

Il bilancio delle società odontoiatriche viene spesso percepito come un adempimento tecnico, qualcosa che riguarda più il commercialista che l’amministratore. Nella pratica, questa convinzione porta molti […]

Il bilancio delle società odontoiatriche viene spesso percepito come un adempimento tecnico, qualcosa che riguarda più il commercialista che l’amministratore. Nella pratica, questa convinzione porta molti dentisti titolari a sottovalutare completamente le scadenze e il processo che porta alla sua approvazione e al suo deposito.
Il risultato è un fenomeno tutt’altro che raro: nelle società odontoiatriche il bilancio non viene approvato, oppure non viene depositato nei termini, con ritardi che possono arrivare anche a mesi — nei casi peggiori, a anni. E l’aspetto più critico è che l’amministratore spesso non ne è nemmeno consapevole.
La situazione emerge quasi sempre in modo improvviso:
A quel punto, quello che sembrava un semplice ritardo si rivela per quello che è realmente: una violazione di obblighi civilistici precisi, legati al bilancio delle società odontoiatriche, con conseguenze che non riguardano solo le sanzioni, ma anche la responsabilità verso soci, banche e terzi.
Il punto centrale è proprio questo: il bilancio delle società odontoiatriche non è un documento da depositare a fine anno, ma un procedimento disciplinato dal Codice Civile, composto da passaggi obbligatori, ciascuno con tempistiche, regole e responsabilità ben definite.
Ed è qui che nasce l’equivoco più diffuso. Molti dentisti amministratori pensano che questi adempimenti siano in capo al commercialista. In realtà, dal punto di vista giuridico, la responsabilità resta sempre in capo all’amministratore, anche quando le attività operative sono delegate.
Capire come funziona davvero il processo del bilancio delle società odontoiatriche significa evitare errori che possono emergere solo dopo anni, spesso nel momento peggiore.
Per questo è utile affrontare il tema in modo strutturato, seguendo passo dopo passo l’iter corretto e chiarendo, per ogni fase, chi deve fare cosa e quali sono le responsabilità in gioco.
Quando si parla di bilancio delle società odontoiatriche, l’errore più comune è pensare al deposito come a un adempimento isolato, quasi una formalità da gestire “a fine anno”.
In realtà, dal punto di vista giuridico, il bilancio è un processo articolato, disciplinato dal Codice Civile, che si sviluppa attraverso una sequenza obbligatoria di fasi tra loro collegate. Il deposito rappresenta solo l’ultimo passaggio.
L’iter corretto del bilancio delle società odontoiatriche può essere schematizzato così:
Questo schema deriva direttamente dalle norme del Codice Civile, in particolare:
Il punto chiave è che ogni fase ha tempistiche precise, regole formali e responsabilità specifiche.
Saltare un passaggio, oppure gestirlo in modo superficiale, non significa semplicemente “fare tardi”: significa interrompere un processo obbligatorio, con conseguenze che possono emergere anche a distanza di tempo.
Ed è proprio qui che si inserisce il rischio più sottovalutato. Quando il bilancio delle società odontoiatriche viene gestito in modo disorganico — ad esempio aspettando che sia il commercialista a “ricordarsi” delle scadenze — si perde completamente il controllo del processo.
In questi casi accade spesso che:
Il risultato non è un semplice ritardo amministrativo, ma una violazione strutturale degli obblighi societari.
Quando il procedimento del bilancio si interrompe o non viene gestito correttamente, le responsabilità ricadono principalmente sull’amministratore.
In particolare:
È fondamentale chiarire un punto: anche se operativamente molte attività vengono svolte dal commercialista, la gestione del processo del bilancio resta una responsabilità dell’amministratore.
Per questo motivo, il primo vero passo per evitare problemi non è “ricordarsi di depositare il bilancio”, ma gestire correttamente l’intero processo del bilancio delle società odontoiatriche, fin dall’inizio.
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Il bilancio delle società odontoiatriche prende forma molto prima dell’assemblea e, soprattutto, molto prima del deposito. Il momento in cui tutto inizia è la redazione del progetto di bilancio, che rappresenta il primo passaggio concreto dell’intero processo.
