
SRL, STP o studio individuale? La scelta della forma giuridica non può dipendere soltanto dalle imposte. Deve essere coerente con la struttura dello studio, i progetti di crescita, le responsabilità, il patrimonio e gli obiettivi futuri del titolare. La fiscalità è una conseguenza del progetto, non il punto da cui partire.

Speciale – Pianificazione fiscale dello studio dentistico
Puntata 7 di 11
Molti dentisti si chiedono quale forma giuridica permetta di pagare meno imposte. In realtà la domanda dovrebbe essere un’altra: quale struttura è davvero coerente con il professionista che sei oggi e con lo studio che desideri costruire domani?
Se dovessi scegliere una sola domanda capace di cambiare il futuro di uno studio dentistico, probabilmente sarebbe questa.
“Mi conviene aprire una SRL?”
È una domanda che mi viene rivolta molto spesso e capisco perfettamente il motivo. Negli ultimi anni la società di capitali è stata presentata quasi come il punto di arrivo naturale di qualsiasi percorso imprenditoriale. A volte sembra che, senza una SRL, sia impossibile fare una vera pianificazione fiscale.
La realtà è molto più interessante.
La SRL non è un premio che si conquista quando lo studio cresce e non è nemmeno una scorciatoia per pagare meno imposte. È uno strumento organizzativo che può essere straordinariamente efficace in alcuni contesti e completamente fuori luogo in altri.
Lo stesso vale per una STP, per uno studio individuale o per qualsiasi altra forma con cui si può esercitare la professione.
Il problema nasce quando la scelta parte dalla fiscalità invece che dal progetto.
Perché una forma giuridica non serve soltanto a determinare come verranno pagate le imposte. Serve a stabilire come verrà governata l’impresa, quali responsabilità assumerà il titolare, come entreranno eventuali soci, quale patrimonio dovrà essere protetto, quali regole disciplineranno i rapporti tra le persone coinvolte e quale direzione prenderà lo studio nei prossimi anni.
È un po’ come scegliere la struttura portante di un edificio. Nessun architetto partirebbe dal colore delle pareti. Prima progetta le fondamenta. La fiscalità arriva dopo.
Uno degli errori più frequenti consiste nel pensare che la forma giuridica sia una scelta prevalentemente fiscale. Si confrontano le aliquote, si fanno due conti e, alla fine, si sceglie il contenitore che sembra più conveniente.
Se fosse davvero così, il lavoro sarebbe molto semplice. In realtà la fiscalità rappresenta soltanto uno degli effetti della scelta, non la sua causa.
Scegliere tra SRL, STP o studio individuale significa decidere come sarà costruita l’impresa nei prossimi anni. Significa stabilire quali regole governeranno i rapporti tra i soci, come verranno assunte le decisioni, quale patrimonio dovrà essere protetto, come entreranno eventuali nuovi professionisti, come verrà organizzato il passaggio generazionale e quale livello di complessità amministrativa si è disposti a gestire.
In altre parole, si sta progettando l’architettura dello studio. Quando progettiamo una nuova clinica non partiamo dal colore delle pareti o dal modello delle sedute odontoiatriche. Prima definiamo gli spazi, i percorsi dei pazienti, i flussi di lavoro, la distribuzione degli ambienti e soltanto dopo scegliamo gli arredi.
La forma giuridica svolge la stessa funzione.
È la struttura portante sulla quale, negli anni, verranno costruiti tutti gli altri elementi: la pianificazione fiscale, quella previdenziale, la protezione del patrimonio, la governance, gli investimenti e perfino il modo in cui verrà remunerato il titolare.
Per questo motivo non esiste una forma giuridica migliore in assoluto. Esiste quella che riesce a sostenere il progetto imprenditoriale che hai deciso di costruire. Ed è anche per questo che la stessa SRL può rappresentare una scelta eccellente per uno studio e una scelta completamente sbagliata per un altro, pur in presenza di fatturati molto simili.
La differenza, ancora una volta, non la fanno le imposte. La fa il progetto.
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Negli ultimi anni si è diffusa un’idea curiosa. Sembra quasi che esista una graduatoria dell’imprenditore odontoiatrico e che, prima o poi, tutti debbano arrivare allo stesso traguardo: aprire una SRL. Come se fosse il passaggio obbligato di una carriera di successo.
