Evasione fiscale e stress organizzativo

L’obiettivo di questo articolo è convincere il lettore, in netta controtendenza rispetto al sentire comune, che l’evasione fiscale è un grosso freno per lo sviluppo di uno studio dentistico e quindi un limite al suo successo.

evasione fiscaleNel primo post sul tema dell’evasione fiscale, ho introdotto il concetto controintuitivo (e sgradito) dell’evasore come soggetto autolesionista sul lungo periodo.

L’obiettivo è, anche oggi, dimostrare in netta controtendenza rispetto al sentire comune che l’evasione fiscale è un grosso freno per lo sviluppo di uno studio dentistico e quindi un limite al suo successo.

Abbiamo già esaminato l’argomento più forte: la tracciabilità dei dati e la possibilità di applicare il Controllo di Gestione all’interno dello studio. Se questo argomento non è stato sufficiente per convincerti, proverò con quelli successivi, occupandomi oggi del cosiddetto stress organizzativo e dei costi legati all’evasione.

Evasione fiscale e stress organizzativo

Lo stress organizzativo di uno studio dentistico può essere analizzato e misurato attraverso tre indicatori fondamentali:

  • la qualità dei risultati
  • il costo organizzativo
  • la qualità della vita

Qualità ed evasione fiscale sono elementi in conflitto

In linea generale uno studio dentistico per funzionare correttamente ha bisogno di poter incrociare i dati anagrafici dei pazienti con quelli clinici ed entrambi i precedenti con quelli contabili. Chi di noi lavora quotidianamente alla poltrona sa quanto sia importante identificare correttamente un paziente, associarlo in modo sicuro con i suoi dati anamnestici, conoscere la cronologia delle lavorazioni fatte e di quelle da eseguire, poter consultare tutta l’iconografia clinica in tempo reale (radiografie, fotografie, video).

Cosa ne è di un paziente pronto sulla poltrona per il posizionamento di un impianto senza le informazioni radiologiche necessarie? 

E di un paziente ortodontico in trattamento da mesi senza la documentazione relativa a tutti i passaggi clinici, le prescrizioni, le sequenze degli archi o i modelli iniziali?

Gli esempi sarebbero infiniti.

L’evasione fiscale pone limiti alla qualità della prestazione

In linea di massima ci sono due possibilità:

  1. o la mancanza dei dati (occultata ai fini dell’evasione e quindi non immediatamente disponibili) incide negativamente sulle procedure cliniche (e quindi sui risultati finali del trattamento),
  2. oppure la macchina organizzativa dello studio riesce a sopperire all’occultamento dei dati facendoli comparire e scomparire alla bisogna (compresi i modelli studio o montati in articolatore), switchando, per così dire, tutto il sistema interno in modalità “chiaro” o in modalità “nero” a seconda del paziente, della tipologia di prestazione che deve eseguire e anche dell’operatore che effettua la prestazione.

Il primo caso si commenta da solo: è eticamente inaccettabile per un dentista medio lavorare in condizioni che precludono già in partenza risultati di qualità.

Nel secondo caso, che richiede una macchina organizzativa perfetta e molto articolata per essere al contempo efficiente e invisibile al fisco, abbiamo (forse) risolto il problema della qualità dei risultati ma ne apriamo un altro: quello dei costi. Gestire una duplice contabilità e una doppia via di archiviazione dei documenti cartacei e in gesso, richiede una duplicazione del lavoro organizzativo, della manodopera impiegata nell’unità di tempo e quindi dei costi.

L’evasione fiscale si paga cara con l’aumento dei costi

Dovremmo sempre ricordarci che scopo dell’evasione fiscale è il risparmio di denaro: se parte del denaro risparmiato evadendo viene dissipato nei maggiori costi organizzativi, una parte importante delle nostre motivazioni viene a cadere.

Nei maggiori costi bisognerebbe poi conteggiare anche quelli relativi alle eventuali sanzioni comminate per evasione, ma per amore di discussione fingerò di ammettere che i meccanismi interni dello studio siano così raffinati (e quindi anche costosi) da essere invisibili ai controlli (anche se si tratta di una pia illusione).

Non possiamo ignorare invece che l’abbassamento del livello qualitativo delle prestazioni, unitamente ai limiti probatori in sede di giudizio (assenza di documentazione clinica, fiscale e amministrativa), incide sensibilmente sui costi medico legali dell’attività professionale: più alta incidenza dei contenziosi e maggiore probabilità di soccombere in giudizio.

In ultimo, i costi dell’evasione fiscale si manifestano frequentemente anche attraverso la pratica deprecabile di accordare regolarmente sconti al paziente che accetta di ricevere la prestazione in nero. L’applicazione sistematica di uno sconto percentuale genera delle componenti negative sul reddito che a tutti gli effetti hanno il valore di un costo e che vanificano in parte i vantaggi economici dell’evasione, lasciandone intatti i rischi.

