Valore dello Studio Dentistico

valore studio dentisticoFare una valutazione oggettiva del valore di uno studio dentistico è una operazione difficile. Cercheremo con questo ed altri articoli, di trattare l’argomento in modo esaustivo, nei limiti naturali di un argomento nuovo ed estremamente articolato.

Ma prima di tutto affrontiamo alcune domande di base.

A chi interessa conoscere il valore di uno studio dentistico? Leggi tutto “Valore dello Studio Dentistico”

Ires, Irpef, Irap nello studio dentistico: facciamo ordine

Molti colleghi mi hanno scritto in queste settimane per dirmi che la materia delle imposte e delle società odontoiatriche è ancora confusa e merita ulteriori precisazioni. Considerata l’opposizione mediatica che il tema suscita non ho potuto sottrarmi a questa richiesta e sono tornato sul tema del confronto tra Ires e Irpef.

iresSono tempi nei quali il dibattito sulle società di capitali fatte da odontoiatri è sempre più acceso, soprattutto per le ricadute che queste hanno in termini di tassazione (Ires, Irpef, ecc.). Secondo fonti autorevoli il numero delle Srl odontoiatriche costituite da colleghi è salito vertiginosamente negli ultimi 5 anni, superando le 5200 unità, che rappresenterebbero all’incirca il 10% degli esercenti la professione in questo Paese.

Tutto questo avviene nonostante vi siano forze contrarie di tipo istituzionale e da parte di alcuni consulenti commercialisti. Analizzare le cause di tali comportamenti ci porterebbe lontano dal tema vero del dibattere, che è rappresentato fondamentalmente da questa domanda: Costituire una Srl Odontoiatrica conviene sempre e comunque ad un Dentista? O meglio: a quale Dentista conviene ed a quale non conviene? Quali sono gli elementi critici sui quali fare una valutazione?

La risposta alla prima e più importante domanda non può essere secca o univoca. I vantaggi che una srl odontoiatrica può portare al dentista comune sono di tanti tipi e sono stati riassunti in un articolo precedente cui rimando per completezza. Dobbiamo distinguere i vantaggi di natura giuridica e legale, associativa, economica e finanziaria, generazionale e successoria, commerciale, dai vantaggi di natura puramente fiscale.

Nei primi casi la Srl Odontoiatrica comporta quasi sempre dei vantaggi consistenti che possono essere sintetizzati in pochissime parole: maggiore costruzione del valore (a parità di attività svolta) e maggiore protezione di esso dagli attacchi esterni (tutela patrimoniale).

Il vantaggio fiscale, invece, ha una importanza minore rispetto ai precedenti ma paradossalmente atira di più i colleghi: forse perché la Srl Odontoiatrica rappresenta l’unica risposta possibile ad una pressione fiscale vessatoria e l’unica alternativa possibile alla evasione. Pur avendo già parlato in passato dei vantaggi fiscali delle società di capitali rispetto alle persone fisiche, rimane sempre aperto qualche focolaio di discussione, magari alimentato ad arte con argomentazioni fallaci anche da parte di addetti ai lavori.

Sono rimasto sconvolto quando uno degli addetti ai lavori ha pubblicato la tabella seguente che mira a dimostrare come tra lo svolgimento della professione in forma tradizionale e quello svolto in forma societaria (di capitali) non vi sia alcuna differenza significativa dal punto di vista fiscale.

iresPremesso subito che una Srl Odontoiatrica non conviene indistintamente a tutti i dentisti, l’esempio riportato in tabella è utile per dimostrare esattamente l’opposto e dà una misura dell’ignoranza circolante  sulle tematiche fiscali delle società.

Per coloro che sono pigri e non intendono inoltrarsi oltre nella lettura di questo articolo possiamo riassumere in pochissime parole perchè la tabella sopra è completamente sballata:

  1. Il calcolo dell’Irap è sbagliato. Nella tabella c’è scritto che l’Irap si paga al 5% sull’Utile (lo sventurato autore ci tiene a specificarlo bene, anzi è una delle poche cose che specifica!). L’Irap invece si calcola in percentuale diversa dal 5% e soprattutto su un importo molto più alto dell’Utile, ovvero su un valore che è molto vicino al Fatturato complessivo dello studio.
  2. La convenienza fiscale per il Dentista (Irpef) a costituirsi in Srl Odontoiatrica (Ires) dipende fondamentalmente da un parametro critico che nella tabella non è presente: il compenso del professionista titolare di studio. Qui non è dato sapere quale sia questo compenso ed è abbastanza difficile calcolare le imposte di una persona fisica se non sai quanto guadagna.
  3. La sequenza logica degli argomenti sconta una fallacia metodologica grave che esporremo nel dettaglio più avanti.

