Il Dentista ed il Condominio Professionale

Condominio Professionale. Alla ricerca di soluzioni “strutturali” al problema dei costi elevati, ecco le principali forme di aggregazione.

condominio odontoiatrico2 – Il Condominio Professionale

Alla ricerca di soluzioni “strutturali” al problema dei costi elevati dello studio dentistico, abbiamo iniziato un breve percorso sulle principali forme di aggregazione.

Nel post precedente abbiamo accennato alla soluzione del Contratto di Rete, che comporta per gli associati un duplice vantaggio: mantenimento della massima indipendenza professionale ed accesso all’acquisto di servizi e prodotti scontati in virtù della partecipazione ad un network di dentisti. Il contratto di rete è molto di più di un gruppo di acquisto perché garantisce alcune forma di tutela reciproca e può consentire opportunità di comunicazione al pubblico molto più ampie rispetto al singolo dentista (pubblicità, promozione, branding, fidelizzazione, ecc). Il contratto di rete, inoltre, potrebbe consentire alcune agevolazioni fiscali previste dal Decreto incentivi (legge n.33/2009), se correttamente applicato.

Avviandoci verso una breve esplorazione di tutte le altre forme di aggregazione professionale, nell’ordine di una complessità crescente, esaminiamo oggi il cosiddetto “Condominio Professionale”.

Il Condominio Professionale non ha riferimenti giuridici o normativi precisi. Probabilmente i primi professionisti a farne uso sono stati gli avvocati. Soprattutto nelle grandi città, non è raro imbattersi in appartamenti o interi stabili popolati da un grande numero di targhe di singoli avvocati o studi legali tutti riuniti in una unica sede, ciascuno con la propria partita iva e con una netta demarcazione degli spazi reali e virtuali all’interno del “condominio”.

Gli avvocati hanno in comune con i dentisti il problema della pletora professionale, ma godono di un grande vantaggio: la loro professione non comporta impegni di capitale importanti per essere avviata e soprattutto non è soggetta a percorsi autorizzativi come i nostri, più o meno complessi e cervellotici a seconda della regione di appartenenza. I dentisti hanno cominciato più tardi ad applicare questo modello, ma con motivazioni ben superiori vista la loro complessa ed articolata struttura di costi fissi. Per quanto essi abbiano cominciato in modo maldestro e talora abbastanza rischioso, la crisi economica ha fatto in modo che il fenomeno iniziasse ad estendersi in modo significativo.

Ma in cosa consiste il condominio odontoiatrico?

Il condominio odontoiatrico nasce dalla necessità di ridurre i costi fissi dello studio evitando di replicare alcuni oneri di gestione su due o più studi quando invece alcuni servizi possono essere condivisi. Tipicamente ogni studio dentistico ha un’area funzionale dedicata alle attività di segreteria, amministrazione e reception, indipendentemente dalle sue dimensioni o dal fatto che tale area sia anche fisicamente identificata all’interno dello studio. Lo stesso vale per altre attività di servizio (o backoffice) tipiche degli studi dentistici come ad esempio il magazzino, l’archivio o l’area sterile. C’è poi una serie abbastanza corposa di attività di ordinaria manutenzione che ciascuno studio effettua singolarmente come le manutenzioni degli impianti elettrici, degli estintori o degli elettromedicali, i controlli di qualità sulle apparecchiature radiologiche, gli adempimenti relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro oppure sulla privacy, il riordino, la pulizia e la disinfezione dei locali comuni.

Tutte queste aree ed attività hanno un peso significativo che impatta sia sui costi reali dello studio che sullo stress organizzativo.

Il sentimento che unisce due o più dentisti all’interno di un condominio odontoiatrico è dettato prioritariamente dalla volontà di:

  • ottimizzare l’impiego di risorse personali condividendole con altri in modo che non siano sotto-utilizzate e quindi parzialmente improduttive (personale dipendente, arredi, impianti, utenze, ecc);
  • accedere a beni e servizi altrui che sarebbero troppo onerosi per il singolo (tipicamente TC Cone Beam, Laser, Cerec, consulenti specialisti, ecc);
  • ridurre l’impegno personale nello svolgimento di funzioni burocratiche o manageriali.