L’impatto dell’evasione fiscale sui costi fissi e variabili

Quantificare l’aumento dei costi organizzativi è operazione difficile ma un’idea ce la possiamo fare ugualmente. Alcuni studi condotti sulle professioni in genere (e la mia esperienza personale lo conferma) dimostrano che almeno il 30% del lavoro svolto in uno studio viene destinato alle attività organizzative.

Inutile negare che questo trend sia in aumento, in considerazione della complessità normativa del nostro Paese e dei relativi adempimenti che ricadono su di noi. Elevare ulteriormente queste percentuali a scopo di evasione significa incrementare i costi fissi, sulla cui importanza ci siamo soffermati in altro post.

In sostanza sul piano organizzativo, l’evasione fiscale e l’occultamento dei dati necessario, comportano una scelta tra due opposte tendenze: riduzione della qualità media degli output (clinici, comunicazione, marketing, relazione) oppure incremento dei costi fissi per la gestione efficiente di un doppio canale. Nessuna delle due è auspicabile perc chi ricerca il profitto.

E’ bene ricordare come anche la prima ipotesi (riduzione della qualità) comporti, come già detto nel lungo periodo, un aumento dei costi variabili legati alla gestione dei conflitti e, potenzialmente, dei contenziosi.

L’evasione fiscale e l’incremento degli insoluti

Ma l’impatto economico negativo dell’evasione sullo studio non si limita all’aumento di costi fissi e costi variabili.

Una componente negativa importante sul reddito finale è determinato dalla più alta percentuale di pazienti morosi o francamente insolventi, quasi legittimati a sfruttare le maglie larghe di un controllo contabile incompleto per definizione e ben consapevoli della posizione debole del proprio interlocutore (il dentista evasore) nel recupero dei crediti.

Anche in questo caso, la perdita di incasso avrebbe una sola alternativa: un incremento severo dello stress organizzativo (e dei relativi costi) finalizzato al recupero dei crediti.

La fatturazione come modello organizzativo vincente

Al contrario, l’emissione immediata di fattura al termine della prestazione resta ancora uno dei protocolli più semplici, collaudati ed efficaci per prevenire l’insorgenza degli insoluti.

L’emissione di un titolo di credito (la fattura appunto) costituisce una messa in mora immediata del paziente che lo dissuade da atteggiamenti dilatori o elusivi, segnando una traccia facilmente reperibile all’interno dello studio (e per tutti i soggetti coinvolti) sulla relazione contabile che intercorre con il paziente.

La fattura emessa e non pagata, non costituendo alcun onere fiscale per il dentista comune, se non formalmente contestata dal paziente (cosa che non si verifica mai) costituisce un titolo di credito esigibile, opponibile in sede di contenzioso e favorevole al dentista.

L’evasione fiscale e la qualità della vita

Rimane da considerare, in ultimo, l’argomento più importante, che è quello relativo alla qualità della vita.

Uno studio trasparente, efficiente ed eticamente (o legalmente) rispettoso delle regole, consente senz’altro a chi vi lavora una qualità della vita migliore.

Lo stress organizzativo incide così negativamente sulla qualità della vita dei dentisti che rappresenta la principale causa di burn out del dentista contemporaneo. La disaffezione nei confronti della professione avviene infatti a causa dello stress ancor prima che per ragioni economiche.

Alcuni colleghi mettono in campo fantascientifici e cervellotici collegamenti intercontinentali su piattaforme web caraibiche per depositare dati contabili che qualsiasi tecnico della guardia di finanza troverebbe in poche ore di lavoro.

Altri trasferiscono quotidianamente borse di radiografie e gessi dalla cantina di una improbabile prozia alla scrivania dello studio (con il rischio di averne sempre dimenticata una). Al termine della giornata fanno il percorso inverso (con il rischio di averne dimenticata un’altra).

Altri ancora posizionano telecamere ed allarmi per intercettare la guardia di finanza prima che parcheggi in strada; hanno avviato protocolli (tanto comici quanto inutili) di occultamento dei dati informatici in caso di ispezione: sequenze magiche di tasti sul computer, acidi corrosivi da versare sull’hard disk, partizioni nascoste che credono di conoscere solo loro, e via cantando altre amenità del genere. Qualcuno ha anche ipotizzato di poter dematerializzare documenti tridimensionali. Altri infine, i più realisti, lavorano alla cieca senza alcun supporto documentale.

Come vivono quotidianamente questi colleghi: lavorano sereni? Dormono sereni? Sono felici di operare in queste condizioni?

La qualità della vita è difficile da monetizzare anche per un laico materialista come me. Preferisco dire che non ha prezzo.

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Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

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