è a sua volta un dentista.
  • Non viene detto che la cooperativa è ad oggi non solo la forma giuridica più soggetta a controlli da parte di diverse autorità ma anche quella su cui l’Ade pone la maggiore attenzione, perché spesso si presta a utilizzi fraudolenti e nel migliore dei casi ad un uso distorto dello scopo mutualistico.
  • Non viene detto che nella forma più conveniente fiscalmente (cioè quella della cooperativa sociale) si deve necessariamente operare nei confronti di una pazientela selezionata e meritevole di tutela e non nei confronti di una pazientela generica. Pensare di poter giocare sulla natura dello scopo mutualistico in una cooperativa, nascondendo dietro di essi intenti lucrativi può essere molto pericoloso, perché è già accaduto che l’Ade abbia disconosciuto tutti i benefici fiscali in presenza di elementi utili a farne emergere la pretestuosità.
  • Non viene detto che 99 commercialisti su 100 si mostrerebbero contrari a questo tipo di soluzione e questa volta con piena ragione. Provate a chiederlo al Vostro e vedrete come vi risponderà.
Tutte valide ragioni per approcciare a questa forma con grande prudenza e anche per escludere che tale connubio tra stp e cooperativa sia una formula che possa interessare un gran numero di dentisti, perché nella realtà potrà al massimo interessare una sparuta minoranza di questi.
*Parzialmente diverso può essere il discorso se consideriamo la cooperativa (senza stp) come forma giuridica alternativa alla Srl per la gestione di un ambulatorio. *
E’ di questo che parleremo in futuro. Perché effettivamente, e sia pur per un ristretto gruppo di casi, la cooperativa può costituire effettivamente una alternativa alla srl per gestire un ambulatorio.
Non certo per unirsi ad un’altra forma già più restrittiva di suo come la stp.
Non crediamo di produrre una previsione azzardata se vi diciamo che questa proposta si rivelerà ben presto come l’ennesimo flop che fa seguito a tanti altri.

Autore: Pietro Paolo Mastinu

Sono Pietro Paolo Mastinu, ho 55 anni e mi sono laureato con lode in Economia e perfezionato in Discipline bancarie e finanziarie. Da allora ho dapprima lavorato presso un grande istituto di credito e poi sono passato alla libera professione, ricoprendo, oltre che il ruolo di consulente finanziario e patrimoniale, quello di manager di rete e formatore, conseguendo anche la certificazione EFPA e prestando la mia opera per banche di investimento tra le più importanti del settore. Sono stato anche un imprenditore sanitario e un amministratore di ambulatorio odontoiatrico e poi polispecialistico. Ho sempre continuato a studiare mentre lavoravo. Questa peculiare esperienza mi ha permesso di sviluppare competenze specifiche e una visione abbastanza ampia delle tematiche che riguardano il settore medico e in particolare di quello odontoiatrico. Un settore per cui mi è scattata ben presto una passione irrefrenabile.

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