
Holding, TFM, marchio, welfare e società semplici sono strumenti diversi, ciascuno con una propria funzione. La vera pianificazione fiscale comincia quando smettiamo di considerarli separatamente e li inseriamo in un’architettura coerente, costruita intorno allo studio, al patrimonio, alla persona e alla famiglia.

Speciale – Pianificazione fiscale dello studio dentistico
Puntata 10 di 11
Una holding, un TFM, un marchio, un piano di welfare o una società semplice sono strumenti. La pianificazione comincia quando smettiamo di considerarli separatamente e impariamo a inserirli, nel momento giusto, in un’architettura costruita intorno allo studio, alla persona e alla famiglia.
Siamo quasi alla fine di questa serie e, se hai avuto la pazienza di seguirla fino a qui, probabilmente è successa una cosa: invece di diventare più semplice, la pianificazione fiscale ti sembra progressivamente più complessa.
È normale.
Abbiamo iniziato parlando di imposte e investimenti e, strada facendo, sono comparse società, compensi, dividendi, Concordato Preventivo Biennale, ENPAM, previdenza, controllo di gestione e liquidità. Adesso aggiungiamo holding, TFM, marchio, welfare, società semplici e altri strumenti ancora.
Potrebbe sembrare che la soluzione consista nell’imparare a utilizzarli tutti. In realtà è esattamente il contrario. Ad un certo punto gli strumenti non bastano più. Serve un progetto.
È qui che l’immagine dell’architettura diventa particolarmente utile. Un edificio complesso nasce utilizzando materiali, tecniche e componenti che, presi singolarmente, sono disponibili anche per molti altri edifici. Quello che lo rende unico è il modo in cui vengono combinati per rispondere alle esigenze di chi dovrà utilizzarlo.
Anche nella pianificazione fiscale gli strumenti sono in larga parte standardizzati. Le norme stabiliscono come funziona una SRL, quali condizioni consentono l’accesso a un determinato regime fiscale, come può essere istituito un TFM, quali regole governano il welfare, quale funzione può avere una holding o come può essere valorizzato e utilizzato un marchio quando ne esistono realmente i presupposti.
Ma nessuna norma ci dice come dobbiamo combinare tutte queste possibilità nel nostro caso specifico. Quello dipende da noi.
Dipende dal reddito che produciamo e da quello che ci serve per vivere, dalla famiglia, dall’età, dal patrimonio già accumulato, dalla presenza di soci, dagli investimenti che immaginiamo di fare, dalla propensione al risparmio e dal futuro che stiamo cercando di costruire per lo studio e per noi stessi. Ed è proprio qui che la pianificazione fiscale assomiglia più a un progetto sartoriale che a una tabella di aliquote.
Due dentisti possono avere lo stesso fatturato, la stessa età e perfino la stessa forma societaria e aver bisogno di architetture completamente differenti.
Ma c’è un’altra dimensione dell’architettura che mi interessa ancora di più: il tempo. Un edificio non viene costruito semplicemente mettendo insieme tutti i suoi componenti nello stesso momento. Esiste una sequenza, ci sono predisposizioni che vengono realizzate oggi perché potrebbero servire domani e ci sono elementi che acquistano significato soltanto quando il progetto raggiunge una determinata fase.
Nella pianificazione fiscale accade qualcosa di molto simile.
Una holding può non avere alcuna utilità oggi e diventare molto interessante quando, negli anni, si è formato un patrimonio che merita una gestione diversa. Un TFM richiede di essere pensato e correttamente impostato prima che arrivi il momento nel quale vorremmo beneficiarne. Un progetto di welfare deve essere costruito rispettandone presupposti e regole, così come la valorizzazione di un marchio non nasce il giorno in cui qualcuno scopre che potrebbe produrre un vantaggio fiscale. Anche l’accesso a determinati regimi fiscali o la costruzione di un’organizzazione capace di distribuire correttamente il reddito familiare possono richiedere condizioni che si preparano molto tempo prima.
Questo significa anche accettare che l’architettura non sarà mai definitivamente conclusa. Quando inseriamo un nuovo elemento potremmo scoprire che una scelta fatta cinque anni prima deve essere rivista. Un flusso di reddito che prima seguiva una certa strada potrebbe essere indirizzato diversamente, una società che svolgeva una determinata funzione potrebbe entrare in un assetto più ampio, un patrimonio cresciuto nel frattempo potrebbe rendere opportuna una struttura che quando abbiamo iniziato sarebbe stata inutilmente costosa e complicata.
