Infermiere nello studio dentistico

Il connubio tra infermiere professionale e dentista è stato poco frequentato in passato ma sta diventando sempre più attuale. Qualcuno ha sollevato dubbi sul profilo e le mansioni di un infermiere professionale all’interno dello studio dentistico, quindi abbiamo fatto una ricerca sulla normativa oggi corrente per ricavare informazioni oggettive e non di parte. Il risultato è che l’infermiere occupa tutte le aree di lavoro di uno studio dentistico con l’autorevolezza e la competenza di chi ha conseguito una laurea che gli consente di governare praticamente ogni singolo processo, operando con la discrezionalità e l’indipendenza proprie del professionista abilitato.

Infermiere Professionale

Negli ultimi anni il tema dell’infermiere nello studio dentistico è divenuto sempre più frequentato per una serie di motivi:

  • la nascita del profilo dell’Assistente di Studio Odontoiatrico (ASO)
  • l’evoluzione multidisciplinare degli studi professionali o delle srl odontoiatriche
  • la diffusione di prestazioni chirurgiche più complesse rispetto al passato
  • la necessità di eseguire attività extracliniche che richiedono specifiche competenze
  • lo sviluppo di attività odontoiatriche all’interno di strutture sanitarie complesse vere e proprie come i poliambulatori, le cliniche  e gli ospedali

Quali che siano le ragioni per cui gli studi dentistici sentono il bisogno di un infermiere, di fatto il loro numero è aumentato rispetto al passato e sembra che questo porti vantaggio a tutta l’organizzazione dell’attività odontoiatrica in genere.

Quali sono i compiti o le mansioni dell’infermiere in uno studio dentistico? Quali sono i suoi rapporti con le altre figure professionali o di supporto? Che grado di autonomia professionale possiedono gli infermieri?

Lo scopo di questo articolo è quello di esaminare il corretto inquadramento dell’infermiere all’interno dello studio dentistico. Per questo facciamo un esame storico della normativa di riferimento.

Infermiere professionale o infermiere generico?

Il primo provvedimento normativo a delineare le mansioni dell’infermiere professionale è stato il Regio Decreto del 2 maggio 1940, n. 1310.

In questo decreto vengono definite per la prima volta le mansioni proprie della categoria. In particolare all’Art. 1 venivano descritte le attribuzioni come segue:

“Alle infermiere professionali competono le seguenti attribuzioni di indole amministrativa organizzativa e disciplinare, nell’ambito del reparto ospedaliero cui sono adibite:

  1. esecuzione delle norme e delle disposizioni che regolano l’andamento dei servizi di assistenza del reparto o della sezione affidata all’infermiera, con responsabilità, del proprio servizio e di quello delle persone poste alle dipendenze dell’infermiera;
  2. tenuta delle schede cliniche e del libro di guardia riflettente gli infermi;
  3. richieste per gli interventi d’urgenza dei sanitari;
  4. compilazione e registrazione del movimento ammalati del reparto;
  5. tenuta e compilazione dei registri e dei moduli per le richieste dei medicinali, ordinari e di urgenza, da sottoporre alla firma dei sanitari;
  6. ricevimento, registrazione e conservazione dei medicinali di uso comune, dei disinfettanti, dei veleni e degli stupefacenti;
  7. registrazione sistematica degli ordini ricevuti, compilazione dei rapporti e delle consegne;
  8. tenuta e compilazione del registri del reparto;
  9. mantenimento della disciplina degli infermi;
  10. controllo della pulizia degli ambienti e regolarizzazione della ventilazione, dell’illuminazione e dei riscaldamento delle infermerie e delle camere di degenza dei malati.”

Nell’Art. 2 dello stesso decreto il legislatore è entrato più nello specifico delle attribuzioni assistenziali dirette ed indirette proprie all’infermiere professionale, tanto nel campo ospedaliero quanto nell’esercizio privato. Esse sono:

  1. assistenza completa dell’infermo, alle dirette dipendenze del medico;
  2. somministrazione dei medicinali ordinati;
  3. esecuzione dei trattamenti speciali curativi ordinati dal medico;
  4. sorveglianza e somministrazione delle diete;
  5. raccolta, conservazione ed invio dei materiali per le ricerche cliniche destinate ai laboratori del reparto o ai laboratori centrali;
  6. annotazione sulle schede cliniche degli abituali rilievi di competenza dell’infermiera – temperatura, polso, respiro, secreti ed escreti – ed annotazione nel libro di guardia delle osservazioni fatte di giorno e di notte;
  7. compilazione delle grafiche della temperatura, del polso, del respiro;
  8. primi ed elementari esami di laboratorio (reazione, peso specifico, ricerca qualitativa e quantitativa, dell’albumina, ricerca qualitativa dello zucchero nelle urine).