Dunque non potevo sottrarmi ad una analisi oggettiva e veritiera dei dati riportati in tabella. Analizziamola insieme, un passo alla volta. Capiamo dove stanno gli errori e poi avviamoci a costruirne una corretta. Leggi tutto “Ires, Irpef, Irap nello studio dentistico: facciamo ordine”

Riscossione accentrata dei compensi nello studio dentistico

Quando all’interno dello studio operano soggetti diversi dal titolare come devono essere gestiti i pagamenti del paziente? Chi deve incassare? Chi deve emettere la fattura? Per il fisco esiste una differenza fondamentale tra il consulente o collaboratore e l’odontoiatra che opera autonomamente. Questa differenza sulle modalità di riscossione dipende formalmente dal tipo di contratto in essere (che deve essere esibito).

riscossione accentrata dei compensiLa riscossione accentrata dei compensi è una delle norme più controverse e disattese tra i dentisti. Il problema si pone ogniqualvolta un dentista operi in uno studio di un collega o di una struttura sanitaria vera e propria (come, per esempio, una srl odontoiatrica). Quindi la normativa riguarda tutti gli studi frequentati da consulenti o collaboratori esterni.

Ci sono fondamentalmente due situazioni possibili:

  • nella prima il consulente opera per conto dello studio in virtù di un contratto di collaborazione: il paziente afferisce al titolare dello studio ed è con questo che si instaura il contratto d’opera professionale.
  • nella seconda il consulente opera per conto proprio in virtù di un contratto di affitto di locali all’interno dello studio: il paziente afferisce direttamente al collaboratore che perde questa qualifica per assumerne una identica al titolare di studio.

E’ solo per questo secondo caso che vale e si applica la norma sulla riscossione accentrata dei compensi.

Il contenuto che segue è stato elaborato con il contributo prezioso di un esperto in ambito odontoiatrico, il Dott. Lo Bello, commercialista di Padova.

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Autorizzazione sanitaria in Odontoiatria: la solita Babele italica

Breve storia (triste e critica) della autorizzazione sanitaria e dei requisiti minimi per gli studi odontoiatrici

autorizzazione sanitariaPoco tempo fa i NAS di Campobasso hanno chiuso diversi studi odontoiatrici che praticavano interventi di chirurgia mini invasiva in studi senza autorizzazione sanitaria. I responsabili delle attività sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria ed è stata disposta la chiusura delle strutture.

Su queste tematiche, e questi fatti di cronaca mi aiutano a ricordarlo, ho spesso discusso con gli odontoiatri e quello che mi è stato subito chiaro è che sono davvero pochi, persino tra coloro che esercitano cariche sindacali e ordinistiche, quelli che hanno veramente chiaro come stanno le cose.

Ciò non sembri casuale.

Per capire questo evidente paradosso, è necessario tratteggiare una sia pur breve storia critica della faccenda. Una storia critica e molto triste. Leggi tutto “Autorizzazione sanitaria in Odontoiatria: la solita Babele italica”

Pianificare la trasformazione dello studio in struttura complessa: diverse soluzioni sono ancora possibili

Pubblico integralmente un post apparso su Facebook di Pietro Paolo Mastinu. Mi hanno molto colpito l’appropriatezza e l’equilibrio delle argomentazioni esposte.

Non vi sono molti dubbi sul fatto che l’evoluzione del mercato odontoiatrico spinga verso la marginalizzazione del modello di studio mono-professionale in favore di forme a maggior grado di complessità.

Ma quando si passa dall’enunciazione del principio alla disamina tecnica, tutto diviene più difficile. Il campo è sporcato dalle polemiche e si fa una gran fatica a ragionare serenamente. E’ quello che vorrei fare qui, suscitando una discussione utile e che porti a idee percorribili.

Tutti pensano ovviamente solo a fattori concorrenziali, che hanno ovviamente il loro peso, ma la realtà è che tale evoluzione è legata ad altri fattori molto importanti e cogenti. Ne cito alcuni:

1) L’approccio che definirei organicistico della evoluzione normativa europea di derivazione franco-tedesca. Questa evoluzione sembra sottintendere una preferenza verso la struttura a complessità crescente per motivi legati alla maggiore ( e in taluni casi presunta ) sicurezza per il paziente e per gli operatori, i controlli di qualità clinici ed extra-clinici, le tematiche della privacy, etc. etc. Agli occhi dei decisori la struttura mono-professionale appare sempre meno adatta a tener dietro a tutti gli adempimenti previsti, che peraltro crescono ogni giorno di più. Non c’è quindi troppo da stupirsi se nei fatti tale struttura venga progressivamente posta in forte tensione.