Confesso che questa visione mi ha sempre lasciato piuttosto perplesso.
Una società non è una medaglia da appuntarsi sul camice e nemmeno un premio riservato a chi raggiunge un certo fatturato. È un modo completamente diverso di organizzare l’attività e, proprio per questo, richiede anche un modo diverso di lavorare.
Molti colleghi sono professionisti straordinari. Amano la clinica, hanno costruito uno studio efficiente, conoscono personalmente ogni paziente e vivono serenamente una dimensione professionale più semplice. Non esiste alcuna ragione per convincerli a trasformarsi in amministratori di una società solo perché qualcuno ha promesso un risparmio fiscale.
Gestire una società significa accettare una disciplina che va ben oltre gli adempimenti contabili. Significa programmare le decisioni, formalizzare rapporti che prima erano affidati alla consuetudine, distinguere con rigore il patrimonio dell’impresa da quello personale e imparare a rispettare regole che, se applicate correttamente, diventano un’opportunità ma che, se affrontate con superficialità, finiscono per trasformarsi in un peso.
E poi c’è un aspetto del quale si parla molto poco.
Quando nasce una società non cambia soltanto il modo di pagare le imposte. Cambiano anche i soggetti che hanno un interesse legittimo verso quella realtà. Entrano in gioco gli istituti di credito, i collaboratori, gli eventuali soci, i fornitori, l’Amministrazione finanziaria e, in molti casi, anche i familiari che partecipano, direttamente o indirettamente, alla vita dell’impresa.
Perfino una SRL unipersonale non è più soltanto “lo studio del dottor Rossi”. È un’organizzazione che vive di regole, responsabilità e relazioni.
A questo si aggiunge un’ulteriore complessità che chi opera in odontoiatria conosce bene. Il nostro non è un Paese perfettamente uniforme. La disciplina delle autorizzazioni sanitarie e le modalità con cui viene interpretata possono cambiare sensibilmente da una Regione all’altra, creando situazioni molto diverse tra loro. Ciò che è facilmente realizzabile in un territorio può richiedere valutazioni completamente differenti in un altro.
Anche questo fa parte della pianificazione.
Infine, parlare genericamente di “società” rischia di essere una semplificazione eccessiva. Esistono società che gestiscono direttamente l’attività sanitaria, altre che svolgono funzioni diverse, società tra professionisti, società di servizi, società immobiliari e assetti nei quali più società collaborano tra loro, ciascuna con una funzione specifica. Conoscere queste possibilità non significa doverle utilizzare tutte, ma sapere che esistono e capire quale architettura possa davvero sostenere il progetto che si ha in mente.
Negli anni ho conosciuto colleghi che gestivano studi individuali in modo impeccabile e altri che, dopo aver costituito una società, continuavano a comportarsi come se nulla fosse cambiato. Le fatture erano intestate alla SRL, ma la mentalità era rimasta quella dello studio personale. I soldi entravano e uscivano senza un vero metodo, le decisioni venivano prese “come si è sempre fatto” e gli adempimenti societari erano vissuti come una fastidiosa perdita di tempo.
In questi casi la società finisce per essere soltanto una sigla in più sulla carta intestata. Ed è un peccato, perché una società può offrire opportunità straordinarie, ma soltanto quando viene costruita intorno alle caratteristiche dell’imprenditore e governata con la stessa attenzione con cui si gestisce qualsiasi altra parte dello studio.
Cambiare forma giuridica richiede pochi giorni. Cambiare mentalità richiede molto più tempo. Ed è proprio questa, molto spesso, la trasformazione più importante.
C’è un’altra convinzione che incontro molto spesso e che rischia di semplificare eccessivamente il problema.
Molti parlano di “aprire una società” come se esistesse un unico modello possibile. In realtà è un po’ come dire che esiste un solo modo di organizzare uno studio dentistico. Sappiamo benissimo che non è così.
