La formazione ECM

Requisiti per l’accreditamento in qualità di provider

Abbiamo suggerito più volte di estendere l’oggetto sociale della Srl inserendo attività collaterali a quella principale, e a questo a molteplici fini:

  • inserire nell’attività ricavi e costi deducibili perché inerenti,
  • diversificare il rischio d’impresa,
  • evitare l’applicazione della norma antielusione nel momento in cui si trasforma lo studio in ambulatorio. Si deve – al fine di evitarla – dimostrare l’esistenza di una valida ragione economica per tale trasformazione: cioè una ragione più ampia di quella di eludere le imposte, che può esistere solo se le attività effettuate dopo sono diverse e più articolate di quelle che si esercitavano prima.

Premesso e ricordato tutto ciò, come si può effettuare tale attività di formazione?

Una prima distinzione è quella tra formazione generica e formazione accreditata (ECM): la prima non richiede altro che l’inserimento in statuto e un’organizzazione finalizzata alla stessa.

La seconda richiede, a seconda che si pensi di erogare tale formazione accreditata in proprio o fruendo di provider esterni, una serie di condizioni più o meno stringenti e ben diverse.

E’ chiaro che per chi eroga formazione poter fornire crediti ECM costituisce un plus non da poco al fine di attrarre potenziali interessati alla propria offerta formativa.

Si deve ricordare, tuttavia, che tutto quello che ha stretta relazione con la pubblicità e il marketing viene accreditato con molte restrizioni.

Esistono poi alcune preclusioni: chi vende farmaci o dispositivi medici esercita una attività incompatibile con la formazione ECM.

Le regole per farsi accreditare come provider in proprio cambiano poi a seconda che si tratti di una attività in esclusiva o contemporanea ad altre e in particolare a quella di erogazione dei servizi medici.

In quest’ultimo caso, se l’attività di provider comporta un fatturato più basso di quello di altre attività pur presenti, le regole cui sottoporsi sono più blande.

In un caso come nell’altro, occorre inserire in statuto clausole speciali, presentare una contabilità analitica e un bilancio per centri di costo e ricavo, etc. etc.

Quello che qui è più importante sottolineare è che diventare provider richiede numerosi adempimenti e vincoli, il che si tramuta come sempre in una sola parola: costi.

Per cui, valutate bene la faccenda: se l’attività rimane comunque residuale rispetto a quella principale (tre o quattro corsi accreditati l’anno o poco più), conviene rivolgersi per l’accreditamento a provider esterni. Il relativo costo peserà sicuramente di meno rispetto a quelli legati alla certificazione ed esercizio in qualità di provider.

Autore: Pietro Paolo Mastinu

Sono Pietro Paolo Mastinu, ho 55 anni e mi sono laureato con lode in Economia e perfezionato in Discipline bancarie e finanziarie. Da allora ho dapprima lavorato presso un grande istituto di credito e poi sono passato alla libera professione, ricoprendo, oltre che il ruolo di consulente finanziario e patrimoniale, quello di manager di rete e formatore, conseguendo anche la certificazione EFPA e prestando la mia opera per banche di investimento tra le più importanti del settore. Sono stato anche un imprenditore sanitario e un amministratore di ambulatorio odontoiatrico e poi polispecialistico. Ho sempre continuato a studiare mentre lavoravo. Questa peculiare esperienza mi ha permesso di sviluppare competenze specifiche e una visione abbastanza ampia delle tematiche che riguardano il settore medico e in particolare di quello odontoiatrico. Un settore per cui mi è scattata ben presto una passione irrefrenabile.

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