2) La crescente specializzazione delle terapie odontoiatriche, che rendono sempre più importante la presenza di diversi specialisti, almeno agli occhi di molti pazienti.

3) I nuovi orizzonti della responsabilità professionale, che spostando quella civile sulla struttura complessa anche in funzione degli obblighi di risarcimento e del rapporto contrattuale col paziente, rendono più appetibile per il medico e l’odontoiatra l’esercizio della propria professione in collaborazione con tali strutture rispetto al caso di esercitare direttamente in rapporto diretto col paziente.

4) Una tendenza mondialista e discutibile quanto si vuole, ma reale e avvertibile da chiunque, che consiste nella progressiva marginalizzazione della classe media in favore del Capitale e del Grande Capitale.

5) La sostanziale assimilazione in capo a tutto il sistema legislativo europeo del lavoro libero professionale a quello imprenditoriale, con tutte le conseguenze del caso in tema di apertura alla concorrenza dei mercati, abolizione dei divieti pubblicitari e dei tariffari minimi, apertura a forme societarie delle professioni protette ( STP ) etc. etc. Rientra in questo stesso contesto l’apertura alle società di capitali, sia pur per l’esercizio complesso di attività sanitarie e non direttamente libero professionali, che ha permesso da tempo anche a non medici di investire nel nostro settore. Se tutto questo possa essere considerato o meno frutto di pressioni lobbistiche ha ben poca importanza orami, perché anche a voler ammettere che questo risponda a verità, è evidente che tali pressioni sono talmente potenti e ad alto livello da aver sostanzialmente conformato contesti giuridici abnormi ed internazionali. Combattere contro queste tendenze può anche apparire molto nobile ma è assai poco utile.

Se tutto questo e altro è vero, è altrettanto vero che il singolo professionista deve comunque fare i conti con la propria situazione personale e professionale e guardarsi fuori e dentro con sincerità e realismo.

Tutti i discorsi sulle magnifiche sorti e progressive delle strutture complesse non tolgono nulla al fatto che passare da una dimensione in cui la professione è nel proprio pieno controllo ad una in cui occorre in parte delegare e affrontare nuove incombenze rispetto a quelle cui si è abituati costituisce un passaggio non facile e che va affrontato solo se si è ben decisi e motivati a farlo.
In caso contrario, e a maggior ragione se non mancano molti anni alla pensione e/o non si hanno prospettive di trasmissione ai figli della propria attività, si può tranquillamente optare per altre soluzioni, magari incrementando, se si ha la possibilita’, le proprie collaborazioni con strutture esterne; o al massimo trasformando lo studio mono in studio associato.

Sono molti gli aspetti ove è necessario affrontare un cambio di mentalità. Pensiamo ad esempio agli aspetti fiscali. Al di là del diverso trattamento fiscale che sicuramente si incontra passando da studio a stp o srl, rimane il fatto che già passare da un regime sostanzialmente per cassa a uno per competenza è già un salto che richiede alcune accortezze. Mentre ad esempio uno studio associato mantiene ancora delle opportunità in questo senso che spesso vengono dimenticate: per tale associazioni professionali infatti è possibile, durante l’anno, effettuare prelievi da parte degli associati che costituiscono mere anticipazioni finanziarie nel rapporto tra l’associazione e i singoli associati, non assumendo però alcun rilievo ai fini della determinazione del reddito prodotto dall’associazione; le associazioni professionali hanno inoltre il non trascurabile vantaggio di poter rideterminare annualmente le quote di reddito imputabili in capo ai singoli soci. L’atto pubblico o scrittura privata autenticata mediante la quale determinare la quota di partecipazione agli utili prodotti dai soci, può essere redatta fino al termine utile per la presentazione della dichiarazione dei redditi ( art. 5 commi 2 e 3, lettera c) del DPR n. 22/12/86 n. 917 ).
Infine, non vi sono obblighi di redazione di bilanci né di pubblicità al Registro delle Imprese.