A parte venivano quindi descritte le attività che l’infermiere professionale può svolgere solo dietro ordinazione del medico:

  1. iniezioni ipodermiche, intramuscolari;
  2. ipodermoclisi – sorveglianza di fleboclisi;
  3. rettoclisi;
  4. frizioni, pennellature, impacchi;
  5. coppette, vescicanti, sanguisugio;
  6. applicazioni elettriche più semplici;
  7. medicazioni comuni e bendaggi;
  8. clisteri evacuanti, medicamentosi e nutritivi;
  9. lavande vaginali;
  10. cateterismo nella donna e in caso d’urgenza o dietro prescrizione specifica del medico anche nell’uomo, purché non siano adoperati istrumenti metallici o comunque rigidi; eventuali lavande ed istillazioni vescicali dietro ordine del sanitario;
  11. sondaggio gastrico e duodenale a scopo diagnostico dietro richiesta e sotto la responsabilità del medico;
  12. lavanda gastrica, con l’autorizzazione e sotto la responsabilità del medico;
  13. intubazione d’urgenza;
  14. massaggi e ginnastica medica;
  15. tamponamento vaginale d’urgenza. Piccole medicature vaginali prescritte dal medico;
  16. tamponamento nasale anteriore d’urgenza;
  17. applicazione di lacci emostativi d’urgenza;
  18. respirazione artificiale;
  19. bagni terapeutici e medicati;
  20. prelevamento di secrezioni od escrezioni a scopo diagnostico. Prelevamento di tamponi orofaringei.

L’Art. 4 provvedeva infine a delimitare un perimetro di azione più ristretto per una sotto categoria di infermieri che vennero definiti infermieri generici per distinguerli dall’infermiere professionale che aveva invece maggiore autonomia e rango superiore.

E’ dunque interessante sottolineare il fatto che la qualifica di infermiere professionale risale addirittura ad un tempo precedente la nascita della repubblica, così come la distinzione tra professionale e generico.

Infermiere professionale e infermiere specializzato

Ci vollero ben 34 anni affinché il legislatore sentisse la necessità di ritornare sul tema per definire ulteriormente ed aggiornare le mansioni dell’infermiere professionale, introducendo anche ulteriori figure sanitarie, tra le quali spicca quella degli infermieri professionali specializzati in anestesia e rianimazione.

Questo avviene con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.P.R. 14 marzo 1974, n. 225.

Nell’Art. 1 si riprende con quelle che il legislatore chiama le attribuzioni organizzative ed amministrative dell’infermiere professionale:

