

Le riforme contenute in bozza nella Legge di Bilancio 2026 sono tali da rendere completamente impraticabile la scelta della holding pura per il dentista: se tutte le norme contenute nella bozza di legge dovessero essere tradotte in legge, e persino se ne fossero tradotte solo alcune, non rimarrebbe che rendere ancora più attuale il consiglio che sempre abbiamo dato ai nostri clienti dentisti in ogni consulenza che abbiamo portato avanti e nei corsi dedicati all’argomento: solo holding mista.

Negli ultimi anni abbiamo spiegato più volte sia nei corsi dedicati che in un’opera monografica perché la holding pura – quella definita dall’art. 162-bis del TUIR, che vive quasi esclusivamente di partecipazioni – non sia mai stata particolarmente attraente per gli odontoiatri. Un po’ per struttura, un po’ per i costi, un po’ per la totale inutilità nei modelli organizzativi tipici del nostro settore.
Ecco, ora possiamo dire serenamente che, alla luce delle riforme che stanno arrivando, la holding pura non solo non conviene: diventerà una salita ripidissima.
Quasi una via Crucis fiscale.
E tutto questo nell’ipotesi in cui tutte le novità normative contenute nella bozza di Legge di Bilancio per il 2026 dovessero essere tradotte in legge
Le riforme in arrivo – se approvate così come sono – colpiranno proprio quelle società che rientrano nella definizione di holding industriale dell’art. 162-bis TUIR, cioè le holding con prevalenza di partecipazioni nell’attivo.
Le novità riguardano diversi fronti, ma tutte spingono nella stessa direzione:
rendere più costoso, più rigido e meno interessante il modello della holding pura.
Tre elementi sono decisivi:
L’Irap “punitiva”: +2% di aliquota dal 2026
Le holding industriali già oggi pagano un’Irap pesante, sia per aliquota che per base imponibile.
Col Ddl di Bilancio 2026 si va oltre: +2 punti di aliquota, che diventano quasi +3 in molte regioni.
Un colpo diretto e secco.
E questo da solo basterebbe a far saltare metà dei piani fiscali basati sulla holding pura.
Dividendi più tassati e plusvalenze più difficili
Sempre dal Ddl:
In pratica, un sistema che disincentiva la detenzione societaria tramite holding e incentiva il ritorno alla persona fisica.
La holding pura, la cui “vita” si basa solo su partecipazioni, si ritrova così a perdere tutti i vantaggi e a trattenere tutti gli svantaggi.
Novità su premi a manager e amministratori
Per le holding industriali l’articolo richiamato segnala anche l’effetto combinato delle nuove regole sui compensi variabili, sulla loro deducibilità e sull’addizionale IRPEF.
Sono dettagli tecnici, ma il succo è semplice: anche sul fronte delle remunerazioni la holding pura si complica, mentre non offre alcun vantaggio specifico agli odontoiatri.
Gli odontoiatri non sono gruppi quotati, non gestiscono portafogli di partecipazioni, non fanno trading societario.
Il loro asset principale è altro: l’immobiliare operativo, spesso accompagnato da strumenti di governance familiare e di protezione patrimoniale.
Già oggi la holding pura era difficilmente difendibile.
Domani non lo sarà più in alcun modo.
La parola d’ordine dal 2026 in poi pare essere obbligata: solo holding mista. E se vogliamo essere ancora più onesti: holding mista immobiliare.
Cioè una holding in cui l’attivo è composto prevalentemente da beni diversi dalle partecipazioni: immobili, attrezzature, diritti, licenze, veicoli organizzativi.
Questo basta, da solo, a far uscire la società dall’ambito dell’art. 162-bis del TUIR.
E uscire da quell’articolo significa salvarsi dall’intero pacchetto di aggravi appena descritti.
Se tutte le modifiche citate entrassero davvero in vigore, la holding pura sarebbe un modello definitivamente superato nel nostro settore. E quindi, per gli odontoiatri, esiste una sola holding possibile:
la holding mista.
Una struttura semplice, concreta, costruita su asset reali e utile davvero alla organizzazione del gruppo familiare del dentista ogniqualvolta la sua peculiare situazione lo richieda.
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