
Molti investimenti vengono giustificati con una frase che tutti abbiamo sentito almeno una volta: “Lo compro così almeno lo scarico.” Ma la deducibilità fiscale non basta a rendere conveniente una spesa. In questo articolo analizziamo come distinguere il vantaggio fiscale dal reale valore economico di un investimento nello studio dentistico.

Speciale – Pianificazione fiscale dello studio dentistico
Puntata 2 di 11
Le decisioni fiscali migliori non nascono dalla ricerca del massimo risparmio d’imposta, ma dalla capacità di valutare contemporaneamente convenienza economica, sostenibilità finanziaria e impatto fiscale.
C’è una frase che, negli anni, ho sentito pronunciare decine di volte. E, lo ammetto, qualche anno fa l’ho pronunciata anch’io:” Lo compro così almeno lo scarico.”
Ogni volta che la sento mi viene spontaneo fare una domanda: Lo compreresti anche se non fosse deducibile?
Perché è questa la vera domanda.
Se la risposta è sì, allora probabilmente stai valutando un investimento utile per il tuo studio e il vantaggio fiscale è semplicemente una conseguenza positiva.
Se la risposta è no, forse non stai decidendo di investire. Stai decidendo di spendere dei soldi per pagare meno tasse.
E sono due cose molto diverse.
Attenzione, però. Non sto dicendo che la fiscalità non debba influenzare le decisioni. Sarebbe un errore altrettanto grande.
Sto dicendo che dovrebbe arrivare dopo una domanda ancora più importante: Questo investimento renderà il mio studio migliore tra tre o cinque anni?
Solo dopo ha senso chiedersi quale sarà anche il suo effetto fiscale.
Perché il fisco può migliorare un buon investimento.
Ma difficilmente riesce a trasformare un cattivo investimento in una buona decisione.
Il fisco può migliorare un buon investimento. Ma difficilmente riesce a trasformare un cattivo investimento in una buona decisione.
C’è un equivoco che incontro molto spesso quando si parla di investimenti.
Si tende a pensare che una spesa diventi automaticamente conveniente perché è fiscalmente deducibile. È un ragionamento comprensibile, ma rischia di portarci fuori strada.
Provo a spiegarmi.
Se decidi di acquistare uno scanner intraorale da 50.000 euro, il fatto che quel costo sia deducibile non significa che lo scanner costi meno. Significa, semmai, che l’ordinamento tributario riconosce a quell’investimento un determinato trattamento fiscale. È una differenza sostanziale.
L’investimento continua ad avere un costo economico, un impatto sulla liquidità, effetti sul bilancio e, molto spesso, conseguenze anche sull’organizzazione dello studio. La fiscalità interviene su uno solo di questi aspetti.
Per questo motivo mi capita spesso di fare una domanda ai colleghi che mi chiedono un parere.
Se questo investimento non avesse alcun vantaggio fiscale, lo faresti comunque?
È una domanda semplice, ma estremamente utile.
Se la risposta è sì, allora vale la pena capire quale sia il modo più efficiente per realizzarlo anche dal punto di vista fiscale.
Se, invece, la risposta è no, probabilmente non stiamo valutando un investimento. Stiamo cercando una giustificazione fiscale per una decisione che, sul piano economico o strategico, non ci convince fino in fondo.
Ed è proprio qui che, a mio avviso, nasce uno degli errori più frequenti.
La fiscalità dovrebbe aiutarci a scegliere come realizzare un investimento.
Non dovrebbe mai essere il motivo principale per decidere se farlo.
Ogni volta che uno studio valuta un investimento, la tentazione è quella di concentrarsi sul prezzo di acquisto e sul trattamento fiscale.
In realtà sono solo due delle tante variabili in gioco.
La domanda che provo sempre a fare è un’altra: che cosa cambierà nello studio il giorno dopo quell’investimento?
Produrrò di più? Lavorerò meglio? Ridurrò i tempi operativi? Migliorerà l’esperienza del paziente? Riuscirò a delegare attività che oggi richiedono troppo tempo?
