Al mercato della scienza odontoiatrica vincerà (di nuovo) la qualità

direzione-580x333Come districarsi nella giungla dei corsi di formazione.

Se dovessimo giudicare lo stato di salute del nostro Paese dal volume d’affari che ruota intorno alla formazione ci sarebbe da dubitare che ci troviamo in una fase di recessione economica.

I dentisti sono bombardati da inviti a partecipare a corsi, congressi, convegni, meeting, seminari, webinars e mille altre iniziative culturali. Questa offerta formativa è così pervasiva da esser diventata ormai un elemento costante di ogni giornata di lavoro.

Non dimentichiamo che neanche i pazienti sono immuni da questa “corsa alla conoscenza”. Grazie al web, ai periodici divulgativi della salute, alle trasmissioni televisive e alle comunità virtuali (moderna vox populi) si assiste ad una sempre maggiore globalizzazione del sapere che oltre ad aspetti positivi presenta anche un lato oscuro. Si chiama overload informativo: la pervasività delle informazioni è tale per cui è difficile selezionare, vagliare e arginare, discriminando tra buono e cattivo, tra vero e falso, tra adatto e non adatto.

Così, al dentista Pantigliate non rimane che fare da intermediario aiutando il paziente a districare la matassa di informazioni che ha trovato qua e là.

 

Al mercato della scienza odontoiatrica vincerà (di nuovo) la qualità

 

Ma cosa c’è dietro a tutto questo? Interessi, molti interessi.

Prima di tutto le società scientifiche e le aziende di settore che si stanno impadronendo della formazione allo scopo di veicolare contenuti finalizzati all’acquisto. Poi ci sono anche gli interessi dei singoli professionisti che cercano di arrotondare il proprio stipendio avviando vere e proprie attività di insegnamento parallele a quella clinica.

Tutto questo è legittimato dalla normativa sugli accreditamenti degli eventi e l’obbligo formale in materia di Educazione continua – ECM.

Così viene dato in modo implicito il via libera ad accordi di vincoli di esclusiva, a patti di non concorrenza ed a promesse di una spartizione precisa di tematiche e platee. Molte carriere vengono costruite su questi canali con sapienti equilibri, sia all’interno delle aziende che nel mondo della professione, oramai dilatato ad altre discipline (la tecnologia, l’informatica, l’economia, il diritto, il fisco).

Sembra di rivivere in odontoiatria quello che venti o trenta anni fa succedeva nella medicina generale. Masse di persone spostate da un evento all’altro inconsapevoli del fatto che fosse il sistema economico a tirare le fila dei singoli movimenti. È così che il Medico di Medicina Generale ha smesso di andare ai congressi, privandosi di molte opportunità di crescita e richiudendosi nell’isolamento operativo di tutti i giorni (così tanto simile a quello dell’odontoiatra).

Ma possiamo essere fiduciosi che questo non succederà con il dentista: un po’ perché egli è imprenditore, abituato a fare scelte importanti e strategicamente valide; un po’ perché sa che non c’è futuro senza aggiornamento costante e che il suo livello di gradimento presso i pazienti (e quindi la sua prosperità futura) dipende molto dalla sua capacità di rimanere culturalmente competitivo.

 

Come si esce da tutto ciò?

Le risposte, ancora una volta, stanno nella qualità, magari un concetto originale di qualità, ma pur sempre qualità. Visto che anche quello della formazione è diventato un mercato (ebbene sì, chiamiamolo con il suo nome senza ipocrisie) si può adottare la strategia commerciale della differenziazione dei contenuti, puntando sulla loro portata innovativa e di utilità. Si parla quindi di congressi sostenuti interamente o quasi dalle quote di iscrizione, dall’interesse genuino e spontaneo a partecipare, sia come uditore che come relatore, con contenuti indipendenti e non sempre ossequiosi.

I consigli sono semplici:

– Controlliamo che sia prevista una dichiarazione preliminare su eventuali conflitti di interesse dei relatori. Molti, infatti, hanno veri e propri contratti, come i cantanti o gli scrittori di best-seller (e se questo non vuol dire che siano meno bravi è una ragione in più perché ciò venga preteso).

– Verifichiamo chi ci chiede di sostenere in proprio l’iscrizione all’evento e chi invece fa inviti gratuiti con grande generosità. Infatti è importante sapere che tipo di consenso ricerchino gli organizzatori dell’evento (il nostro o quello degli sponsor?).

– Ricordiamo anche che la necessità di svolgere quotidianamente la professione segna la differenza tra chi vive di congressi e chi vive di lavoro. Quanti relatori si sono oramai persi nella rete dei circuiti internazionali e sono in tournee forzata da anni, senza mai vedere un paziente?

– Valutiamo la sobrietà degli ambienti e degli eventi collaterali per capire se il focus del corso sia incentrato sul momento culturale o sulla mondanità congressuale. Si può conciliare la kermesse conviviale con contenuti di alta qualità, ma quando la prima diviene la ragione principale dell’aggregazione, spesso avviene a spese della seconda, anche solo per via di una selezione progressiva dei partecipanti.

Indipendenza delle relazioni, economia nella organizzazione, credibilità dei relatori: un metro di giudizio alla portata di tutti, semplice ed efficace … per dare un segno ai mercati che è ora di cambiare. Giudicate in questo modo il Congresso Nazionale dell’Accademia Italiana di Ortodonzia che vi proponiamo in questa stessa pagina e saremo costretti a prenderne atto anche noi.

 

Al mercato della scienza odontoiatrica vincerà (di nuovo) la qualità

Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

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