
Il secondo acconto di novembre non dovrebbe essere una sorpresa. Per uno studio dentistico organizzato, il punto non è solo sapere quanto versare, ma capire in anticipo come sta andando l’anno, stimare il carico fiscale e verificare se la liquidità sarà sufficiente ad affrontarlo senza tensioni.

Speciale – Pianificazione fiscale dello studio dentistico
Puntata 9 di 11
Le imposte di giugno sono ormai un ricordo. O quasi. Perché mentre cominciamo finalmente a dimenticarle, novembre si avvicina con il secondo acconto. La differenza è che questa volta abbiamo ancora il tempo per prepararci.
Se hai seguito questa serie dall’inizio, ricorderai da dove siamo partiti.
Era giugno e parlavamo di quella sensazione, piuttosto comune tra i dentisti, di scoprire improvvisamente che una parte considerevole della liquidità accumulata sul conto corrente aveva già un’altra destinazione. Il commercialista comunicava gli importi da versare, arrivavano gli F24 e la pianificazione fiscale assumeva improvvisamente un grande fascino. Peccato che fosse un po’ tardi per cominciare a pensarci.
Poi è arrivata l’estate, abbiamo lavorato, siamo andati in vacanza e il ricordo delle imposte di giugno ha cominciato lentamente a diventare meno doloroso.
Ottimo. Perché è quasi ora di rifarsi del male.
A novembre arriva infatti il secondo acconto e possiamo affrontarlo nello stesso modo: aspettare che il commercialista faccia i calcoli, ricevere l’importo da versare e scoprire in quel momento quale effetto avrà sulla nostra liquidità.
Oppure possiamo fare qualcosa di diverso.
Siamo all’inizio di ottobre e questa volta abbiamo un vantaggio che a giugno non avevamo più: il tempo. Il tempo per guardare ciò che è accaduto durante l’anno, per capire dove stiamo andando, per confrontarci con il consulente e per prepararci a una scadenza che, almeno questa volta, non ha davvero nulla di imprevedibile.
Il secondo acconto diventa così un ottimo banco di prova per tutto il percorso che abbiamo fatto in questi mesi.
Perché pianificare non significa riuscire a evitare le imposte e neppure trovare qualche soluzione miracolosa poche settimane prima della scadenza. Significa conoscere abbastanza bene la propria impresa da non dover aspettare un F24 per scoprire cosa sta succedendo.
A giugno il conto era già arrivato. A ottobre abbiamo ancora il tempo per prepararci a quello successivo.
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Il secondo acconto ha una caratteristica interessante: arriva in una data perfettamente prevedibile, ma riesce comunque a sorprendere molti contribuenti.
Per affrontarlo, il punto di partenza è capire che il suo importo non deve necessariamente essere vissuto come un numero immodificabile che compare sullo schermo del commercialista qualche giorno prima della scadenza. La normativa consente infatti di determinare gli acconti secondo logiche diverse e, in particolare, di confrontare il metodo storico con il metodo previsionale, quando quest’ultimo sia applicabile e venga valutato con la necessaria prudenza insieme al proprio consulente.
Con il metodo storico il ragionamento è relativamente semplice: il passato costituisce la base sulla quale determinare ciò che dobbiamo anticipare per l’anno in corso. È un sistema comodo, oggettivo e, proprio perché fondato su dati già conosciuti, rassicurante.
Il problema è che le imprese non hanno alcun obbligo di comportarsi quest’anno esattamente come si sono comportate l’anno scorso.
Uno studio dentistico può aver avuto un esercizio eccezionale e attraversarne ora uno molto più normale, oppure può trovarsi nella situazione opposta. Può aver modificato profondamente la propria struttura dei costi, perso o acquisito collaboratori importanti, aumentato la capacità produttiva o attraversato una fase di trasformazione che rende il passato un riferimento sempre meno rappresentativo di ciò che sta accadendo oggi.
È in situazioni come queste che il metodo previsionale diventa interessante, perché consente, nei casi e nei limiti previsti, di ragionare sull’imposta che si prevede effettivamente dovuta per l’anno in corso anziché affidarsi automaticamente al risultato precedente.
Naturalmente “previsionale” non significa “creativo”. Ridurre un acconto sulla base di una previsione troppo ottimistica può comportare conseguenze e sanzioni, quindi non siamo davanti a un piccolo trucco per lasciare più denaro sul conto corrente fino all’anno successivo. È una scelta tecnica che deve essere verificata con il commercialista e sostenuta da informazioni sufficientemente attendibili.
Ed è proprio qui che il problema diventa interessante per noi.
Perché il consulente conosce le regole fiscali, può effettuare i calcoli e valutare con noi il rischio di una determinata scelta, ma per formulare una previsione ha bisogno di sapere come sta realmente andando lo studio.