Uno studio può essere costruito intorno a un unico professionista oppure diventare una struttura nella quale lavorano più odontoiatri, igienisti, ASO e personale amministrativo. Può crescere per linee interne, aprire nuove sedi, coinvolgere nuovi soci, acquistare gli immobili nei quali opera oppure mantenerli separati dall’attività sanitaria. Sono tutte scelte organizzative.
La società è semplicemente uno degli strumenti con cui queste scelte possono essere realizzate. Per questo motivo trovo sempre un po’ riduttivo quando la discussione si limita alla domanda: “SRL sì o SRL no?” La vera domanda dovrebbe essere: come immagini il tuo studio tra cinque o dieci anni?
Perché la risposta cambia completamente il modo in cui si costruisce l’assetto giuridico.
Esistono società che svolgono direttamente l’attività sanitaria, altre che detengono gli immobili, altre ancora che gestiscono servizi, marchi o altri beni immateriali. In alcuni casi più società convivono all’interno dello stesso progetto imprenditoriale, ciascuna con una funzione ben precisa. In altri casi, invece, una struttura semplice rappresenta la soluzione più efficiente e non esiste alcuna ragione per complicarla.
Il punto non è conoscere tutte queste possibilità per utilizzarle indiscriminatamente. Il punto è sapere che esistono. Perché nel momento in cui si conoscono gli strumenti disponibili, diventa possibile progettare un’organizzazione coerente con i propri obiettivi invece di adattarsi, anno dopo anno, a soluzioni improvvisate.
È un passaggio importante.
Molti dentisti costruiscono il proprio studio aggiungendo un pezzo alla volta, seguendo le necessità del momento. Prima un collaboratore, poi una nuova sede, poi una società, poi un immobile. Tutte decisioni magari corrette, ma prese senza una visione complessiva. La pianificazione, invece, prova a fare il percorso opposto.
Prima immagina l’impresa che si vuole costruire. Poi sceglie gli strumenti giuridici, fiscali e organizzativi più adatti per arrivarci.
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Quando si sceglie una forma giuridica si ha spesso la sensazione di dover prendere una decisione definitiva, quasi irreversibile. È una percezione comprensibile, ma raramente corrisponde alla realtà.
Uno studio professionale cresce, cambia, attraversa fasi diverse. Cambiano le persone che ne fanno parte, cambiano gli obiettivi dell’imprenditore, cambia la composizione della famiglia, cambiano le norme e, qualche volta, cambiano perfino le ambizioni. Sarebbe strano immaginare che una struttura organizzativa scelta oggi possa rimanere perfettamente adatta anche tra dieci o quindici anni.
La vera pianificazione non consiste nel trovare la forma giuridica perfetta.
Consiste nel costruire un percorso capace di evolversi insieme allo studio.
Può accadere che uno studio individuale rappresenti la soluzione ideale in una determinata fase della vita professionale e che, qualche anno dopo, l’ingresso di nuovi collaboratori, un progetto di crescita o la necessità di proteggere il patrimonio rendano opportuna una società di capitali. Allo stesso modo, una SRL non esaurisce le possibilità organizzative. Con il tempo possono emergere esigenze nuove, come separare gli immobili dall’attività operativa, valorizzare un marchio, pianificare il passaggio generazionale o organizzare meglio i rapporti tra più soggetti.
Sono tutte trasformazioni naturali. Il vero errore è affrontarle come se fossero decisioni isolate, prese per inseguire un vantaggio fiscale del momento.
Ogni scelta organizzativa produce effetti che dureranno per molti anni e, proprio per questo, merita di essere inserita all’interno di un progetto più ampio, nel quale fiscalità, organizzazione, previdenza, patrimonio e famiglia dialogano continuamente tra loro.
È questo il motivo per cui diffido delle risposte valide per tutti.
Non perché le norme siano complicate, ma perché le persone non sono tutte uguali. Ogni studio ha una storia diversa, ogni imprenditore ha obiettivi differenti e ogni famiglia presenta esigenze proprie. Pensare che la stessa soluzione possa funzionare indistintamente per tutti significherebbe negare proprio quella personalizzazione che, come dentisti, consideriamo il fondamento di qualsiasi piano di cura.
La pianificazione fiscale, in fondo, non è molto diversa. Gli strumenti sono gli stessi per tutti. Il progetto, invece, è sempre unico.
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