Dal punto di vista giuridico, questo compito spetta all’amministratore. È un punto che merita di essere chiarito subito: anche se nella pratica operativa il supporto del commercialista è essenziale, la responsabilità della redazione non si trasferisce mai all’esterno.
Le norme di riferimento sono quelle classiche del Codice Civile: l’art. 2423 c.c. stabilisce che il bilancio deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della società; gli articoli successivi disciplinano i criteri di valutazione, gli schemi e i principi di redazione. Per le S.r.l., che rappresentano la forma più diffusa tra le società odontoiatriche, il riferimento diretto è l’art. 2478-bis c.c.
Questo significa che il bilancio non è una semplice elaborazione contabile, ma un documento che ha valore informativo e giuridico verso l’esterno. È su quel documento che si basano le decisioni dei soci, le valutazioni delle banche, l’affidamento dei fornitori e, in ultima analisi, anche le verifiche dell’Amministrazione finanziaria.
Nella pratica, la redazione del bilancio delle società odontoiatriche passa quasi sempre attraverso un confronto tra amministratore e consulente. Tuttavia, questo confronto non deve essere interpretato come una delega, ma come un supporto tecnico. L’amministratore resta il soggetto che deve comprendere, approvare e assumersi la responsabilità del contenuto del bilancio.
Ed è proprio in questa fase che si annidano molti dei problemi che emergono successivamente. Se il bilancio non viene predisposto nei tempi corretti, oppure se viene affrontato in modo superficiale, tutto il resto del processo si blocca: l’assemblea non può essere convocata correttamente, i soci non possono essere informati, e il deposito diventa inevitabilmente impossibile.
Le responsabilità legate a questa fase sono tutt’altro che teoriche. L’amministratore risponde verso la società, i soci e i creditori per eventuali errori, omissioni o ritardi nella redazione del bilancio, come previsto dall’art. 2476 c.c.
Se il bilancio non rappresenta in modo corretto la situazione della società, il rischio non è solo civilistico. In presenza di irregolarità rilevanti, possono emergere anche profili di natura penale, come nel caso delle false comunicazioni sociali disciplinate dall’art. 2621 c.c.
C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: anche un bilancio semplicemente “in ritardo” o non predisposto nei tempi corretti può generare conseguenze a catena. I soci non ricevono informazioni aggiornate, le banche non hanno dati su cui basare le loro valutazioni, e la società perde progressivamente credibilità verso l’esterno.
In tutto questo, è importante ribadire un punto: il commercialista può supportare, segnalare, sollecitare, ma non può sostituirsi all’amministratore nella responsabilità della redazione del bilancio.
Ed è proprio da qui che deve partire una gestione corretta del bilancio delle società odontoiatriche: dalla consapevolezza che il processo inizia molto prima dell’assemblea e che il primo anello della catena è interamente nelle mani dell’amministratore.
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Nel bilancio delle società odontoiatriche uno degli equivoci più diffusi riguarda i tempi di approvazione. Molti amministratori sono convinti di avere automaticamente sei mesi di tempo, ma non è così.
Il Codice Civile è molto chiaro. L’assemblea per l’approvazione del bilancio deve essere convocata entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, come previsto dall’art. 2364 c.c. per le S.p.A. e dall’art. 2478-bis c.c. per le S.r.l.
Il termine più lungo, pari a 180 giorni, non è la regola ma una possibilità limitata. Può essere utilizzato solo se:
Si tratta, quindi, di una deroga che deve essere giustificata. Non può essere utilizzata in modo automatico o per semplice comodità organizzativa.
Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle società odontoiatriche, dove spesso non vi sono complessità tali da giustificare l’estensione dei termini. In assenza dei presupposti, l’utilizzo dei 180 giorni può essere considerato irregolare.
Un altro elemento importante riguarda la gestione pratica delle tempistiche. L’approvazione del bilancio non è un evento isolato, ma il punto di arrivo di un processo che richiede tempo: il bilancio deve essere predisposto, condiviso, messo a disposizione dei soci e discusso. Pensare di “arrivare lunghi” e recuperare all’ultimo momento è, nella maggior parte dei casi, ciò che porta al blocco dell’intero processo.
