Qual è la forma migliore di governo per il dentista: dittatura o democrazia?

Qual è la forma migliore di organizzazione dello studio dentistico per un professionista vero? Quale tipo di governo è migliore?

Forma di governo per un dentista. Democrazia o dittatura?Qual è la forma migliore di organizzazione dello studio dentistico per un professionista vero? 

Pochi giorni fa ero ad un corso di aggiornamento ed alcuni colleghi amici mi hanno posto la domanda, ormai ricorrente, di come vedevo il futuro per gli studi dentistici professionali (distinguendoli così dagli studi appartenenti alla grande distribuzione odontoiatrica: catene, franchising, services, ecc.).

Naturalmente non ho potuto rispondere senza chiamare in causa il senso più intimo della domanda che era piuttosto un altro: qual è la forma migliore di organizzazione dello studio dentistico per un professionista vero? Quale tipo di governo è migliore?

Bisogna premettere che il termine “migliore” non si riferisce qui a giudizi di valore etico o deontologico ma solo alla modalità più idonea ad affrontare una situazione congiunturale, economica e sociale, che profila per il futuro cambiamenti strutturali di lungo periodo. La mia opinione in proposito ha dunque un’impostazione laica e di prospettiva “evolutiva” nel senso di definire quale tipo di impostazione generale dello studio è più “adatta” alla sopravvivenza di una specie in via di estinzione: il dentista, libero e professionista.

In linea generale possiamo distinguere quattro tipologie possibili e lecite di svolgimento della professione, indipendentemente dalle sue dimensioni fisiche, dal layout organizzativo e dai volumi di prestazioni erogati. In ordine di complessità crescente possiamo distinguere:

  • L’attività di consulenza pura, svolta da professionisti che non dispongono (per scelta o per necessità) di uno studio proprio e spendono il proprio talento (o il proprio apprendistato) presso una delle tre forme successive di strutture;
  • Lo studio monoprofessionale tradizionale, ove il termine monoprofessionale fa riferimento esclusivamente alla titolarità dello studio, riconducibile ad una sola persona fisica (il titolare appunto) con i requisiti del dentista regolarmente iscritto all’Albo professionale;
  • Lo studio associato, che mantiene le caratteristiche di studio professionale, ma la cui titolarità è ripartita tra più professionisti regolarmente iscritti all’Albo. In questo caso ogni professionista ha lo stesso livello di responsabilità e di potere decisionale;
  • La società di persone o di capitali nelle più svariate forme oggi previste dalla normativa: Sas, Snc, Srl, Stp, Cooperative, Onlus.

Su quest’ultima forma di organizzazione dell’attività sono stati detti e scritti fiumi di parole, sia per le difficoltà di interpretazione e di applicazione della normativa corrente, sia per la particolare attitudine di queste a piegarsi anche a logiche poco trasparenti di svolgimento della professione (es: copertura dell’abusivismo, spersonalizzazione del rapporto medico-paziente), sia per la possibilità che offrono ai grandi gruppi economici di penetrare il mercato dell’odontoiatria e scalzare il professionista tradizionale da una posizione che appare sempre meno sicura con il passare degli anni.

Volendo ricorrere ad una visualizzazione geometrica di più facile comprensione, possiamo pensare ad un solido piramidale. Ciascuna delle quattro opzioni sopra identificate consente una struttura di potere all’interno dello studio (e conseguentemente un layout organizzativo) più o meno democratico, a seconda che si decida di optare, alternativamente, per:

  • una piramide finita, con un uomo solo al comando ed una base più o meno larga in relazione al numero di collaboratori e dipendenti, ed un’altezza variabile in relazione al livello di delega con cui il potere viene distribuito;
  • un tronco di piramide con una base superiore tanto ampia quanto maggiore è il numero dei partecipanti al processo decisionale e quanto più esso è democratico.[/one_half]

[one_half_last] È ovvio che nessuna affermazione può avere valore assoluto ed universale e che, nella scelta della forma di governo e di organizzazione del proprio studio, incidono fattori interni e personali come i seguenti: il tipo di personalità dei singoli (individualisti o organizzativisti), lo storico dell’attività, le disponibilità economiche di partenza, le aspettative economiche future, la formazione più o meno imprenditoriale, la capacità di socializzare e di coltivare un clima di fiducia accanto a sé.

Altri elementi, di natura esterna, entrano in gioco nelle scelte da farsi: l’area geografica nella quale si opera, il livello socio economico dei pazienti, il contesto economico congiunturale, il tipo ed il grado di aggressività della concorrenza.

Nonostante le variabili in gioco siano molto numerose e spesso mutevoli nel tempo, ritengo sia comunque possibile individuare una forma organizzativa della propria attività professionale che per una lunga serie di motivi, ragionati e ben ponderati, sia “migliore” delle altre, ovvero maggiormente capace di affrontare l’attuale congiuntura negativa che affligge il dentista contemporaneo. 

Ebbene la mia risposta ai colleghi sulla domanda iniziale è stata la seguente:

  • uno studio organizzato in forma societaria
  • di dimensioni medio-piccole (3-4 unità operative)
  • senza spersonalizzazione del rapporto con il paziente
  • con personale di studio assunto direttamente
  • con tutti i professionisti a contratto di collaborazione libero professionale (associati, soci o titolari compresi)
  • e, soprattutto, la figura di un office manager o di un managing partner che assolva alle funzioni manageriali interne dello studio, liberando gli altri colleghi alle attività cliniche.

Invito i colleghi che volessero approfondire l’argomento a partecipare al prossimo Corso di Management per Dentisti, dal titolo “Strategia ed Organizzazione dello studio odontoiatrico”, ed. 2013, che inizierà il prossimo mese di Maggio.

Nell’ambito del corso verranno prese in esame tutte le varie forme di organizzazione dell’attività professionale, dalla più semplice (la consulenza), alla più complessa (la società di capitali). Per ciascuna di esse verranno esaminati i principali vantaggi e svantaggi. Verranno presi in esame i riferimenti normativi ed i principali limiti della legislazione corrente. Verranno infine analizzate le strategie più idonee ad affrontare la concorrenza dei gruppi economici non professionali e l’attuale situazione di precarietà economica generale.

Per tutte le informazioni visitate il sito www.corsodentistamanager.com.

Studio Dentistico Varese

Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

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