Qualche volta, quindi, bisogna perfino tornare indietro, smontare con attenzione una parte di ciò che avevamo costruito e rimontarla in modo diverso. Non significa che il progetto precedente fosse sbagliato. Significa semplicemente che nel frattempo è cambiato l’edificio.
Ed è questa forse la differenza più importante tra conoscere gli strumenti fiscali e fare pianificazione: i primi si studiano uno alla volta, mentre la seconda consiste nel capire quale strumento utilizzare, quando introdurlo, come collegarlo agli altri e quando avere il coraggio di modificare ciò che avevamo progettato prima.
Se ti interessa questo argomento ti consiglio di partecipare al prossimo Corso di Pianificazione Fiscale per dentisti. Puoi iscriverti online a questo link di iscrizione. Ti aspettiamo anche con il tuo consulente di fiducia o un accompagnatore.
Una delle tentazioni più forti, quando si comincia a conoscere meglio la pianificazione fiscale, è innamorarsi degli strumenti.
Qualcuno scopre il TFM e improvvisamente tutti dovrebbero avere un TFM. Qualcun altro approfondisce il funzionamento delle holding e comincia a vedere holding ovunque. Poi arriva il marchio, il welfare, la società semplice, il regime forfettario e, continuando così, rischiamo di trasformare la pianificazione fiscale in una raccolta di figurine nella quale vince chi completa per primo l’album.
Naturalmente non funziona così.
Gli strumenti possono essere gli stessi, ma le persone che li utilizzano sono profondamente diverse. Un dentista può avere bisogno di estrarre dalla propria attività quasi tutto il reddito prodotto per sostenere il proprio tenore di vita e quello della famiglia, mentre un altro, con un reddito analogo, può avere una capacità di risparmio molto elevata. Uno può avere figli piccoli e molti anni di lavoro davanti, un altro può essere vicino al momento in cui desidera ridurre l’attività clinica. Ci sono colleghi che vogliono crescere, aprire nuove sedi e coinvolgere altri soci e altri che hanno raggiunto esattamente la dimensione professionale che desideravano e non hanno alcuna intenzione di complicarsi ulteriormente la vita.
Se le persone sono diverse, sarebbe piuttosto sorprendente che l’architettura fiscale migliore fosse sempre la stessa.
Anche perché non dobbiamo necessariamente utilizzare tutto ciò che abbiamo a disposizione. Una buona architettura non è quella che contiene più strumenti, ma quella nella quale ogni elemento ha una funzione precisa. Alcuni possono servire immediatamente, altri devono essere predisposti per il futuro e altri ancora, dopo averli studiati attentamente, possono tranquillamente rimanere fuori dal progetto.
Pensiamo per esempio ai diversi canali attraverso i quali può essere prodotto o percepito il reddito. In determinate condizioni può essere particolarmente interessante valorizzare un’attività personale che beneficia legittimamente di un regime fiscale favorevole; in altre può essere preferibile non estrarre dalla società risorse che non servono alla persona e lasciarle a disposizione dell’impresa. Se nel corso degli anni quel patrimonio cresce, possono diventare interessanti strutture societarie e patrimoniali che quando avevamo iniziato non avrebbero avuto alcuna giustificazione economica.
Lo stesso ragionamento riguarda il TFM, il welfare, il marchio o gli strumenti previdenziali. Non sono caselle da spuntare. Entrano nell’architettura quando rispondono a un’esigenza concreta e quando esistono le condizioni giuridiche, economiche e organizzative per utilizzarli correttamente.
Mi piace pensare a questi strumenti come a rubinetti che non devono necessariamente essere tutti aperti contemporaneamente. Alcuni possono essere utilizzati in una determinata fase della vita professionale e ridimensionati in seguito; altri vengono predisposti oggi sapendo che diventeranno utili soltanto tra molti anni. La qualità del progetto dipende anche dalla possibilità di governare questi flussi senza essere costretti ogni volta a ricominciare da zero.
Naturalmente più l’architettura diventa articolata, più aumenta la necessità di controllarla. Ogni nuovo elemento produce effetti sugli altri e può costringerci a riconsiderare decisioni prese in precedenza. Quello che funzionava perfettamente con uno studio, una famiglia e un patrimonio di determinate dimensioni potrebbe non essere più efficiente quando una di queste condizioni cambia.