Il mancato rispetto dei termini non è una semplice irregolarità formale. L’amministratore che non convoca l’assemblea nei tempi previsti si espone a responsabilità verso la società e verso i soci.
Il ritardo può infatti:
Inoltre, quando i termini vengono sistematicamente disattesi, il problema non resta confinato all’ambito interno. L’assenza di bilanci aggiornati può riflettersi nei rapporti con banche e fornitori, che si trovano a operare senza dati affidabili e aggiornati.
È importante chiarire anche in questo caso un punto essenziale: il rispetto dei termini è un obbligo dell’amministratore. Il commercialista può ricordare le scadenze e supportare nella pianificazione, ma non è il soggetto responsabile della convocazione dell’assemblea né del rispetto delle tempistiche previste dalla legge.
Nel bilancio delle società odontoiatriche, la gestione corretta dei tempi è uno degli indicatori più chiari di una governance solida. Quando i termini vengono rispettati, tutto il processo scorre in modo ordinato. Quando vengono trascurati, i problemi tendono ad accumularsi e a emergere solo quando è troppo tardi.
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Nel bilancio delle società odontoiatriche, la convocazione dell’assemblea rappresenta un momento decisivo. È il punto di passaggio tra la fase tecnica di redazione e quella decisionale, in cui i soci sono chiamati a esprimersi.
Dal punto di vista giuridico, la convocazione è una responsabilità precisa dell’amministratore. Per le S.r.l., che costituiscono la forma più diffusa tra le società odontoiatriche, il riferimento è l’art. 2479-bis c.c.; per le S.p.A., invece, l’art. 2366 c.c.
Ciò che conta davvero non è solo “convocare l’assemblea”, ma farlo nel rispetto delle regole previste:
Questi elementi sono condizioni necessarie perché l’assemblea sia valida. Una convocazione imprecisa o tardiva può compromettere l’intero processo e rendere vulnerabile la delibera di approvazione del bilancio.
Nella pratica delle società odontoiatriche, questa fase viene spesso sottovalutata. Si tende a considerarla un passaggio “automatico” o, peggio, a ritenere che sia gestita dal commercialista. In realtà, il commercialista può supportare nella predisposizione dei documenti, ma non ha alcun ruolo formale nella convocazione dell’assemblea.
Questo è uno dei punti in cui si crea più frequentemente confusione tra responsabilità operative e responsabilità giuridiche.
Un ulteriore aspetto da considerare riguarda la gestione concreta delle tempistiche. La convocazione deve avvenire in modo coerente con tutto il processo: se il bilancio viene predisposto in ritardo, anche la convocazione slitta, e con essa l’intera sequenza fino al deposito.
Una convocazione non corretta può avere conseguenze rilevanti.
In primo luogo, la delibera di approvazione del bilancio può essere impugnata dai soci, soprattutto se viene dimostrato che non è stato rispettato il loro diritto a essere informati e a partecipare.
In secondo luogo, l’amministratore può essere chiamato a rispondere per violazione dei propri obblighi gestori. Questo vale in particolare nei contesti in cui la mancata o tardiva convocazione genera un danno alla società o ai soci.
C’è poi un profilo spesso sottovalutato: la convocazione dell’assemblea è anche un momento di trasparenza nei confronti dei soci. Saltare o gestire in modo superficiale questo passaggio significa, di fatto, privarli della possibilità di esercitare un controllo consapevole sulla gestione.
È importante sottolineare che, se l’amministratore convoca correttamente l’assemblea e i soci non si presentano o non si raggiungono le maggioranze necessarie, la responsabilità non ricade su di lui. In questi casi, il problema si sposta sul piano decisionale dei soci e può richiedere ulteriori passaggi, come una nuova convocazione o la gestione di un’assemblea deserta.
Nel bilancio delle società odontoiatriche, la convocazione dell’assemblea non è quindi un dettaglio organizzativo, ma un passaggio centrale del processo, che segna il confine tra una gestione ordinata e una potenzialmente esposta a contestazioni.