Le attribuzioni di carattere organizzativo ed amministrativo degli
infermieri professionali sono le seguenti: 
    a) programmazione di propri piani di lavoro e di quelli del
personale alle proprie dipendenze, loro presentazione ai superiori e
successiva attuazione; 
    b) annotazione sulle schede cliniche degli abituali rilievi di
competenza (temperatura, polso, respiro, pressione, secreti, escreti)
e conservazione di tutta la documentazione clinica sino al momento
della consegna agli archivi centrali; registrazione su apposito
diario delle prescrizioni mediche, delle consegne e delle
osservazioni eseguite durante il servizio); 
    c) richiesta ordinaria e urgente di interventi medici e di altro
personale a seconda delle esigenze sanitarie, sociali e spirituali
degli assistiti; 
    d) compilazione dei dati sul movimento degli assistiti e
collaborazione alla raccolta ed elaborazione di dati statistici
relativi al servizio; 
    e) tenuta e compilazione dei registri e dei moduli di uso
corrente; 
    f) registrazione del carico e scarico dei medicinali, dei
disinfettanti, dei veleni e degli stupefacenti; loro custodia e
sorveglianza sulla distruzione. Custodia delle apparecchiature e
delle dotazioni di reparto; 
    g) controllo della pulizia, ventilazione, illuminazione e riscaldamento di tutti i locali del reparto; 
    h) sorveglianza sulle attività dei malati affinché le stesse si
attuino secondo le norme di convivenza prescritte dai regolamenti
interni.
Analogamente al Regio Decreto, nell’Art. 2 si declinano le attribuzioni assistenziali dirette e indirette:
Le attribuzioni assistenziali dirette ed indirette degli infermieri
professionali sono le seguenti: 
    1) assistenza completa dell'infermo; 
    2) somministrazione dei medicinali prescritti ed  esecuzione dei
trattamenti speciali curativi ordinati dal medico; 
    3) sorveglianza e somministrazione delle diete; 
    4) assistenza al medico nelle varie attività  di reparto  e  di
sala operatoria; 
    5) rilevamento delle condizioni generali del paziente, del polso,
della  temperatura, della pressione arteriosa e della frequenza
respiratoria; 
    6) effettuazione degli esami di laboratorio più semplici; 
    7) raccolta, conservazione ed invio in laboratorio del materiale
per le ricerche diagnostiche; 
    8) disinfezione e sterilizzazione del materiale per l'assistenza
diretta al malato; 
    9) opera di educazione sanitaria del paziente e dei suoi familiari; 
    10) opera di orientamento e di istruzione nei confronti del personale generico, degli allievi e del personale esecutivo; 
    11) interventi di urgenza (respirazione artificiale, ossigenoterapia, massaggio cardiaco esterno,  manovre emostatiche)
seguiti da immediata richiesta di intervento medico; 
    12) somministrazione dei medicinali prescritti ed esecuzione  dei
seguenti trattamenti diagnostici e curativi ordinati dal medico: 
      a) prelievo capillare e venoso del sangue; 
      b) iniezioni ipodermiche, intramuscolari e tests allergo-diagnostici; 
      c) ipodermoclisi; 
      d)  vaccinazioni per via orale, per via intramuscolare e
percutanee; 
      e) rettoclisi; 
      f) frizioni, impacchi, massaggi, ginnastica medica; 
      g) applicazioni elettriche più semplici, esecuzione di E.C.G.,
E.E.G. e similari; 
      h) medicazioni e bendaggi; 
      i) clisteri evacuanti, medicamentosi e nutritivi; 
      l) lavande vaginali; 
      m) cateterismo nella donna; 
      n) cateterismo nell'uomo con cateteri molli; 
      o) sondaggio gastrico e duodenale a scopo diagnostico; 
      p) lavanda gastrica; 
      q) bagni terapeutici e medicati; 
      r) prelevamento di secrezioni ed escrezioni a scopo diagnostico; prelevamento dei tamponi. 
  Le prestazioni di cui ai punti d), g), n), o), p)  debbono  essere
eseguite su prescrizione e sotto controllo medico. 
  E' consentita agli infermieri professionali la pratica delle
iniezioni endovenose. Tale attività potrà essere svolta dagli
infermieri professionali soltanto nell'ambito di organizzazioni
ospedaliere o cliniche universitarie e sotto indicazione specifica
del medico responsabile del reparto. 
Originale è l’Art. 5 che definisce per la prima volta le mansioni specifiche dell’infermiere professionale specializzato in anestesia e rianimazione, il quale svolge le mansioni come di seguito descritte:
L'infermiere professionale specializzato in anestesia e rianimazione o in terapia intensiva, oltre alle mansioni indicate per gli infermieri professionali, ha le seguenti attribuzioni assistenziali dirette o indirette dell'infermo, nell'ambito dell'ospedale: 
    assistenza al medico specialista nelle varie attività di reparto
(visite pre operatore, consulenze), di sala operatoria  preso  centri
di rianimazione; 
    raccolta, conservazione  ed  archiviazione   delle   schede   di
anestesia e delle cartelle di rianimazione; 
    somministrazione della medicazione preanestetica prescritta dallo
specialista; 
    preparazione delle apparecchiature e del materiale necessario per
l'anestesia generale; 
    pulizia, disinfezione e sterilizzazione delle  apparecchiature  e
del materiale occorrente per l'anestesia; 
    assistenza allo specialista  nel corso dell'anestesia
limitatamente alla sola sorveglianza ed al  trattamento  di  supporto
del  paziente (richieste  di  sangue, sostituzioni di fleboclisi,
approvvigionamento di sostanze farmacologiche varie, controllo  del
polso e della pressione, compilazione della scheda di anestesia); 
    sorveglianza del polso, della pressione e del respiro nello
immediato  periodo  post-operatorio,  nella  sala  di  risveglio,  ed
esecuzione di  pratiche  terapeutiche  inerenti  alla  sua  qualifica
(iniezioni intramuscolari, rinnovo di fleboclisi, ossigenoterapia con
maschera e tenda e su ordine e sotto controllo dello specialista); 
    controllo, in reparto, della esecuzione di tutte le  prescrizioni
della cartella di anestesia; 
    sorveglianza della regolarità del funzionamento degli apparecchi
di respirazione  automatica,  di  monitoraggio, di emodialisi, dei
materassi ipotermici ecc., per richiedere al primo segno di  anormale
funzionamento l'immediato intervento medico; 
    alimentazione attraverso il sondino. 
L’Art. 6 definisce infine le mansioni dell’infermiere generico in modo molto simile a quanto fatto dal regio decreto.

