Se non cambiamo la nostra direzione….

Cambiare direzioneVi sono tre tipi di studi: quelli che determinano gli eventi, quelli che assistono al loro manifestarsi e quelli che, quando gli eventi si sono manifestati, si domandano che cosa sia accaduto”.

Ho parafrasato un vecchio aforisma, ripreso anche dal grande Philip Kotler in uno dei suoi numerosi saggi sul Marketing, insieme al proverbio cinese del titolo.

Non si tratta di una sinistra minaccia, ma di un monito. Tutte le imprese che non hanno saputo adeguarsi ai tempi sono rimaste travolte dai nuovi cicli produttivi, dalla diversa relazione con il cliente e dalle diverse dinamiche di comunicazione che via via hanno imposto il cambiamento. È successo ad aziende molto grandi come a quelle molto piccole, con una lunga teoria intermedia di fallimenti e successive scomparse che hanno lasciato insegnamenti dolorosi ma preziosi per chi resta.

Il cambiamento è prima di tutto uno stato mentale, poi un’attitudine che si acquisisce un po’ alla volta. Quindi diventa cultura individuale e cultura di gruppo. Infine diventa un’abitudine, prima ancora di rappresentare uno stimolo ed un piacere: il piacere di cambiare le cose e non esserne sopraffatto.

Il dentista intelligente può trasformare l’attuale crisi economica e sociale del nostro paese in un’opportunità, sfruttando le flessioni e le pause per trasformare se stesso e la propria impresa in un modello nuovo, più adatto alle circostanze. L’alternativa è quella di andare alla guerra con strumenti vecchi e rammaricarsene quando oramai i più accorti sono andati avanti, lasciandoci vincolati al palo della tradizione e della consuetudine.

Non si tratta oggi di modificare etica e deontologia ma di dotarci di strumenti nuovi per affermare che etica e deontologia saranno la nostra salvezza e faranno davvero la differenza tra qualità professionale e mediocrità, tra dedizione al paziente ed accaparramento, tra competenza e pirateria.

Gli strumenti nuovi di cui non si potrà fare a meno sono fondamentalmente quattro:

  1. Controllo di gestione interno dello studio: si tratta di disporre di una bussola economica all’interno dello studio che sappia determinare le scelte organizzative e finanziarie sulla base di analisi attendibili dello storico recente e remoto. Il controllo di gestione deve essere in mano al dentista titolare di studio e non di consulenti esterni. La consapevolezza diretta dello stato di salute economica dello studio è il primo passo verso la vera emancipazione dal bisogno di terzi nell’assunzione di responsabilità e verso l’abbattimento del primo grande ostacolo al cambiamento: la paura di fare delle scelte.

 

  1. La tecnologia: il ricorso alle risorse tecnologiche disponibili semplifica i cicli produttivi all’interno dello studio, ne consente una tracciabilità affidabile, comunica all’esterno il livello qualitativo delle prestazioni eseguite, stimola e motiva il gruppo al miglioramento, migliora l’efficienza di tutto il sistema. L’informatica ha moltiplicato in modo esponenziale il potenziale qualitativo e quantitativo di quasi tutte le discipline e segnatamente di branche come la radiologia, protesi, endodonzia, implantologia e ortodonzia. Il vantaggio competitivo offerto dall’informatica non può essere lasciato solo nelle mani dei nostri concorrenti, soprattutto in tempi di crisi.

 

  1. Il personale: non si insisterà mai abbastanza sull’importanza del personale di studio. È necessario abbattere una volta per tutte la vecchia logica nei rapporti tra dentista e personale dipendente. Il nostro personale è l’asset più prezioso tra tutti quelli di cui disponiamo. Nella catena del valore di uno studio il personale rappresenta la variabile più critica e non può più essere relegato ad un ruolo di comparsa muta sulla scena. Il personale dello studio deve essere valorizzato nei fatti e nelle parole, deve essere responsabilizzato nelle attività quotidiane, deve essere incentivato nella formazione e nei comportamenti, deve cominciare a sperimentare l’autonomia attraverso la delega più o meno aperta: in una parola deve “sentire di essere” lo studio perché di fatto lo rappresenta.

 

  1. La comunicazione interna: le informazioni all’interno dello studio devono circolare attraverso indirizzi precisi e ben determinati. Ricevere informazioni costanti e puntuali responsabilizza tutti verso un obiettivo condiviso. Dare informazioni significa consentire al gruppo di operare meglio e presto. La rocca medioevale di segreto e riservatezza entro la quale sono stati rinchiusi la contabilità dello studio, gli obiettivi economici fondamentali, i successi e gli insuccessi clinici, i conflitti esterni come i successi professionali, deve essere abbattuta da chi vuole uno studio moderno e con qualche speranza per il futuro.

C’è una differenza enorme tra investimenti e costi. Agire sui quattro punti sopra elencati potrà comportare senz’altro una spesa ma rientra decisamente nella prima categoria e non nella seconda.

Se vi interessa capire meglio il senso di queste poche righe partecipa al Corso di Management per Dentisti, dal titolo “Strategia ed Organizzazione dello studio odontoiatrico”, ed. 2013, che inizierà il prossimo mese di Maggio.

Tutti gli spunti di questo post saranno trattati in modo approfondito facendo riferimento a situazioni reali e concrete del mio studio dentistico.

Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

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