Brackets Economics: autoleganti vs tradizionali

bracketsL’ortodonzia propone da anni soluzioni alternative ai brackets tradizionali (ovvero quelli che prevedono la legatura dell’arco all’interno dello slot), sia sul versante vestibolare che su quello linguale.

Quali che siano i benefici clinici di queste nuove apparecchiature (veri o presunti), l’impatto economico sull’attività ortodontica è significativamente diverso se si utilizzano apparecchiature autoleganti oppure no.

Un professionista accorto dovrà dunque considerare anche l’aspetto economico prima di fare una scelta, poiché essa avrà delle ricadute nei confronti sia del paziente (in termini di preventivo) sia dello studio (in termini di redditività della prestazione singola e, per estensione, di tutta l’area ortodontica).

Si tratta di fare una valutazione economica sull’opportunità di adottare una nuova metodica in toto, integrarla alla precedente su una parte dei casi, oppure non adottarla per niente, a prescindere dalle motivazioni cliniche e dalle preferenze soggettive sulla tecnica, che esulano dal nostro interesse.

L’esperienza diretta ci ha dimostrato che gli elementi critici utili all’analisi economica del problema sono i seguenti:

  • Il prezzo di acquisto dei brackets
  • Il tempo medio impiegato per una singola seduta
  • Il numero medio delle sedute per ogni trattamento
  • La tariffa media applicata al paziente per un trattamento standard (per tipologie omogenee di trattamento ortodontico)

Sono, invece, da considerarsi quasi irrilevanti i seguenti elementi:

  • Procedura di bandaggio (diretto o indiretto)
  • Materiali di consumo utilizzati (adesivi, ecc.)
  • Compenso dell’operatore (titolare o consulente che sia).[/one_half]

L’analisi economica retrospettiva condotta su oltre 300 casi selezionati in un arco temporale di 4 anni in studi in cui erano disponibili dati numerici precisi, ha portato alle seguenti conclusioni dopo l’introduzione degli autoleganti nella pratica clinica:

  • Il prezzo di acquisto dei brackets è aumentato drasticamente, così come quello degli archi (talora anche più del 100%).

  • Il numero medio delle sedute per ogni trattamento si è ridotto del 30% ed il tempo medio impiegato per ogni seduta si è ridotto del 40%, in seguito alla introduzione di nuovi protocolli operativi.
  • A parità di tariffa applicata al paziente, il maggior costo del bracket autolegante è ampiamente compensato dal minor impatto dei costi fissi (costo orario), con un margine di utile finale sensibilmente aumentato (oltre il 100%).
  • Per ottenere lo stesso utile da ogni trattamento la tariffa applicata al paziente dovrebbe essere del 40% più alta se si utilizza un bracket tradizionale.
  • Per ottenere lo stesso utile orario la tariffa applicata al paziente dovrebbe essere moltiplicata per un numero variabile tra 2 a 4 se si utilizza un bracket tradizionale.
  • A prescindere dai risultati clinici dei casi trattati il costo elevato degli autoleganti è pressoché insignificante nell’analisi economica in questione.

Naturalmente questi risultati sono specifici per un certo tipo di studio, con una struttura costi ben determinata e quindi non devono essere considerati universali. Chiunque dovrebbe disporre di un controllo di gestione interno in grado di restituire informazioni sensibili al proprio contesto specifico.

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Autore: Gabriele Vassura

Medico Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Specialista in Ortognatodonzia. Socio Fondatore, Amministratore Unico e Direttore Sanitario di Dental Care srl. Managing Partner di Studio Associato Vassura. Owner del Blog www.dentistamanager.it

3 pensieri riguardo “Brackets Economics: autoleganti vs tradizionali”

  1. non sono d’accordo ,caro Roberto x quanto riguarda il consumo degli archi.Gli autoleganti permettono ( per loro caratteristica ) un utilizzo dell’arco per piu’ tempo proprio perche’ la loro memoria viene totalmente esaurita facendo esprimere le caratteristiche specifiche dei fili con le loro sezioni in maniera totale e con forze graduali sino al filo x il controllo del torque.Hai mai provato gli Empower di American orthodontics/Micerium? Paolo Toffanelli

  2. Caro Roberto, hai perfettamente ragione.

    Quello che tu dici è anche il motivo principale per cui il mio lavoro non è stato pubblicato sulle riviste scientifiche. Non lo hanno accettato ed hanno fatto bene. Infatti quello che io descrivo è “la mia realtà” e non può essere assolutamente portata a modello.

    Probabilmente ero un Tweediano molto lento a modellare i fili prima. Oppure ero troppo ortodosso nelle procedure. O forse oggi sono un po’ troppo disinvolto con gli autoleganti. O forse sono solo migliorato nel tempo.
    Rimane il fatto che “nel mio studio” e “nelle mie mani” le due apparecchiature hanno comportato dinamiche di lavoro (e di guadagno) decisamente diverse. A me non interessa nulla della questione ortodontica (non in questa sede): ho usato questo esempio solo per mostrare ai colleghi come un attento controllo di gestione nello studio ti consente di fare valutazioni che altrimenti non potresti fare.

    Spero ti basti la mia rassicurazione che non ho alcun contratto con nessuna azienda che produce brackets. Aggiungo quindi, quanto all’ingaggio degli archi, che dipende molto da quali autoleganti usi, ma questo è un altro discorso e ci porterebbe su questioni cliniche o merceologiche che non voglio assolutamente affrontare in questa sede.

    A presto.
    Lele

  3. In letteratura ci sono numerosi lavori con risultati molto contrastanti che analizzano trattamenti con autoleganti vs attacchi tradizionali.Personalmente li trovo molto utili in certi casi,meno in altri.Non concordo,però,sul fatto che con gli autoleganti si possa aumentare così tanto l’intervallo tra gli appuntamenti,nel mio studio non c’è una differenza rilevante.Spesso con gli autoleganti ho una finizione del caso che è più lunga perchè,con il bandaggio diretto,non riesco a posizionarli con la stessa precisione dei brk tradizionali.Con gli autoleganti,inoltre,utilizzo un numero maggiore di archi,altrimenti ho maggiori problemi di ingaggio nello slot e di distacco dei brk

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