Un dentista senior quindi potrebbe anche decidere di riunire le forze, unirsi ad altri che si trovano in una situazione simile alla Sua in uno studio associato e mettere in comune la pazientela ( che ognuno degli associati potra’ anche continuare a seguire da solo ) al solo scopo di ammortizzare insieme i costi fissi e le spese legate ad investimenti per rinnovare le attrezzature e l’arredamento dello Studio. Almeno questo il Dentista deve metterlo in conto, perché se nessuno lo costringe a costruire mondi che lui ritiene troppo lontani da lui e dalla sua voglia di affrontare modifiche troppo radicali del proprio lavoro, tutto lo spinge a non chiudersi semplicemente nel suo mondo antico recriminando contro il cambiamento e la concorrenza.

Discorsi parzialmente diversi possono valere per dentisti ancora giovani o nel mezzo del guado. Perché hanno troppi anni davanti per sperare di passare indenni le grandi mutazioni che il tempo non breve promette. Per costoro può essere più facile affrontare nuovi mondi per il semplice fatto che non hanno un passato che li condiziona e una mentalità fisiologicamente più flessibile.

L’importante è che anche loro si convincano che le opportunità offerte dalle strutture complesse non si materializzano da sole come per miracolo. C’è molto lavoro e difficoltà da affrontare: a livello contabile e organizzativo; nella scelta dei collaboratori; per adempimenti legati a requisiti minimi, sicurezza, autorizzazioni e molto altro.
E molto altro lavoro va fatto attorno alla struttura complessa. Perché vanno pianificati aspetti quali la tutela del patrimonio che non si può più lasciare al caso.

Ma se questa sfida si è disposti a correrla, possono aprirsi molte opportunità e anche tante soddisfazioni.

In ogni caso, noi siamo qui a cercare con Voi soluzioni per l’un caso come nell’altro.

Pietro Paolo Mastinu

Magazzino o buco nero?

Il magazzino ideale di uno studio è quello che … non esiste. Eppure molto spesso i dentisti hanno un magazzino che è una autentica zavorra economica ed organizzativa. Protocolli adeguati e un moderno sw gestionale sono le chiavi per evitare che il magazzino assomigli ad un buco nero.

magazzinoIl magazzino di uno studio dentistico, per molti colleghi, è una vera e propria babele sia sul piano organizzativo che quello economico.

Quanti e quali danni derivino da una precaria organizzazione del magazzino risulterà evidente dalla lettura di questo articolo, nel quale descriverò il modello di gestione ottimale in uno studio moderno ed efficiente.

Quanto ci costa un magazzino non efficiente? Quanto materiale viene sprecato perchè scaduto? Quante volte viene acquistato materiale già presente? Quale giacenza minima di materiali è consigliabile osservare? Quante prestazioni non vengono eseguite per assenza dei materiali necessari? Che impatto ha un magazzino disordinato sullo stress organizzativo interno e nei conflitti tra le persone? Un magazzino caotico può avere ricadute sulla sicurezza o sulla qualità delle lavorazioni? Leggi tutto “Magazzino o buco nero?”

Costo del denaro: il dentista e l’impresa

Il vero costo del denaro non è quello che paghiamo quando ci indebitiamo con gli istituti di credito, ma quello che paghiamo in tasse per affrancare fiscalmente i nostri guadagni e trasformarli in liquidità spendibile. Se i dentisti sapessero realmente quanto costa loro il denaro che spendono per sostenere i costi di studio forse capirebbero perchè le loro casse sono sempre vuote nonostante i bilanci virtuosi. Se sapessero quanto risparmierebbero optando per una srl odontoiatrica, probabilmente il mercato cambierebbe moltissimo in pochissimi anni. O forse è proprio quello che sta accadendo?

costo del denaroIl costo del denaro segna la differenza fondamentale tra un dentista tradizionale ed uno organizzato in forma di impresa vera e propria.

Non mi riferisco al denaro acquistato dalle banche tramite finanziamenti, leasing o mutui, ma a quello che ciascuno di noi si procura quotidianamente generando utili con le prestazioni che esegue.

Ebbene, tra due dentisti che hanno lo stesso livello qualitativo e gli stessi imperativi deontologici, eseguono lo stesso numero di prestazioni e hanno anche lo stesso volume di fatturato e di costi, esiste un differenziale di valore in cassaforte che oscilla intorno al 20 %.

Questo differenziale è rappresentato esclusivamente dalla quantità di tasse che pagano, al netto di ogni possibile forma di elusione o evasione fiscale, e dipende esclusivamente dalla natura giuridica con la quale emettono le fatture ai pazienti.

Vediamo di cosa si tratta. Leggi tutto “Costo del denaro: il dentista e l’impresa”