Questa informazione non arriva dall’Agenzia delle Entrate e nemmeno dal software fiscale. Arriva dall’impresa.
Ed è per questo che, prima ancora di domandarci quanto dovremo versare a novembre, dobbiamo essere capaci di rispondere a una domanda apparentemente molto più semplice: come sta andando davvero il nostro studio quest’anno?
È da lì che dobbiamo partire per fare una previsione che meriti questo nome.
Per fare una previsione fiscale attendibile bisogna prima essere capaci di fare una previsione economica. Ed è qui che il secondo acconto smette di essere un argomento da commercialisti e diventa un problema di management.
All’inizio di ottobre abbiamo già attraversato nove mesi dell’anno. Non sappiamo ancora esattamente come chiuderà l’esercizio, naturalmente, ma dovremmo avere abbastanza informazioni per costruire una previsione ragionevole. Quanto fattureremo? Quale utile stiamo producendo? Come stanno evolvendo i costi e i margini? Ci sono stati cambiamenti importanti nell’organizzazione? Abbiamo inserito nuovi collaboratori oppure ne abbiamo persi? Gli investimenti programmati sono stati realizzati oppure sono ancora davanti a noi?
Nessuno di questi numeri, preso isolatamente, racconta tutta la storia. Il problema non è che i numeri siano complicati. Il problema è pensare che ne basti uno solo.
Il fatturato, per esempio, può essere cresciuto molto e darci la sensazione di essere davanti a un anno eccezionale, mentre contemporaneamente sono aumentati i costi e si sono ridotti i margini. Oppure può essere rimasto sostanzialmente stabile mentre una migliore organizzazione dello studio ha prodotto un risultato economico decisamente superiore. Due situazioni che, guardate soltanto dalla reception o dal saldo del conto corrente, potrebbero perfino sembrare uguali e che invece conducono a previsioni completamente diverse.
Anche gli investimenti meritano di essere letti con attenzione. Se avevamo programmato l’acquisto di nuove attrezzature, l’ampliamento dello studio o altri interventi rilevanti, dobbiamo sapere a che punto siamo e quali effetti economici e finanziari potranno produrre entro la fine dell’esercizio. Non perché ottobre debba trasformarsi nella stagione degli acquisti fatti in fretta per “scaricare qualcosa”, che sarebbe esattamente il contrario della pianificazione, ma perché le decisioni già inserite nel progetto dell’impresa devono entrare anche nelle nostre previsioni.
È qui che il controllo di gestione incontra la pianificazione fiscale.
Il commercialista può tradurre correttamente i nostri numeri nelle regole del sistema tributario, ma quei numeri devono prima esistere, essere aggiornati e avere un significato per chi governa lo studio. Se per sapere quale utile prevediamo di realizzare dobbiamo aspettare il bilancio dell’anno prossimo, l’informazione sarà probabilmente molto precisa, ma arriverà quando non potremo più utilizzarla per prendere decisioni sull’anno che si è appena concluso.
A ottobre, invece, una previsione necessariamente imperfetta può essere molto più utile di un consuntivo perfetto disponibile sei mesi dopo. Perché ci consente di guardare gli ultimi mesi dell’anno sapendo almeno dove siamo e dove, ragionevolmente, stiamo andando.
E solo dopo aver capito quanto probabilmente guadagneremo possiamo affrontare il problema successivo, che è completamente diverso: capire se avremo la liquidità necessaria per sostenere quello che dovremo pagare.
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A questo punto potremmo avere fatto tutto correttamente. Abbiamo analizzato l’andamento dello studio, costruito una previsione ragionevole dell’utile e, insieme al commercialista, stimato il carico fiscale che ci aspetta.
E potremmo comunque avere un problema. Perché prevedere un utile non significa prevedere la liquidità.
È una distinzione che abbiamo già incontrato in questa serie e che, quando arriva una scadenza fiscale importante, diventa improvvisamente molto concreta. Possiamo avere uno studio redditizio e contemporaneamente un conto corrente sotto pressione, perché nel frattempo abbiamo acquistato attrezzature, rimborsato finanziamenti, sostenuto lavori nella struttura, distribuito risorse ai soci oppure semplicemente incassato più lentamente di quanto abbiamo prodotto.
Novembre non è particolarmente interessato a queste spiegazioni. Il secondo acconto è un’uscita finanziaria e, quando arriva la scadenza, servono soldi veri.
Per questo la previsione fiscale deve trasformarsi anche in una previsione di cassa. Se sappiamo ragionevolmente quale sarà il nostro fabbisogno fiscale, possiamo inserirlo insieme alle altre uscite che attendono lo studio nei mesi successivi: stipendi, compensi dei collaboratori, fornitori, rate dei finanziamenti, investimenti già programmati e tutte le altre necessità dell’impresa.