Il Diploma Universitario per l’infermiere professionale

Nonostante quanto sopra descritto si deve attendere fino al 1992 affinché la formazione dell’Infermiere professionale venga affidata ad un corso universitario vero e proprio.

Stiamo parlando del DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 1992, n. 502. In particolare è l’art. 6 del decreto a definire i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università, gettando le basi per la costituzione dei successivi percorsi formativi di medici e infermieri.

Si legge in particolare quanto segue:

La formazione del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione avviene in sede ospedaliera ovvero presso altre strutture del Servizio sanitario nazionale e istituzioni private accreditate. I requisiti di idoneità e l'accreditamento delle strutture sono disciplinati con decreto del Ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica d'intesa con il Ministro della sanità. Il Ministro della sanità individua con proprio decreto le figure professionali da formare ed i relativi profili. Il relativo ordinamento didattico e' definito, ai sensi dell'art. 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (d), con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica emanato di concerto con il Ministro della sanità. Per tali finalità le regioni e le università
attivano appositi protocolli di intesa per l'espletamento dei
corsi di cui all'art. 2 della legge 19 novembre 1990, n. 341 (d).

Di nostro particolare interesse è l’introduzione del concetto di ordinamento didattico (evidenziato in grassetto nel testo) poichè vedremo che ritornerà in tutti gli interventi successivi del legislatore e sarà di particolare importanza ai fini della definizione dei mansionari degli infermieri professionali.

Vediamo dunque cosa dice anche la Legge n. 341 del 19 novembre 1990, all’art. 9 lettera d. Afferma che  uno o più decreti del Presidente della Repubblica, adottati su proposta del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, definiranno e aggiorneranno gli ordinamenti didattici dei corsi di diploma universitario e dei corsi di laurea e

“devono individuare le aree disciplinari, intese come insiemi di discipline scientificamente affini raggruppate per raggiungere definiti obiettivi didattico-formativi, da includere necessariamente nei curricula didattici, che devono essere adottati dalle università, al fine di consentire la partecipazione agli esami di abilitazione per l’esercizio delle professioni o l’accesso a determinate qualifiche funzionali del pubblico impiego”.

Questo passaggio lega finalmente il piano formativo didattico dell’infermiere professionale alla sua abilitazione professionale e quindi all’esercizio della professione con le mansioni specifiche riconosciute.

Per un dentista sarà rilevante verificare se nella formazione dell’infermiere professionale ci sono mansioni e competenze di interesse per lo studio dentistico, sia in area clinica che in area extraclinica (organizzazione e amministrazione).

Per fare questo ci basterà verificare cosa contiene l’ordinamento didattico del corso di laurea in scienze infermieristiche in vigore alla data di oggi.

Infermiere, professionista e infermiere specialista

Con la pubblicazione del DECRETO 14 settembre 1994, n. 739, il percorso dell’infermiere professionale (da ora solo infermiere) subisce una nuova accelerazione ed ulteriori riconoscimenti.

Nell’Art. 1, ancora una volta (se ce ne fosse stato bisogno) si torna sulla definizione del profilo e delle funzioni (non più “attribuzioni” come in passato).

