

Il Decreto fiscale del giugno 2025 introduce importanti novità nel regime dei redditi del lavoro autonomo e in particolare nel trattamento fiscale delle operazioni straordinarie che coinvolgono lo studio professionale che appare appena il caso di conoscere. Le novità tratteggiano un nuovo quadro in cui le operazioni di riorganizzazione e ristrutturazione della professione come più in generale tutte le operazioni correlate al passaggio generazionale vengono sensibilmente favorite sul piano fiscale. Si tratta di novità di sicuro interesse per il dentista che intende continuare a giocare il ruolo del protagonista nel futuro contesto.
Il Decreto fiscale del giugno 2025 introduce importanti novità nel regime dei redditi del lavoro autonomo e in particolare nel trattamento fiscale delle operazioni straordinarie che coinvolgono lo studio professionale che appare appena il caso di conoscere. Le novità tratteggiano un nuovo quadro in cui le operazioni di riorganizzazione e ristrutturazione della professione come più in generale tutte le operazioni correlate al passaggio generazionale vengono sensibilmente favorite sul piano fiscale. Si tratta di novità di sicuro interesse per il dentista che intende continuare a giocare il ruolo del protagonista nel futuro contesto.
Il Decreto Fiscale 2025 (D.L. 17 giugno 2025, n. 84), in vigore dal 18 giugno 2025, rappresenta un nuovo tassello della riforma tributaria che ormai da mesi sta riscrivendo, pezzo dopo pezzo, le regole del gioco per professionisti, imprese e contribuenti in generale.
Questa volta, però, le modifiche toccano in modo molto diretto anche il mondo dei dentisti e più in generale di tutti i professionisti sanitari che lavorano in forma autonoma o associata.
In questo articolo ci soffermiamo su alcune di queste novità che hanno a che fare con le operazioni straordinarie che riguardando la professione odontoiatrica. E in particolare sulla cessione a terzi delle quote di uno studio associato, di una srl odontoiatrica o di una stp.
Diversamente dal conferimento in continuità (trattato in altro articolo), in questo caso parliamo di cessioni vere e proprie di quote e/o partecipazioni in studi associati, STP o SRL odontoiatriche, effettuate a terzi e cioè a soggetti diversi dal professionista cedente, e che non prevedono alcuna continuità nell’attività svolta da parte di chi vende.
È il caso, ad esempio, di un dentista che cede la propria quota a un collega subentrante, oppure che vende la propria quota di studio a una società odontoiatrica senza conservare ruoli o partecipazioni nella struttura. In questi casi, si realizza un effettivo disinvestimento, con percezione di un corrispettivo a fronte dell’uscita dalla compagine.
Con l’art. 1, comma 1, del Decreto Fiscale 2025 (D.L. 84/2025), queste operazioni ricevono una nuova qualificazione fiscale molto più favorevole rispetto al passato: non sono più trattate come redditi di lavoro autonomo, ma come redditi diversi, tassati con imposta sostitutiva del 26%.
Fino al 2024, la cessione di una quota di studio associato a terzi:
Questa impostazione scoraggiava le dismissioni e rendeva fiscalmente molto oneroso il passaggio dello studio a nuovi soci o soggetti terzi.
Con il Decreto Fiscale 2025, viene finalmente riformato l’impianto:
Il coordinamento normativo è stato realizzato anche attraverso la modifica dell’art. 67 TUIR, comma 1, lett. c e c-bis, che inquadra correttamente queste operazioni nella categoria dei redditi diversi.
La dott.ssa Bianchi cede la propria quota di uno studio associato a un nuovo professionista che subentra come socio. Il valore pattuito è di 150.000 euro.
È essenziale distinguere le due fattispecie:
Attenzione: la tassazione al 26% si applica solo in caso di cessione a titolo oneroso, non ai trasferimenti gratuiti né ai conferimenti in società in continuità.
Perché è importante per il dentista:
In sintesi
Quando un dentista cede la propria quota a un soggetto terzo, senza continuità e senza reinvestimento nella nuova struttura, la tassazione dal 2025 non è più a IRPEF piena, ma una flat tax del 26%, semplice, equa e definitiva.
Un cambiamento che rende finalmente sostenibile la dismissione dello studio professionale associato, e che offre nuove prospettive di riorganizzazione e mobilità professionale nel settore odontoiatrico.
Purtroppo, questa norma non è applicabile alla cessione a terzi dello studio monocratico che quindi resta imbrigliata nelle vecchie regole (vedendo il relativo corrispettivo interamente imponibile ai fini IRPEF).
Il nuovo regime fiscale introdotto a partire dell’ultimo scorcio del 2024 e perfezionato con il decreto fiscale dello scorso giugno disegna un panorama operativo certamente più favorevole rispetto al passato per tutti i professionisti e in particolare per i dentisti che vogliono porre mano alla cessione della propria attività, alla trasformazione della stessa utilizzando la più favorevole veste societaria o al passaggio generazionale in genere. Sono state di fatto favorite tutte le operazione di vendita dello studio a terzi come anche quelle in continuità con la trasformazione in società tra professionisti o in srl ordinaria. Non esistono quindi più scuse valide a rimandare tale tipologia di operazioni straordinarie quando ne ricorrono le condizioni e si ha intenzione di continuare ad operare nel settore per i prossimi anni e decenni.
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