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Nel bilancio delle società odontoiatriche, dopo la convocazione dell’assemblea c’è un passaggio che viene spesso trascurato, ma che ha un peso giuridico molto concreto: la messa a disposizione della documentazione ai soci.
Per le S.r.l., il riferimento è ancora l’art. 2478-bis c.c., che riconosce ai soci il diritto di prendere visione del bilancio prima dell’approvazione. Questo diritto non è un aspetto marginale, ma uno dei presupposti fondamentali per la validità della decisione assembleare.
In termini pratici, il bilancio deve essere reso disponibile presso la sede sociale (o con le modalità previste dallo statuto) con un congruo anticipo rispetto all’assemblea. La prassi consolidata — e confermata anche dalla dottrina — è quella di garantire almeno 15 giorni di tempo ai soci per esaminare la documentazione.
Il senso di questa previsione è evidente: i soci devono poter valutare il contenuto del bilancio in modo consapevole, comprendere i dati economici e patrimoniali e arrivare all’assemblea con la possibilità reale di intervenire, chiedere chiarimenti o contestare.
Nella pratica delle società odontoiatriche, questo passaggio viene spesso gestito in modo informale, soprattutto quando i soci coincidono con gli stessi professionisti che operano nello studio. Tuttavia, anche in queste situazioni, le regole non cambiano. La coincidenza tra soci e amministratori non elimina il diritto all’informazione né attenua gli obblighi previsti dalla legge.
Un altro equivoco frequente è pensare che l’invio del bilancio “all’ultimo momento”, magari via email, sia sufficiente. In realtà, ciò che conta non è solo la trasmissione materiale del documento, ma il rispetto del diritto dei soci a disporre di un tempo adeguato per esaminarlo.
La mancata o tardiva messa a disposizione del bilancio può incidere direttamente sulla validità della delibera di approvazione.
Se i soci dimostrano di non aver avuto accesso alla documentazione nei tempi corretti, la delibera può essere impugnata per violazione del diritto di informazione. Questo vale in particolare nelle situazioni di conflitto tra soci o in presenza di soci di minoranza.
Dal punto di vista dell’amministratore, la responsabilità è duplice. Da un lato, vi è una violazione degli obblighi gestori; dall’altro, si espone la società al rischio di contenziosi che possono rallentare o bloccare l’intero processo di approvazione del bilancio.
C’è poi un profilo più sostanziale. La mancanza di trasparenza nei confronti dei soci può compromettere il rapporto fiduciario all’interno della società, con effetti che vanno ben oltre il singolo esercizio.
Anche in questa fase è importante ribadire un punto: il commercialista può predisporre il bilancio e supportare nella sua trasmissione, ma la responsabilità di garantire il diritto di informazione dei soci resta in capo all’amministratore.
Nel bilancio delle società odontoiatriche, la messa a disposizione della documentazione non è quindi un passaggio accessorio, ma una condizione essenziale perché l’assemblea possa svolgersi in modo corretto e le decisioni siano realmente valide.
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Nel bilancio delle società odontoiatriche, l’assemblea rappresenta il momento in cui il processo si traduce in una decisione formale. È qui che il bilancio viene discusso, eventualmente modificato e infine approvato dai soci.
Per le S.r.l., il riferimento è l’art. 2479 c.c., che disciplina le decisioni dei soci; per le S.p.A., gli articoli 2368 e 2369 c.c. regolano il funzionamento dell’assemblea e i quorum deliberativi.
È importante comprendere che l’approvazione del bilancio non è un atto automatico. I soci devono essere messi nelle condizioni di:
Questo passaggio ha un valore sostanziale, non solo formale. Con l’approvazione, i soci prendono posizione sulla gestione dell’esercizio e, di fatto, legittimano l’operato dell’amministratore.
Nelle società odontoiatriche, soprattutto quando i soci coincidono con pochi professionisti, l’assemblea tende spesso a essere percepita come un momento “rapido” o poco rilevante. Tuttavia, anche in queste situazioni, il rispetto delle regole assembleari resta fondamentale.