Per questo la personalizzazione non consiste semplicemente nello scegliere oggi la combinazione migliore. Consiste nel costruire un’architettura abbastanza aderente alle nostre esigenze da funzionare nel presente e abbastanza flessibile da poter essere modificata quando quelle esigenze cambieranno.
È un abito sartoriale, certamente. Ma uno di quelli che dobbiamo prevedere di indossare per molti anni.
C’è un’altra caratteristica che distingue la pianificazione dalla semplice ricerca del risparmio fiscale: non tutto ciò che progettiamo deve produrre un vantaggio immediato.
Anzi, alcune delle scelte più importanti servono soprattutto a creare possibilità che potremo utilizzare in futuro.
Pensiamo a una società odontoiatrica che negli anni comincia ad accumulare utili e liquidità. Nella fase iniziale potrebbe non esserci alcuna ragione per costruire un’architettura societaria più complessa: il patrimonio è ancora limitato, gli investimenti necessari allo studio sono molti e aggiungere altre strutture significherebbe probabilmente introdurre costi e adempimenti senza un beneficio proporzionato.
Cinque o dieci anni dopo lo scenario potrebbe essere completamente diverso. La società potrebbe avere accumulato un patrimonio importante, il titolare potrebbe non avere necessità di estrarlo per sostenere il proprio tenore di vita e potrebbero essere comparsi nuovi obiettivi: investire in altre attività, acquistare immobili, separare progressivamente il patrimonio dall’attività operativa o preparare un futuro passaggio generazionale. A quel punto una holding, eventualmente affiancata da altri veicoli societari o patrimoniali quando appropriati, può iniziare ad avere un significato che prima semplicemente non aveva.
Lo stesso accade su scala diversa con molti altri strumenti.
Un TFM non si inventa quando l’amministratore decide che vorrebbe incassarlo. Deve essere progettato per tempo e correttamente inserito nel rapporto con la società. Un progetto di welfare ha bisogno di presupposti, destinatari e regole coerenti con la struttura nella quale viene applicato. Un marchio deve prima di tutto esistere, avere una reale funzione economica e acquistare nel tempo un valore che possa giustificare il ruolo che eventualmente gli attribuiremo. Anche determinate opportunità fiscali personali richiedono che le relative condizioni siano state costruite o preservate negli anni precedenti.
Per questo mi piace l’immagine dei rubinetti. Una buona architettura fiscale non tiene tutti i rubinetti aperti. Costruisce l’impianto che permetterà di aprire il rubinetto giusto quando servirà (e di regolarne il flusso).
In una certa fase potremmo avere convenienza a produrre una parte del reddito nella sfera personale, magari sfruttando un regime fiscale particolarmente favorevole quando ne ricorrono effettivamente tutte le condizioni. Raggiunto un determinato limite o mutate quelle condizioni, quel canale potrebbe perdere interesse mentre diventa più importante lasciare risorse all’interno della società. Successivamente, quando il patrimonio societario avrà raggiunto dimensioni sufficienti, potremmo voler predisporre un livello ulteriore dell’architettura per governarlo e destinarlo a nuovi investimenti.
Il punto non è anticipare oggi ogni decisione dei prossimi vent’anni. Sarebbe impossibile e probabilmente anche poco intelligente. Bisogna invece cercare di non chiudersi inutilmente le porte che potremmo voler attraversare domani.
Questo comporta anche una conseguenza meno piacevole. Ogni volta che aggiungiamo un nuovo elemento all’architettura dobbiamo verificare quello che abbiamo già costruito. A volte il nuovo strumento si inserirà perfettamente; altre volte ci costringerà a tornare su alcune decisioni precedenti, modificare rapporti, ridisegnare flussi o abbandonare una soluzione che fino a quel momento aveva funzionato bene.
Non significa necessariamente aver sbagliato. Una struttura progettata dieci anni fa rispondeva alla persona, alla famiglia, allo studio e al patrimonio di dieci anni fa. Pretendere che rimanga immutata mentre tutto il resto cambia sarebbe molto più strano che decidere di modificarla.
Ed è proprio per questo che la pianificazione fiscale non può essere una fotografia. È un progetto che deve prevedere anche il movimento.
Se ti interessa questo argomento ti consiglio di partecipare al prossimo Corso di Pianificazione Fiscale per dentisti. Puoi iscriverti online a questo link di iscrizione. Ti aspettiamo anche con il tuo consulente di fiducia o un accompagnatore.
Quando si parla di pianificazione fiscale siamo abituati a ragionare soprattutto in termini di strumenti e aliquote. C’è però una variabile che compare raramente nei nostri calcoli e che, in molti casi, vale più di entrambe: il tempo.