Oppure sto semplicemente acquistando una tecnologia che mi piace, ma che faticherò a valorizzare?
Sono domande meno affascinanti di quelle fiscali. Eppure sono le uniche che permettono di capire se un investimento creerà davvero valore.
Solo dopo aver risposto a questi interrogativi ha senso affrontare il tema della fiscalità.
A quel punto diventa importante capire se sia preferibile acquistare il bene, ricorrere a un leasing, valutare un noleggio operativo oppure sfruttare eventuali incentivi disponibili. Sono strumenti diversi, ciascuno con vantaggi e limiti che devono essere letti alla luce della situazione economica, finanziaria e fiscale dello studio.
Vedi come cambia la prospettiva?
Prima decido se l’investimento ha senso (e qui servono competenze manageriali, non fiscali). Poi scelgo come realizzarlo nel modo più efficiente.
Può sembrare una differenza di poco conto, ma è proprio questo passaggio che distingue una decisione guidata dalla strategia da una decisione guidata esclusivamente dal fisco.
Prendiamo un caso concreto.
Uno studio sta valutando l’acquisto di uno scanner intraorale. Oppure di una CBCT. O, ancora, di un nuovo software gestionale.
La domanda che ricevo più spesso è questa: ” Conviene comprarlo?”
La mia risposta, quasi sempre, è: dipende. Lo so, è una risposta che lascia poco soddisfatti. Ma è anche l’unica risposta onesta.
Dipende dal volume di attività dello studio. Dipende da come è organizzato il lavoro. Dipende dagli obiettivi che il titolare si è dato per i prossimi anni. Dipende dalla liquidità disponibile, dall’indebitamento già esistente, dagli investimenti programmati e, naturalmente, anche dal carico fiscale previsto.
Lo stesso scanner può essere una scelta eccellente per uno studio e una decisione poco razionale per un altro.
Non perché cambi lo scanner. Perché cambia il contesto.
È questo, probabilmente, l’aspetto più difficile da accettare.
Molti cercano la risposta giusta in assoluto: “Conviene acquistare o fare un leasing?” oppure “Meglio il noleggio operativo?”
In realtà nessuna di queste formule è migliore per definizione. Sono semplicemente strumenti diversi.
Ed è proprio per questo che mi convince poco chi parte dallo strumento. Preferisco partire dallo studio. Prima cerco di capire dove vuole andare. Poi ragioniamo insieme su quale percorso sia più coerente per arrivarci.
La fiscalità entra certamente in questo ragionamento, ma non è il volante, è uno degli strumenti del cruscotto.
C’è un aspetto che, con il tempo, ho imparato a considerare il più importante di tutti. Nello studio dentistico le decisioni non sono quasi mai isolate.
L’acquisto di una nuova attrezzatura, ad esempio, non produce soltanto un effetto fiscale. Ha conseguenze sulla liquidità, sulla capacità di investimento futura, sull’organizzazione del lavoro, sulla redditività dello studio e, in alcuni casi, perfino sulle scelte previdenziali o sulla possibilità di distribuire utili.
È per questo che diffido delle risposte semplici a domande complesse.
Quando qualcuno mi chiede: “Fiscalmente conviene?”, ho sempre l’impressione che manchi un pezzo della domanda.
Io vorrei sapere anche:
Vedi, la fiscalità è una disciplina straordinaria proprio perché costringe a ragionare mettendo insieme tanti pezzi del puzzle.
Il problema è che spesso affrontiamo ogni scelta separatamente. Oggi l’investimento. Domani il leasing. Il mese prossimo la distribuzione degli utili. Più avanti il compenso dell’amministratore.
Poi ci stupiamo se, alla fine dell’anno, facciamo fatica a dare un senso d’insieme ai numeri.
La mia esperienza, invece, mi ha insegnato che le decisioni migliori nascono quando smettiamo di guardare i singoli tasselli e iniziamo a osservare il disegno completo.
Ed è proprio questo, probabilmente, il passaggio che distingue una buona consulenza fiscale da una vera pianificazione.

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