1. E' individuata la figura professionale dell'infermiere con il
seguente profilo: l'infermiere è l'operatore sanitario che, in
possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione
all'albo  professionale è responsabile dell'assistenza generale
infermieristica.
2. L'assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e
riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le
principali  funzioni sono la prevenzione delle malattie, l'assistenza
dei malati e dei disabili di tutte le eta' e l'educazione sanitaria.
3. L'infermiere:
    a) partecipa all'identificazione dei bisogni di salute della
persona e della collettività;
    b) identifica i bisogni di assistenza infermieristica della
persona e della collettività e formula i relativi obiettivi;
    c) pianifica, gestisce e valuta l'intervento assistenziale
infermieristico;
    d) garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni
diagnostico-terapeutiche;
    e) agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri
operatori sanitari e sociali;
    f) per l'espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario,
dell'opera del personale di supporto;
    g) svolge la sua attività professionale in  strutture  sanitarie
pubbliche o private, nel territorio e nell'assistenza domiciliare, in
regime di dipendenza o libero-professionale.

Come evidente dal testo, ora gli infermieri sono professionisti veri e propri, superano un esame di abilitazione professionale e sono iscritti ad un Albo professionale. Non stupisce più quindi il concetto di autonomia ed indipendenza già espressi in passato dalla norma.

Sorprendono invece, piacevolmente, due nuove previsioni contenute ai commi 4 e 5 dell’o stesso Art. 1.

Nel comma 4 si rafforza un concetto già espresso debolmente in precedenza:

L'infermiere contribuisce alla formazione del personale di
supporto e concorre  direttamente all'aggiornamento relativo  al
proprio profilo professionale e alla ricerca.

Bisogna infatti riconoscere che la valenza formativa della dimensione infermieristica aggiunge valore in un contesto complesso come lo studio dentistico, dove la formazione di personale di supporto (come potrebbero essere le Aso) è attività estrema complessa e dispendiosa per un dentista comune.

Nel comma 5 compare invece una estensione della figura dell’infermiere specialista che era già comparsa vent’anni prima. Qui non ci si limita più alla sola specializzazione in Anestesia, ma alla individuazione di ben precise aree di formazione specialistica “post-base”:

La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettano loro di fornire specifiche prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree:
    a) sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica;
    b) pediatria: infermiere pediatrico;
    c) salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico;
    d) geriatria: infermiere geriatrico;
    e) area critica: infermiere di area critica.

Torneremo sul punto, ma è bene evidenziare che nel momento in cui il legislatore riconosce la necessità di individuare aree specialistiche di formazione non considera la sala operatoria come area critica meritevole di una formazione specifica. Come tutto questo venga considerato dalla categoria degli infermieri non saprei certo dirlo, ma la considerazione è interessante per gli effetti che produce nel nostro ambito di interesse: la poltrona odontoiatrica che è un’area chirurgica a tutti gli effetti.

E’ infine interessante notare come nell’Art. 2, pur parlando di abilitazione e di Albo professionale, il corso di formazione dell’Infermiere viene ancora definito Diploma Universitario e non Laurea:

Il diploma universitario  di  infermiere, conseguito ai sensi
dell'art. 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
502, e successive  modificazioni, abilita all'esercizio della
professione, previa iscrizione al relativo albo professionale.

Il pensiero debole sul ruolo dell’infermiere

Le menti deboli hanno pensieri deboli. Le menti deboli in cattiva fede producono affermazioni distorte che si smentiscono da sole.

La Legge 26 febbraio 1999, n. 42 fornisce spunti continui alle menti deboli in cattiva fede, ma non credo che il legislatore si fosse posto questo obiettivo. E’ probabilmente una casualità che si è verificata sia nella discussione sulla figura e sul ruolo dell’Odontoiatra, sia nella discussione attuale sull’Infermiere.

Ebbene, la mente debole sostiene che le attribuzioni originariamente assegnate all’Infermiere professionale sulla base del  DPR 14 marzo 1974, n. 225 (da noi citato in apertura) siano state abrogate con l’uscita di questa Legge.

Essa infatti recita all’Art. 1, comma 2, come segue:

Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati il regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 1974, n. 225, ad eccezione delle disposizioni previste dal titolo V, il decreto del Presidente della Repubblica 7 marzo 1975, n. 163, e l’articolo 24 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1968, n. 680, e successive modificazioni. Il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione post-base nonché degli specifici codici deontologici, fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario per l’accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea, nel rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali.

