Pianificare la trasformazione dello studio in struttura complessa: diverse soluzioni sono ancora possibili

Pubblico integralmente un post apparso su Facebook di Pietro Paolo Mastinu. Mi hanno molto colpito l’appropriatezza e l’equilibrio delle argomentazioni esposte.

Non vi sono molti dubbi sul fatto che l’evoluzione del mercato odontoiatrico spinga verso la marginalizzazione del modello di studio mono-professionale in favore di forme a maggior grado di complessità.

Ma quando si passa dall’enunciazione del principio alla disamina tecnica, tutto diviene più difficile. Il campo è sporcato dalle polemiche e si fa una gran fatica a ragionare serenamente. E’ quello che vorrei fare qui, suscitando una discussione utile e che porti a idee percorribili.

Tutti pensano ovviamente solo a fattori concorrenziali, che hanno ovviamente il loro peso, ma la realtà è che tale evoluzione è legata ad altri fattori molto importanti e cogenti. Ne cito alcuni:

1) L’approccio che definirei organicistico della evoluzione normativa europea di derivazione franco-tedesca. Questa evoluzione sembra sottintendere una preferenza verso la struttura a complessità crescente per motivi legati alla maggiore ( e in taluni casi presunta ) sicurezza per il paziente e per gli operatori, i controlli di qualità clinici ed extra-clinici, le tematiche della privacy, etc. etc. Agli occhi dei decisori la struttura mono-professionale appare sempre meno adatta a tener dietro a tutti gli adempimenti previsti, che peraltro crescono ogni giorno di più. Non c’è quindi troppo da stupirsi se nei fatti tale struttura venga progressivamente posta in forte tensione.

2) La crescente specializzazione delle terapie odontoiatriche, che rendono sempre più importante la presenza di diversi specialisti, almeno agli occhi di molti pazienti.

3) I nuovi orizzonti della responsabilità professionale, che spostando quella civile sulla struttura complessa anche in funzione degli obblighi di risarcimento e del rapporto contrattuale col paziente, rendono più appetibile per il medico e l’odontoiatra l’esercizio della propria professione in collaborazione con tali strutture rispetto al caso di esercitare direttamente in rapporto diretto col paziente.

4) Una tendenza mondialista e discutibile quanto si vuole, ma reale e avvertibile da chiunque, che consiste nella progressiva marginalizzazione della classe media in favore del Capitale e del Grande Capitale.

5) La sostanziale assimilazione in capo a tutto il sistema legislativo europeo del lavoro libero professionale a quello imprenditoriale, con tutte le conseguenze del caso in tema di apertura alla concorrenza dei mercati, abolizione dei divieti pubblicitari e dei tariffari minimi, apertura a forme societarie delle professioni protette ( STP ) etc. etc. Rientra in questo stesso contesto l’apertura alle società di capitali, sia pur per l’esercizio complesso di attività sanitarie e non direttamente libero professionali, che ha permesso da tempo anche a non medici di investire nel nostro settore. Se tutto questo possa essere considerato o meno frutto di pressioni lobbistiche ha ben poca importanza orami, perché anche a voler ammettere che questo risponda a verità, è evidente che tali pressioni sono talmente potenti e ad alto livello da aver sostanzialmente conformato contesti giuridici abnormi ed internazionali. Combattere contro queste tendenze può anche apparire molto nobile ma è assai poco utile.

Se tutto questo e altro è vero, è altrettanto vero che il singolo professionista deve comunque fare i conti con la propria situazione personale e professionale e guardarsi fuori e dentro con sincerità e realismo.

Tutti i discorsi sulle magnifiche sorti e progressive delle strutture complesse non tolgono nulla al fatto che passare da una dimensione in cui la professione è nel proprio pieno controllo ad una in cui occorre in parte delegare e affrontare nuove incombenze rispetto a quelle cui si è abituati costituisce un passaggio non facile e che va affrontato solo se si è ben decisi e motivati a farlo.
In caso contrario, e a maggior ragione se non mancano molti anni alla pensione e/o non si hanno prospettive di trasmissione ai figli della propria attività, si può tranquillamente optare per altre soluzioni, magari incrementando, se si ha la possibilita’, le proprie collaborazioni con strutture esterne; o al massimo trasformando lo studio mono in studio associato.

Sono molti gli aspetti ove è necessario affrontare un cambio di mentalità. Pensiamo ad esempio agli aspetti fiscali. Al di là del diverso trattamento fiscale che sicuramente si incontra passando da studio a stp o srl, rimane il fatto che già passare da un regime sostanzialmente per cassa a uno per competenza è già un salto che richiede alcune accortezze. Mentre ad esempio uno studio associato mantiene ancora delle opportunità in questo senso che spesso vengono dimenticate: per tale associazioni professionali infatti è possibile, durante l’anno, effettuare prelievi da parte degli associati che costituiscono mere anticipazioni finanziarie nel rapporto tra l’associazione e i singoli associati, non assumendo però alcun rilievo ai fini della determinazione del reddito prodotto dall’associazione; le associazioni professionali hanno inoltre il non trascurabile vantaggio di poter rideterminare annualmente le quote di reddito imputabili in capo ai singoli soci. L’atto pubblico o scrittura privata autenticata mediante la quale determinare la quota di partecipazione agli utili prodotti dai soci, può essere redatta fino al termine utile per la presentazione della dichiarazione dei redditi ( art. 5 commi 2 e 3, lettera c) del DPR n. 22/12/86 n. 917 ).
Infine, non vi sono obblighi di redazione di bilanci né di pubblicità al Registro delle Imprese.

Un dentista senior quindi potrebbe anche decidere di riunire le forze, unirsi ad altri che si trovano in una situazione simile alla Sua in uno studio associato e mettere in comune la pazientela ( che ognuno degli associati potra’ anche continuare a seguire da solo ) al solo scopo di ammortizzare insieme i costi fissi e le spese legate ad investimenti per rinnovare le attrezzature e l’arredamento dello Studio. Almeno questo il Dentista deve metterlo in conto, perché se nessuno lo costringe a costruire mondi che lui ritiene troppo lontani da lui e dalla sua voglia di affrontare modifiche troppo radicali del proprio lavoro, tutto lo spinge a non chiudersi semplicemente nel suo mondo antico recriminando contro il cambiamento e la concorrenza.

Discorsi parzialmente diversi possono valere per dentisti ancora giovani o nel mezzo del guado. Perché hanno troppi anni davanti per sperare di passare indenni le grandi mutazioni che il tempo non breve promette. Per costoro può essere più facile affrontare nuovi mondi per il semplice fatto che non hanno un passato che li condiziona e una mentalità fisiologicamente più flessibile.

L’importante è che anche loro si convincano che le opportunità offerte dalle strutture complesse non si materializzano da sole come per miracolo. C’è molto lavoro e difficoltà da affrontare: a livello contabile e organizzativo; nella scelta dei collaboratori; per adempimenti legati a requisiti minimi, sicurezza, autorizzazioni e molto altro.
E molto altro lavoro va fatto attorno alla struttura complessa. Perché vanno pianificati aspetti quali la tutela del patrimonio che non si può più lasciare al caso.

Ma se questa sfida si è disposti a correrla, possono aprirsi molte opportunità e anche tante soddisfazioni.

In ogni caso, noi siamo qui a cercare con Voi soluzioni per l’un caso come nell’altro.

Pietro Paolo Mastinu

Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it