A quel punto può emergere qualcosa di molto utile. Potremmo scoprire che la liquidità è più che sufficiente e che il pagamento non creerà alcuna tensione. Oppure potremmo accorgerci con qualche settimana di anticipo che novembre sarà un mese particolarmente pesante e che dovremo governare con attenzione i flussi finanziari. Scoprirlo oggi e scoprirlo tre giorni prima della scadenza descrivono due modi molto diversi di gestire la stessa impresa.
C’è poi un errore nel quale è facile cadere quando la cassa è abbondante: considerare tutta la liquidità presente sul conto come denaro disponibile. Una parte di quella somma potrebbe essere già economicamente destinata alle imposte, ai contributi, agli stipendi o agli investimenti dei mesi successivi. Il fatto che sia ancora materialmente sul nostro conto corrente non significa che possiamo spenderla senza conseguenze.
È anche per questo che il secondo acconto rappresenta un ottimo esercizio di educazione finanziaria. Ci costringe a mettere insieme conto economico e rendiconto finanziario, risultato previsto e fabbisogno di cassa, fiscalità e gestione.
E soprattutto ci ricorda una cosa piuttosto semplice: una scadenza fiscale fissata da mesi sul calendario può essere dolorosa, può essere sgradevole e può perfino essere molto pesante.
Ma non può essere definita un imprevisto.
Se ci sorprende, il problema non è novembre. È quello che non abbiamo fatto nei mesi precedenti.
Siamo partiti a giugno parlando di tasse e, arrivati a questo punto della serie, potrebbe esserci una sensazione abbastanza comprensibile: le variabili sono diventate parecchie.
Abbiamo parlato di costi e investimenti, di utile e liquidità, di società e forme di remunerazione, di Concordato Preventivo Biennale, di ENPAM e previdenza. Abbiamo visto che una decisione apparentemente fiscale può produrre conseguenze finanziarie, societarie, previdenziali e patrimoniali e che intervenire su una variabile significa quasi sempre modificare anche le altre.
Se tutto questo comincia a sembrare complicato, è perché la pianificazione fiscale è davvero complicata.
Non avrebbe molto senso raccontare il contrario.
La buona notizia è che non serve diventare commercialisti, tributaristi o esperti di previdenza. Serve conoscere abbastanza bene le regole per comprendere gli strumenti disponibili, imparare a governarli e soprattutto sapere quali domande porre ai professionisti che ci assistono. Il lavoro tecnico continuerà a essere svolto dai consulenti, ma la direzione deve rimanere nelle mani dell’imprenditore.
Ottobre, da questo punto di vista, è un momento particolarmente interessante. L’anno è sufficientemente avanzato da permetterci di lavorare su numeri reali e non soltanto su ipotesi, ma non è ancora finito. Possiamo fare simulazioni, verificare gli investimenti programmati, ragionare sul risultato atteso e sulla liquidità, confrontarci con il commercialista e capire quali decisioni abbiano ancora senso prima della chiusura dell’esercizio.
Naturalmente non tutto può essere modificato a ottobre e sarebbe un grave errore trasformare gli ultimi mesi dell’anno in una corsa alla ricerca di costi, investimenti o soluzioni fiscali dell’ultimo minuto. Alcune scelte richiedono mesi, altre anni. È proprio per questo che la pianificazione dovrebbe diventare un processo continuo e non un appuntamento stagionale che ricompare ogni volta che si avvicina un F24.
Ed è anche il motivo per cui abbiamo scelto questo momento per il nostro corso di pianificazione fiscale.
Non vogliamo mettere sul tavolo una collezione di soluzioni da copiare. Vogliamo fare qualcosa di più impegnativo e molto più utile: partire dalla teoria necessaria per comprendere gli strumenti e poi imparare a combinarli, utilizzando i numeri dello studio, la struttura societaria, la situazione personale e familiare, il patrimonio e gli obiettivi di chi partecipa.
È lo stesso principio del piano di cura che abbiamo utilizzato più volte in questa serie. Conoscere perfettamente un impianto, una tecnica chirurgica o un materiale non significa ancora sapere quale terapia proporre al paziente che abbiamo davanti. La competenza nasce quando sappiamo utilizzare quelle conoscenze per costruire una soluzione individuale.
Con la pianificazione fiscale accade qualcosa di molto simile. La teoria si può insegnare a tutti. Il piano, invece, deve essere costruito sulla persona.
A giugno abbiamo iniziato questa serie quando per molte decisioni dell’anno era ormai troppo tardi e il problema più urgente era pagare.
Ora siamo a ottobre. Novembre arriverà comunque, e con esso il secondo acconto. Ma questa volta possiamo utilizzarlo per qualcosa di più utile che lamentarci delle tasse: può essere il momento nel quale smettiamo di aspettare il prossimo conto e cominciamo finalmente a progettare quelli che verranno dopo.
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