La mente debole in cattiva fede legge la prima parte e la capisce, ma poi non legge la seconda, oppure la legge e non la capisce. Alla luce dei questa norma del 1999 dunque si stabilisce che il campo delle attività e delle responsabilità dell’infermiere viene definito proprio dall’ordinamento didattico del corso universitario che qualifica la formazione, oltreché dal codice deontologico. Il caso vuole che proprio l’Ordinamento didattico stabilisca che le attribuzioni che qualcuno vorrebbe cancellate vengano integralmente riprese dal DPR 14 marzo 1974, n. 225 appena abrogato.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

Ordinamento didattico del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche

Torniamo quindi all’Ordinamento didattico del Corso Universitario, già citato dalla normativa in fase di costante evoluzione.

Prendiamo come esempio il Regolamento Didattico dell’Università di Milano per il Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche. Il documento è molto interessante perchè descrive in modo sistematico obiettivi formativi, sbocchi occupazionali e ordinamento didattico (tra le molte altre cose).

In primo luogo è interessante notare come la locuzione Diploma Universitario venga sostituita con Laurea in Scienze Infermieristiche.

Con riferimento agli obiettivi formativi, il regolamento prevede quanto segue:

I laureati in Infermieristica sono professionisti sanitari, cui competono le attribuzioni previste dal Decreto del Ministero della Sanità 14 settembre 1994, n. 739 e della legge 26 febbraio 1999, n. 42 e successive modificazioni ed integrazioni e sono responsabili dell’assistenza generale infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa, di natura tecnica, relazionale ed educativa. Le loro principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza ai malati e ai disabili di tutte le età sia in situazioni di acuzie che di cronicità, e l’educazione sanitaria. Essi svolgono la loro attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, nel territorio e
nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero professionale.

Date queste ultime parole, sul fatto che l’infermiere possa dunque operare all’interno di uno studio dentistico non vi è alcun dubbio, così come non vi sono dubbi circa le mansioni che possono svolgere che sono le stesse richiamate negli elenchi di cui sopra.

Tale concetto viene ripreso ad abbundantiam anche nel passaggio successivo relativo agli sbocchi occupazionali:

Il titolo conseguito al termine del percorso di studio con il superamento della prova finale è abilitante alla professione di infermiere e consente al dottore in Infermieristica – previa
iscrizione all’Albo Professionale – di svolgere l’attività in strutture sanitarie, pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero professionale sia in Italia che nei Paesi dell’Unione Europea o in altri Paesi in cui sia riconosciuta l’equipollenza del
titolo.

Quanto all’ordinamento didattico, esso è riportato nelle allegate tabelle II e III del regolamento stesso e ricomprende una moltitudine di aree formative teoriche e pratiche che sarebbe inutile ripetere pedissequamente in questo articolo, che vanno: dalle scienze di base (chimica, anatomia, ecc.) alla psicologia; dalla diagnostica per immagini alla farmacologia; dalla chirurgia generale alla prevenzione; dalla neurologia all’anestesiologia; dall’informatica alla medicina legale.

Da operatore sanitario a dottore

Pur mantenendo inalterate le attribuzioni già delineate in epoca fascista e che definiscono il raggio d’azione dell’infermiere anche negli 80 anni successivi, non si può fare a meno di notare che mano a mano l’infermiere acquisisce nuove dimensioni e dignità professionali.

Infatti da soggetto subordinato ed ausiliario rispetto al medico, l’infermiere guadagna progressivamente autonomia operativa ed indipendenza, fino al punto attuale in cui il suo ruolo è riconosciuto non solo nella sostanza ma anche nella forma del titolo.

Con il Decreto 22 ottobre 2004, n.270, infatti, avviene la definitiva consacrazione a Dottore dell’Infermiere. Il decreto si esprime nel modo seguente:

A coloro che hanno conseguito, in base agli ordinamenti didattici di cui al comma 1, la laurea, la laurea magistrale o specialistica e il dottorato di ricerca, competono, rispettivamente, le qualifiche accademiche di dottore, dottore magistrale e dottore di ricerca.

