

Una modifica della riforma fiscale del 2025 ha corretto un effetto indesiderato che rischiava di restringere troppo il perimetro del welfare aziendale. Con il D.Lgs. n. 192/2025 il legislatore ha chiarito che i benefici fiscali collegati ai familiari possono essere riconosciuti anche ad altri parenti conviventi indicati dall’art. 433 del Codice civile, anche quando non spetta più la detrazione per carichi di famiglia. La correzione ripristina quindi l’ampiezza delle misure di welfare aziendale e ne evita una limitazione eccessiva.

Chi si occupa di fiscalità del lavoro sa bene che le norme tributarie, soprattutto quando vengono modificate più volte nel giro di pochi anni, possono produrre effetti indiretti che il legislatore non aveva affatto previsto.
È esattamente ciò che è accaduto con le modifiche alle detrazioni per familiari a carico introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024). Nel tentativo di razionalizzare il sistema delle detrazioni IRPEF, il legislatore ha modificato l’art. 12 del TUIR, restringendo l’ambito della detrazione per “altri familiari a carico” ai soli ascendenti conviventi.
Una scelta che, apparentemente, riguardava solo la disciplina delle detrazioni. In realtà, come spesso accade nel nostro sistema fiscale, quella modifica ha prodotto effetti ben più ampi.
Molte altre disposizioni fiscali, infatti, fanno riferimento proprio all’art. 12 del TUIR per individuare i familiari rilevanti ai fini delle agevolazioni. Tra queste vi sono anche le norme sul welfare aziendale e sui benefit riconosciuti ai lavoratori.
Il risultato è stato che, nel 2025, l’ambito dei familiari per i quali potevano essere riconosciute prestazioni di welfare esenti da imposte si è ridotto in modo significativo.
A seguito della modifica normativa, le prestazioni di welfare che un datore di lavoro poteva riconoscere senza generare reddito imponibile per il dipendente rischiavano di essere limitate sostanzialmente a:
Restavano invece esclusi altri familiari che, nella realtà sociale, rappresentano spesso figure fondamentali nei nuclei familiari italiani. Pensiamo, ad esempio, a:
In molti casi si tratta proprio delle persone che richiedono maggiore assistenza, come anziani non autosufficienti o familiari disabili.
Il paradosso era evidente: una norma pensata per riorganizzare le detrazioni fiscali rischiava di ridurre la portata di uno degli strumenti più importanti di welfare aziendale.
Per rimediare a questo effetto indesiderato è intervenuto il D.Lgs. 18 dicembre 2025 n. 192, uno dei decreti correttivi della riforma fiscale.
Il decreto ha modificato il comma 4-ter dell’art. 12 del TUIR, stabilendo un principio molto importante: quando una disposizione fiscale attribuisce benefici ai familiari individuati dall’articolo 12, devono essere considerati anche gli altri soggetti indicati nell’art. 433 del Codice civile, purché conviventi con il contribuente o percettori di assegni alimentari.
Tra questi rientrano, ad esempio:
La norma chiarisce inoltre che questi soggetti devono essere considerati ai fini delle agevolazioni anche se per loro non spetta più la detrazione per carichi di famiglia.
La conseguenza più importante di questa modifica riguarda proprio le misure di welfare aziendale previste dall’art. 51 del TUIR.
Grazie all’intervento correttivo, i servizi e le prestazioni che il datore di lavoro mette a disposizione dei dipendenti – come ad esempio servizi di assistenza familiare, supporto sanitario o altre forme di welfare – possono continuare a essere fruiti anche da una platea più ampia di familiari.
In assenza di questo correttivo, molte di queste prestazioni avrebbero rischiato di diventare reddito imponibile per il lavoratore, riducendo drasticamente l’efficacia dello strumento.
In sostanza, il legislatore è intervenuto per ripristinare l’ampiezza applicativa delle agevolazioni fiscali legate al welfare aziendale, evitando che una modifica tecnica alle detrazioni per familiari a carico producesse effetti distorsivi su altre norme.
Il nuovo quadro normativo comporta però anche qualche implicazione operativa.
Per i datori di lavoro, che agiscono come sostituti d’imposta, diventa sempre più importante distinguere tra:
Le due categorie, dopo le modifiche normative degli ultimi anni, non coincidono più perfettamente.
Questo significa che le imprese dovranno prestare particolare attenzione nella gestione dei piani di welfare e dei fringe benefit, verificando correttamente il perimetro dei familiari che possono beneficiare delle prestazioni agevolate.
La vicenda dimostra ancora una volta quanto il sistema fiscale sia un organismo complesso, nel quale una modifica apparentemente circoscritta può produrre effetti inattesi su altre disposizioni.
Il correttivo introdotto dal D.Lgs. n. 192/2025 rappresenta quindi un intervento opportuno, perché evita che il welfare aziendale venga penalizzato da una lettura troppo restrittiva della nozione di familiari rilevanti ai fini fiscali.
Ed è un bene che sia stato così: perché, soprattutto in un contesto economico in cui il welfare aziendale sta diventando uno strumento sempre più importante di politica retributiva e di supporto alle famiglie, restringerne artificialmente l’ambito avrebbe rappresentato un passo indietro difficilmente giustificabile.
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