Molte delle opportunità che abbiamo incontrato in questa serie non possono essere attivate quando improvvisamente diventano convenienti. Devono essere preparate prima, a volte molto prima, perché richiedono presupposti giuridici, economici, societari o semplicemente patrimoniali che non si costruiscono in qualche settimana.
Una holding ne è un buon esempio. Può avere poco senso quando la società operativa è giovane, gli utili accumulati sono modesti e tutta la liquidità disponibile serve ancora per finanziare lo sviluppo dello studio. Anni dopo, quando il patrimonio è cresciuto e le esigenze sono cambiate, quella stessa struttura può diventare interessante per organizzare partecipazioni, risorse e nuovi investimenti. Ma tra il momento in cui cominciamo a immaginarla e quello in cui sarà pienamente inserita nella nostra architettura esiste un percorso che deve essere progettato.
Lo stesso principio vale per strumenti molto diversi tra loro. Il TFM ha bisogno di essere correttamente impostato prima di produrre i risultati per i quali è stato pensato. Un marchio acquista significato economico attraverso il tempo e l’utilizzo reale, non perché decidiamo improvvisamente di attribuirgli un valore. Il welfare richiede organizzazione e regole. La previdenza complementare beneficia enormemente degli anni durante i quali può accumularsi. Persino la possibilità di accedere in futuro a un determinato regime fiscale può dipendere da decisioni prese molto prima.
Anche la costruzione del reddito familiare segue questa logica. Una famiglia cambia negli anni, cambiano le persone che producono reddito, le necessità economiche, i ruoli eventualmente ricoperti nelle società e il patrimonio accumulato. Pensare a questa dimensione soltanto quando il reddito personale è già diventato molto elevato significa spesso arrivare quando alcune possibilità richiederebbero interventi molto più complessi rispetto a quelli che avremmo potuto programmare in precedenza.
Ecco perché la pianificazione fiscale fatta soltanto a novembre o dicembre ha un limite che nessuna competenza tecnica può eliminare: non può recuperare il tempo che non le abbiamo dato.
Questo non significa che dobbiamo decidere oggi quello che faremo tra quindici anni. Al contrario, una buona architettura deve poter cambiare. Ma possiamo costruire oggi le condizioni che ci permetteranno di avere più alternative domani.
Il tempo serve anche a questo.
Serve ad accumulare utili prima che abbia senso pensare a come organizzarli, a far crescere un patrimonio prima di progettare strutture destinate a governarlo, a costruire una posizione previdenziale, a consolidare un marchio e a preparare le condizioni che potranno consentirci di utilizzare legittimamente un determinato strumento quando arriverà il momento opportuno.
Nel frattempo, inevitabilmente, cambieremo idea qualche volta.
Una soluzione progettata oggi potrebbe dover essere modificata tra cinque anni perché nel frattempo è cresciuto lo studio, è cambiata la famiglia, è entrato un socio, abbiamo acquistato un immobile o semplicemente abbiamo deciso che il nostro futuro dovrà essere diverso da quello che avevamo immaginato.
In quel momento potrà essere necessario ripercorrere alcuni passaggi, ridisegnare qualche flusso e integrare nuovi strumenti con quelli esistenti. Fa parte del lavoro. Un progetto destinato a durare molti anni non può essere giudicato dalla sua capacità di rimanere immobile, ma da quella di evolvere senza perdere coerenza.
Per questo il tempo non serve soltanto ad aspettare che arrivino i benefici. Serve a costruire le condizioni che renderanno quei benefici possibili.
Ed è forse la ragione più semplice per cominciare a pianificare quando apparentemente non ce n’è ancora bisogno.
Arrivati a questo punto potrebbe essere finalmente più chiaro perché abbiamo insistito così tanto sul concetto di architettura.
Se l’obiettivo fosse semplicemente conoscere il funzionamento di una holding, del TFM, del welfare o del marchio, probabilmente basterebbero alcune buone lezioni tecniche. Bisognerebbe studiare le norme, comprenderne i presupposti, imparare quali vantaggi possono offrire e quali rischi comportano.
Tutto necessario, naturalmente.
Ma conoscere gli strumenti non significa ancora saper progettare.
È esattamente per questa ragione che abbiamo costruito il nostro corso di pianificazione fiscale. Non come un corso di aggiornamento nel quale imparare qualche soluzione nuova da portare a casa e applicare il lunedì successivo, ma come un percorso nel quale acquisire prima le conoscenze necessarie e poi utilizzarle per ragionare sulla propria situazione.