L’Infermiere strumentista

L’interesse del dentista comune per l’Infermiere si acuisce quando si considera che il possesso del titolo di Laurea in Scienze Infermieristiche è, a tutt’oggi, sufficiente per attribuire all’Infermiere anche il ruolo di strumentista di sala operatoria. Come già accennato in precedenza, infatti, il legislatore non ha mai ritenuto che l’infermiere strumentista di sala operatoria (comunemente detto anche ferrista), meritasse una specializzazione post-lauream.

Il conseguimento di un Master post lauream (o di corsi di specializzazione) è infatti opzionale e, quindi, non obbligatorio.

In considerazione delle continue querelle con altre figure professionali (tipicamente l’ASO vede nell’infermiere una potenziale minaccia alla propria sopravvivenza) sarà bene considerare che le competenze di un infermiere all’interno del blocco operatorio vanno ben oltre la complessità della chirurgia odontoiatrica comune. Parliamo di chirurgia generale ma anche di chirurgia super specialistica come la neurochirurgia o la cardiochirurgia, la chirurgia pediatrica o quella d’urgenza, i cui profili di rischio e di responsabilità esorbitano gli orizzonti abituali di uno studio dentistico.

Inoltre tutta la chirurgia odontoiatrica e maxillo facciale comunemente eseguita negli ambienti pubblici, privati convenzionati o privati puri viene eseguita con assistenza operatoria da parte di infermieri strumentisti e non certo di Aso, il cui perimetro di azione è limitato agli studi odontoiatrici.

Possiamo descrivere ruoli e funzioni dell’infermiere strumentista con il passaggio seguente, preso dal sito Nurse24:

L’infermiere strumentista è il professionista sanitario responsabile della preparazione, della corretta gestione e della verifica iniziale e finale di tutti i dispositivi e materiali utili ad un intervento chirurgico in sala operatoria.

È il garante e il supervisore della sterilità del campo operatorio e dei presidi ed ha un fondamentale ruolo di coordinamento nella fase intraoperatoria nei confronti di tutti i membri dell’équipe chirurgica, assicurando la valida applicazione del dress code e dei corretti movimenti fisici all’interno della sala.

Lo strumentista partecipa attivamente all’operazione chirurgica collaborando con i chirurghi e gestendo, con tempestività e sicurezza, i materiali e gli strumenti richiesti, nel rispetto delle linee guida, delle istruzioni operative e dei protocolli aziendali e nazionali. A tal proposito deve essere costante la formazione sulle nuove tecnologie, sulle normative in vigore e sui giusti metodi di applicazione.

Il ruolo professionale impone l’adozione e la messa in atto di competenze relazionali e comunicative essenziali al fine di ridurre i livelli di stress ed aumentare la produttività.

In accordo con il Codice Deontologico della professione infermieristica, valuta e previene i possibili rischi per il paziente e per gli operatori al fine di salvaguardare la sicurezza e l’efficacia dell’intervento chirurgico ed ha, non da ultimo, il compito di istruire e formare il personale meno esperto, il personale di supporto e gli studenti.

I rapporti tra Infermiere e Assistente di Studio Odontoiatrico

All’interno di uno studio dentistico, a seconda delle sue dimensioni e della sua complessità organizzativa, possono coesistere figure professionali (e non professionali) molto diverse tra loro.

Ne citiamo alcune in ordine sparso, sperando di non fare torto a nessuno: Odontoiatri, Tecnici di radiologia medica (TSRM), Infermieri, Assistenti di studio odontoiatrico, Logopedisti, Igienisti dentali, Terapisti della riabilitazione, Medici e odontoiatri specialisti in Ortodonzia o Chirurgia orale, Odontotecnici.

Ogni studio ha le proprie esigenze in termini di competenze ruoli e funzioni a seconda dell’offerta di prestazioni che offre, del livello autorizzativo conseguito e delle modalità organizzative dei servizi.

Quello che veramente conta è che all’interno dello studio:

  • ciascun operatore svolga effettivamente e soltanto le mansioni e le attività che sono riservate al suo titolo di studio e (nel caso) alla relativa abilitazione professionale;
  • non vi siano contratti di lavoro difformi o incoerenti rispetto al titolo posseduto dall’operatore;
  • sia possibile identificare chiaramente l’assetto organizzativo, la gerarchia interna, l’attribuzione delle responsabilità.