Un aspetto da non trascurare riguarda le differenze tra S.r.l. e S.p.A. Nelle S.p.A. è espressamente disciplinata la seconda convocazione (art. 2369 c.c.), mentre nelle S.r.l. questa possibilità esiste solo se prevista dallo statuto. Dare per scontato che le regole siano sempre le stesse può portare a errori rilevanti.
Una situazione tutt’altro che rara è quella in cui l’assemblea non riesce a costituirsi per mancanza dei soci o delle maggioranze necessarie.
In questi casi è opportuno formalizzare quanto accaduto, ad esempio con un verbale che dia atto della mancata costituzione. Se lo statuto lo consente, si può procedere con una nuova convocazione.
Il punto importante è questo: se l’amministratore ha convocato correttamente l’assemblea, rispettando tempi e modalità, la responsabilità non ricade su di lui per il mancato svolgimento della stessa.
Diverso è il caso in cui l’assemblea non venga mai convocata o venga gestita in modo irregolare: in quel caso, la responsabilità resta in capo all’amministratore.
Se la situazione di inattività assembleare si protrae nel tempo, possono emergere anche profili più gravi, fino ad arrivare — nei casi estremi — a una causa di scioglimento della società ai sensi dell’art. 2484 c.c.
L’assemblea è il punto in cui le responsabilità si distribuiscono tra amministratore e soci.
L’amministratore risponde per:
I soci, invece, sono responsabili delle decisioni che assumono. Approvare un bilancio senza averlo compreso, o in presenza di criticità evidenti, può esporre anche loro a conseguenze, soprattutto nei contesti di conflitto o nelle successive azioni di responsabilità.
C’è poi un ulteriore aspetto da considerare. L’approvazione del bilancio rappresenta spesso un momento delicato nei rapporti tra soci. Divergenze sulla gestione, distribuzione degli utili o valutazioni economiche possono emergere proprio in questa fase.
Nel bilancio delle società odontoiatriche, l’assemblea è quindi un vero e proprio momento di governo della società. Quando viene gestita in modo corretto, rafforza la trasparenza e l’equilibrio interno. Quando viene trascurata o banalizzata, può diventare l’origine di problemi ben più complessi.
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Nel bilancio delle società odontoiatriche, il deposito rappresenta la fase conclusiva del processo. È il momento in cui il bilancio, dopo essere stato approvato, diventa pubblico e accessibile ai terzi attraverso il Registro delle Imprese.
Il riferimento normativo è l’art. 2435 c.c., che stabilisce un termine preciso: il bilancio deve essere depositato entro 30 giorni dall’approvazione.
È proprio questo passaggio che, nella pratica, viene spesso identificato come “il bilancio”. In realtà, come abbiamo visto, si tratta solo dell’ultimo anello di una catena molto più ampia. Tuttavia, è anche il momento in cui l’adempimento diventa visibile all’esterno e, di conseguenza, quello in cui emergono più facilmente le irregolarità.
Nella gestione quotidiana delle società odontoiatriche, il deposito viene quasi sempre effettuato materialmente dal commercialista. Questo contribuisce a rafforzare l’equivoco secondo cui l’intero processo sarebbe di sua competenza. In realtà, anche in questa fase, la responsabilità giuridica resta in capo all’amministratore.
Il deposito ha una funzione fondamentale: garantire la trasparenza verso i terzi. Banche, fornitori, partner e potenziali investitori fanno affidamento sui bilanci depositati per valutare l’affidabilità della società. L’assenza di dati aggiornati non è un dettaglio formale, ma un elemento che incide direttamente sulla credibilità dell’impresa.
Il mancato deposito del bilancio nei termini previsti comporta innanzitutto sanzioni amministrative, disciplinate dall’art. 2630 c.c., che possono aumentare in funzione del ritardo.
Ma il profilo sanzionatorio è solo una parte del problema. Le conseguenze più rilevanti sono spesso di natura operativa e reputazionale.
Una società che non deposita il bilancio:
C’è poi un aspetto particolarmente critico. Quando il deposito manca per più esercizi, il problema non è più un semplice ritardo, ma una vera e propria anomalia gestionale. In questi casi possono emergere verifiche, segnalazioni e contestazioni che coinvolgono diversi ambiti, non solo quello civilistico.