Per farlo dobbiamo partire da qualcosa che nei corsi tradizionali normalmente non c’è: tu.
Dobbiamo sapere come eserciti la professione, quali redditi produci, quale struttura possiedi, se hai soci, quanto denaro serve a te e alla tua famiglia, quale patrimonio hai già accumulato, quali investimenti immagini per il futuro e quanto tempo hai davanti per realizzarli. Dobbiamo capire se vuoi far crescere lo studio, mantenerlo così com’è, prepararlo all’ingresso di altri professionisti oppure cominciare, un giorno, a renderti progressivamente meno indispensabile.
Solo dopo ha senso mettere sul tavolo gli strumenti.
A qualcuno potrà servire una società. Qualcun altro ce l’ha già e dovrà imparare a utilizzarla meglio. In alcuni casi potrà essere opportuno ragionare sul TFM, in altri sul welfare o sulla previdenza complementare. Per qualcuno una holding potrà rappresentare un passaggio futuro importante, mentre per altri sarebbe soltanto una complicazione costosa. Lo stesso vale per il marchio, per una società semplice, per i diversi canali di remunerazione e per tutti gli altri strumenti che abbiamo incontrato in questa serie.
E non è detto che la prima architettura che disegneremo debba essere quella definitiva.
Potremmo scoprire che, per arrivare dove vogliamo tra cinque o dieci anni, alcune condizioni devono essere costruite da subito. Potremmo anche accorgerci che una scelta fatta in passato, perfettamente ragionevole quando fu presa, oggi indirizza reddito, patrimonio o risorse in una direzione che non è più quella migliore. In quel caso bisognerà capire se sia possibile correggere il percorso, con quali tempi e con quali conseguenze.
Questo è il lavoro più interessante.
Non trovare il beneficio fiscale più grande disponibile oggi, ma costruire una struttura nella quale le decisioni di oggi preparino quelle di domani, lasciando abbastanza flessibilità per cambiare strada quando cambieranno la professione, la famiglia, il patrimonio o semplicemente i nostri desideri.
Naturalmente non faremo tutto da soli. Commercialista, consulente del lavoro, avvocato, notaio e altri professionisti continueranno ad avere competenze tecniche indispensabili. Ma per utilizzarle davvero dobbiamo arrivare al loro tavolo sapendo quale edificio vogliamo costruire. Altrimenti rischiamo di chiedere a ciascuno di progettare perfettamente la propria stanza senza che nessuno abbia mai disegnato la casa.
È questo il salto che vogliamo fare durante il corso.
Passare dalla conoscenza dei singoli strumenti alla capacità di vederli contemporaneamente, comprenderne le interazioni, stabilire una sequenza e cominciare a costruire un progetto che abbia un orizzonte molto più lungo della prossima dichiarazione dei redditi.
Perché alla fine la teoria fiscale è uguale per tutti. L’architettura no.
Se ti interessa questo argomento ti consiglio di partecipare al prossimo Corso di Pianificazione Fiscale per dentisti. Puoi iscriverti online a questo link di iscrizione. Ti aspettiamo anche con il tuo consulente di fiducia o un accompagnatore.
Il tuo carrello è vuoto.
Benvenuto su www.dentistamanager.it.
Ti preghiamo di prendere nota e rispettare le informazioni di seguito riportate che regolano l'utilizzo del nostro sito e dei materiali pubblicati e a cui sono soggetti i servizi forniti; l’accesso alle pagine del sito web implica l’accettazione delle seguenti condizioni.
Diritto d’autore
Tutto il materiale pubblicato sul sito ed il sito stesso, compresi testi, illustrazioni, fotografie, progetti, cataloghi, grafici, loghi, icone di pulsanti, immagini, clip audio, software, contenuti del blog, articoli di approfondimento, strutturazione dei corsi (in generale, il "Contenuto" del sito), è coperto da diritto d'autore.
La legislazione italiana ed internazionale in materia di diritti d'autore e marchi tutela il contenuto e il sito in generale.
La riproduzione dei materiali contenuti all'interno del sito, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, è vietata.
Sono consentite citazioni, purché accompagnate dalla citazione della fonte Dentista Manager S.r.l., compreso l'indirizzo www.dentistamanager.it
Sono consentiti i link da altri siti purché venga specificato che si tratta di link verso il sito www.dentistamanager.it