In questo contesto bisogna riconoscere che in parallelo con l’emancipazione, formale e sostanziale, della figura dell’Infermiere professionale nella sanità in generale, si è finalmente riconosciuto il ruolo e la funzione dell’Assistente di Studio Odontoiatrico, troppo a lungo tenuto ai margini della scena clinica ed organizzativa.

Tuttavia non bisogna cedere alla tentazione di portare in conflitto le figure dell’Infermiere e dell’ASO all’interno dello studio dentistico, quasi che il riconoscimento dell’uno debba implicare necessariamente l’esclusione dell’altro o viceversa.

Comparando banalmente il percorso formativo di queste due figure e gli sbocchi occupazionali che vengono loro riservati dalla normativa vigente, appare chiaro che la loro convivenza non solo è legittima ma anche auspicabile all’interno di uno studio dentistico performante e moderno.

E’ innegabile che vi siano alcune aree di sovrapposizione di competenze, di interessi e di attività tra le due figure, ma è altrettanto innegabile che ogni studio dentistico opterà per la figura che ritiene più adatta al proprio assetto organizzativo, giuridico e clinico. Non dobbiamo in alcun modo permettere che, nella lotta per l’accaparramento di un posto di lavoro, qualcuno tenti di delegittimare l’altro o discriminarlo con argomentazioni equivoche o francamente false:

  1. L’infermiere si approccia allo studio dentistico dalla prospettiva di un laureato, che opera in forma professionale (nel caso anche libero professionale), gode di autonomia decisionale, discrezionalità operativa e indipendenza di giudizio, risponde penalmente e civilmente per le prestazioni che effettua.
  2. L’assistente di studio odontoiatrico opera nello studio in forza di un attestato conseguito a seguito della frequenza di uno specifico corso di formazione professionale (oppure semplicemente per equiparazione), svolge una attività ausiliaria  rispetto a quella dei professionisti abilitati ed iscritti all’albo (compreso l’infermiere professionale di cui sopra), non gode di autonomia, discrezionalità e indipendenza, e infatti non risponde civilmente per il proprio operato.

Conclusioni

Il valore dell’Infermiere nello studio dentistico può esprimersi sia in area clinica che in quella extraclinica. La nostra opinione è che la seconda sia prevalente rispetto alla prima per gli interessi del dentista titolare di studio o della Srl Odontoiatrica.

In area extraclinica l’infermiere ha competenze specifiche riguardo a:

  • gestione dei documenti clinici e degli archivi
  • gestione del carrello emergenze e dei farmaci
  • gestione del triage
  • gestione delle agende e dei turni di lavoro
  • gestione del personale ausiliario (compreso Aso)
  • gestione degli ordini ai fornitori ed ai laboratori
  • gestione delle prescrizioni farmacologiche e diagnostiche
  • gestione dei dati e della privacy
  • gestione della relazione con il paziente e con i suoi familiari
  • manutenzione delle apparecchiature elettromedicali
  • gestione dei processi di sterilizzazione o sanificazione in generale di strumenti ed ambienti
  • formazione del personale
  • educazione alla salute dei pazienti

In area clinica odontoiatrica l’infermiere ha competenze specifiche rispetto a:

  • assistenza operatoria all’odontoiatra
  • preparazione della poltrona e dell’area operatoria
  • somministrazione di farmaci
  • monitoraggio dei parametri vitali del paziente
  • gestione dell’emergenza e del primo soccorso
  • prelievo ematico per utilizzo di emocomponenti a scopo rigenerativo.

Per lo svolgimento di queste attività l’infermiere ha conseguito un titolo di Laurea che gli conferiscono competenze uniche, in alcuni casi anche superiori a quelle dello stesso Odontoiatra:

  • relazionali e psicologiche
  • gestionali ed economiche
  • coaching e formazione
  • giuridiche e amministrative
  • tecniche cliniche

In estrema sintesi l’infermiere può occupare una qualsiasi delle aree di attività dello studio e svolgerne i relativi processi con l’autorevolezza e la competenza unica di chi si è laureato per questo scopo (accettazione, amministrazione, segreteria, primo soccorso ed emergenza, assistenza operatoria, formazione e coordinamento, relazione con i pazienti, manutenzione e sicurezza, ecc …).

 

 

Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

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