Che valore ha il mio Studio Dentistico?

Passaggio generazionale, vendita dell’attività, abbandono della professione, forza contrattuale con i fornitori, accesso al credito, trasformazione societaria, acquisizione di nuovi soci o semplice curiosità e soddisfazione personale: sono molti i motivi per i quali ci poniamo questa domanda.

valore studio dentisticoFare una valutazione oggettiva del valore di uno studio dentistico è una operazione difficile. Cercheremo con questo ed altri articoli, di trattare l’argomento in modo esaustivo, nei limiti naturali di un argomento nuovo ed estremamente articolato.

Ma prima di tutto affrontiamo alcune domande di base.

A chi interessa conoscere il valore di uno studio dentistico?

Tutti i dentisti prima o poi si trovano ad affrontare questo problema:

  • Riguarda i giovani colleghi che iniziano l’attività se pensano di rilevare uno studio già avviato, anche per non subire tutte le implicazioni normative collegate all’apertura di un nuovo studio.
  • Ci pensano i colleghi di grande successo che desiderano acquisire nuove strutture per ampliare la propria attività, magari aggregandosi in realtà più forti e consolidate.
  • Interessa ai colleghi in difficoltà, perché sono oramai consapevoli che l’associazione consente di abbattere i costi fissi, di generare microeconomie di scala e di garantire forme di mutua assistenza che diano maggiore serenità prospettica per gli imprevisti della vita (anche professionale).
  • Poi c’è il grande mercato dell’imprenditoria odontoiatrica: un mondo nuovo di investitori (e speculatori) che acquistano studi avviati, confidando in rendimenti economici superiori a quelli che potrebbero realizzare con altri investimenti finanziari. Gruppi economici, banche, fondi di investimento, assicurazioni e perfino i depositi dentali investono la loro liquidità in attività odontoiatriche.
  • Infine ci sono i colleghi in età più avanzata che sperano di riuscire a capitalizzare il lavoro di una vita cedendo lo studio e realizzando così una alternativa più credibile alla pensione tradizionale, sempre più povera ed incerta. Oppure ci sono coloro che avviano il passaggio generazionale ed in un’ottica di equa successione tra gli eredi hanno bisogno di stimare correttamente ciò che vendono o cedono gratuitamente.

Ma non è tutto: conoscere il valore del proprio studio è importante anche per:

  1. essere consapevoli di ciò che si è costruito nel tempo,
  2. conoscere i propri miglioramenti e misurare se stessi nel tempo,
  3. determinare la propria forza contrattuale nei confronti dei fornitori, dei collaboratori, delle istituzioni locali, dei competitors, degli istituti di credito.

Conoscere il valore di ciò che si è realizzato alimenta infine l’autostima del dentista ed il senso di appartenenza dei componenti del team. Talvolta serve anche solo a soddisfare una banale ma legittima curiosità.

Perché calcolare il valore di uno studio dentistico è più difficile rispetto ad un’altra qualsiasi attività di impresa?

La risposta a questa domanda è abbastanza semplice: gli assets che determinano il valore di una impresa sono oggettivi (come il patrimonio dell’impresa oppure il portafoglio clienti, il fatturato, gli utili generati, ecc.); mentre gli assets di valore di uno studio dentistico sono “intangibili” e sono rappresentati principalmente dal valore delle singole persone che costituiscono lo studio e dal valore “relazionale” di queste persone, ovvero dalla qualità dei rapporti che intercorrono tra di esse, nonché dalla qualità dei rapporti che intercorrono tra questi ed il mondo esterno: pazienti, fornitori, istituzioni.

Dare un valore economico alle persone ed alle loro qualità è forse una operazione impossibile, tuttavia esistono indicatori utili a farsene un’idea.

Ritengo che avere un’idea vaga di un valore sia comunque sempre meglio che ignorarlo del tutto e probabilmente sono della mia stessa opinione anche quegli autori (pochi in verità) che hanno affrontato il problema ed individuato indicatori indiretti utili per fare delle stime.

Per quanto possano risultare discutibili e relativi, indicatori come: il numero di contenziosi, il tasso di turn-over dei dipendenti, il grado di fidelizzazione dei pazienti (tanto per fare degli esempi), rappresentino senz’altro strumenti idonei a completare stime di valore basate soltanto su parametri di bilancio.

Perché calcolare il valore di uno studio dentistico è un argomento così attuale rispetto al passato?

Ci sono fondamentalmente due ragioni interdipendenti tra loro:

  1. Perchè il contesto economico è mutato in modo irreversibile: le risorse economiche di un dentista sono così drasticamente ridotte negli ultimi vent’anni che non può più permettersi il lusso di ritirarsi dal’attività senza cercare di vendere ciò che ha realizzato; non ha più accesso al credito senza poter dimostrare di meritarselo; spesso necessita di colleghi con cui associarsi per dividere le spese; spesso è costretto a vendere prima di rischiare il fallimento dell’attività in crisi.
  2. Perchè anche il contesto normativo è cambiato: lo studio dentistico è ormai a tutti gli effetti una impresa ed il suo passaggio progressivo verso forme giuridiche societarie è inevitabile; le dinamiche di gestione sono quelle tipiche delle micro aziende e gli stessi competitors sfruttano i vantaggi derivanti dallo status di società di capitali.

Trasformarsi un una srl aggregandosi tra professionisti oppure aggregando più studi esistenti sono operazioni sempre più frequenti e necessarie che non possono prescindere dalla stima del valore delle singole unità costituenti l’aggregazione.

Come si calcola il valore di uno studio dentistico?

Tre premesse fondamentali:

  1. esistono diversi metodi per calcolare il valore dello studio dentistico,
  2. nessuno di essi si è affermato come gold standard al momento,
  3. i risultati che sortiscono sono spesso molto diversi tra loro.

Chiarito questo, una valutazione definitiva può essere ricavata dal confronto tra i diversi metodi e dal raggiungimento di una sorta di “valutazione media” tra i differenti risultati. I cosiddetti metodi “patrimoniali” , per esempio, sono maggiormente focalizzati sul valore dello studio dentistico di tipo economico, derivante dal suo patrimonio reale (i beni dello studio), mentre i metodi “finanziari” o “reddituali” sono orientati sulla capacità dello studio di generare flussi di cassa positivi in prospettiva futura. Inoltre nessuno dei due metodi è compiutamente in grado di fare una valutazione attendibile del capitale umano dello studio (personale, titolari, collaboratori) che pure ne rappresenta l’asset più importante, come già scritto in precedenza.

In estrema sintesi esistono le seguenti modalità di calcolo consolidate e consigliate da un importante commercialista e consulente aziendale:

  1. Metodo finanziario
  2. Metodo reddituale
  3. Metodo del sovrareddito
  4. Metodo del “Pollice”
  5. Metodo “Intuitus Personae”

Rimandiamo ad un altro articolo per una comprensione migliore di questi metodi.

Il tema della valutazione dello studio al Master Dentista Manager

master dentista managerQuanti di noi saprebbero dare un valore soggettivo al proprio studio, quanti potrebbero farlo con argomentazioni ragionate se non proprio numeriche? Ci occuperemo di questo nei prossimi post.

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Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

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