Anche qui è importante ribadire un punto chiave: il fatto che il deposito venga effettuato dal commercialista non sposta la responsabilità. Se il bilancio non viene depositato, il soggetto chiamato a rispondere è l’amministratore.
Nel bilancio delle società odontoiatriche, il deposito è quindi molto più di un adempimento formale: è il momento in cui la correttezza dell’intero processo viene esposta all’esterno. Ed è proprio per questo che eventuali errori o ritardi tendono a emergere con maggiore evidenza.
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Nel bilancio delle società odontoiatriche, uno degli errori più diffusi non riguarda tanto le scadenze o gli aspetti tecnici, quanto la percezione delle responsabilità. Nella pratica quotidiana si tende a pensare che “se ne occupa il commercialista”, ma dal punto di vista giuridico questa convinzione è semplicemente errata.
Per capire davvero come funziona, è necessario distinguere con chiarezza i ruoli.
L’amministratore è il soggetto centrale dell’intero processo. È lui che deve garantire la redazione del bilancio, la convocazione dell’assemblea, il rispetto delle tempistiche e, infine, il deposito. Nelle S.r.l., il riferimento è l’art. 2476 c.c., che disciplina la responsabilità degli amministratori verso la società, i soci e i creditori. Questo significa che eventuali ritardi, omissioni o irregolarità ricadono direttamente su di lui, anche quando si avvale di consulenti esterni.
I soci, dal canto loro, hanno un ruolo decisionale. Sono chiamati ad approvare il bilancio e a esercitare un controllo sulla gestione. Questo implica che non sono semplici spettatori: devono essere messi nelle condizioni di comprendere il contenuto del bilancio e, allo stesso tempo, rispondono delle decisioni che assumono, soprattutto nei contesti in cui emergono criticità evidenti.
Il commercialista, invece, ha un ruolo tecnico. Predispone materialmente il bilancio, supporta nella gestione delle scadenze e può segnalare eventuali problemi. Tuttavia, la sua responsabilità è di natura professionale e contrattuale, non coincide con quella dell’amministratore. In altre parole, può rispondere per errori tecnici o per inadempimenti rispetto all’incarico ricevuto, ma non diventa il soggetto obbligato al rispetto delle norme civilistiche sul bilancio.
È proprio su questo punto che si genera il fraintendimento più pericoloso. Nelle società odontoiatriche, dove spesso l’amministratore è anche il professionista che si occupa dell’attività clinica, si tende a delegare completamente la gestione amministrativa. Ma questa delega, anche se totale sul piano operativo, non produce alcun effetto sul piano della responsabilità giuridica.
Le conseguenze di questo equivoco emergono quasi sempre in ritardo. Finché tutto procede senza problemi, la distinzione dei ruoli sembra irrilevante. Quando invece si verifica un’anomalia — un bilancio non depositato, un contenzioso, una verifica — diventa immediatamente chiaro chi è il soggetto chiamato a rispondere.
Nel bilancio delle società odontoiatriche, quindi, il punto non è stabilire “chi fa cosa” nella pratica, ma capire chi risponde di cosa. Ed è una distinzione che ogni amministratore dovrebbe avere ben chiara, perché è proprio su questo che si gioca la differenza tra una gestione consapevole e una gestione esposta a rischi.
Se sei amministratore, il modo più efficace per gestire correttamente il bilancio delle società odontoiatriche è semplice: devi anticipare le scadenze e costruire il processo a ritroso rispetto al termine dei 120 giorni.
In concreto, ti conviene seguire questo schema.
Se approvi il bilancio a maggio o giugno, sei già fuori dai 120 giorni. Puoi farlo solo se:
Nella maggior parte delle società odontoiatriche, queste condizioni non sono presenti.
Nel bilancio delle società odontoiatriche, il problema non nasce quando sbagli il deposito, ma molto prima.
Se arrivi a metà aprile senza un bilancio pronto:
A quel punto non stai più gestendo il processo: lo stai rincorrendo.
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