Possiamo dire che la motivazione economica è decisamente prevalente rispetto a quelle relazionali, personali e conviviali che trovano una migliore realizzazione nelle forme più tradizionali di aggregazione (associazioni semplici, di persone o di capitali che siano).

Un progetto interessante in questo senso è stato avviato dal collega Luca Accialini di Milano, una sorta di prototipo che è stato denominato “Albergo Odontoiatrico”. In questo caso il razionale è stato proprio quello descritto. La disponibilità di una struttura ampia e ben attrezzata poteva soddisfare le necessità professionali di altri colleghi a costi inferiori, ed è stata messa a disposizione previa sottoscrizione di un contratto di affitto. In questo genere di contratti alcuni adempimenti vengono portati in capo al locatore della struttura in modo da “alleggerire” (sul piano dell’impegno e su quello delle responsabilità) il locatario. Ciascuno mantiene la propria clientela e la propria identità fiscale e professionale, ma beneficiano entrambi dei vantaggi di una “casa” comune, della quale condividono i costi secondo le clausole contenute nel contratto e, in linea di massima, dal numero di ore in cui si utilizzano i servizi ed i beni comuni.

Il Condominio Odontoiatrico in alcuni casi riserva in via esclusiva precisi spazi operativi ad un singolo professionista, ma più spesso la convivenza avviene per rotazione oraria su spazi comuni, quindi anche all’interno delle singole unità operative e relative poltrone.

Vantaggi e svantaggi del Condominio Odontoiatrico

I vantaggi di questa soluzione sono dunque chiari e si fondano principalmente sulla riduzione dei costi di gestione. Un altro grande vantaggio, rispetto a forme di aggregazione diverse di cui parleremo in seguito, è rappresentato dalla facile applicazione pratica e soprattutto dalla facile reversibilità in caso di disaccordo o insoddisfazione. Il nodo cruciale è rappresentato dal contratto che deve essere chiaro, esaustivo e, soprattutto equo contenendo clausole di cessazione che non siano vessatorie per nessuna delle parti.

Gli svantaggi sono rappresentati principalmente dalla impossibilità di generare economie positive:

  • dalla gestione coordinata, omogenea e finalizzata dei pazienti,
  • da politiche di prezzo e di qualità comuni,
  • da strategie di marketing condivise e dalla gestione unica del brand,
  • dall’avviamento di azioni di reciprocità (mutuo soccorso, sostituzione, prevenzione dei contenziosi, confronto clinico e second opinion su casi complessi, cross selling).

In sostanza il lato negativo (anche se non necessariamente) è rappresentato dallo spirito di competizione insito in una compagine di professionisti che concorrono singolarmente per lo stesso (ridotto) mercato. Viene a mancare, infatti, l’interesse economico comune sul fronte degli incassi, atteso che il controllo dei costi non è di per sé sufficiente a garantire risultati di bilancio positivi.

Molto difficile, nell’ambito di un istituto non propriamente riconosciuto sul piano normativo come quello del Condominio Odontoiatrico, è poi delineare una chiara e corretta ripartizione delle responsabilità professionali soprattutto in quegli ambiti del contenzioso che riguardino la corretta gestione delle risorse strumentali, dell’infrastruttura o la sicurezza sui luoghi di lavoro. Per questo motivo sembra inderogabile la nomina di una figura di garanzia per tutti i soggetti in causa come quella del Direttore Sanitario. Anche questi aspetti dovrebbero essere ricompresi nelle previsioni contrattuali.

Nel caso in cui si disponga di maggior affinità tra le persone che costituiscono la compagine condominiale (qualità umane, livello professionale, complementarietà tra le varie competenze e specializzazioni, empatia personale) il Condominio Odontoiatrico appare limitativo delle potenzialità che un gruppo omogeneo potrebbe esprimere in termini di competitività. Laddove questi presupposti esistano si consiglia di esplorare anche le possibilità offerte dalle associazioni di cui parleremo prossimamente su questo blog.

 

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Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

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